coco

coco I BLAME COCO

I BLAME COCO
NIKE STADIUM, 20 febbraio – MILANO

La cosa che salta agli occhi di fronte a Coco, prima ancora della sua bellezza, o prima che qualcuno ne snoccioli l’albero genealogico, e’ la sua sfacciata giovinezza. Lei e meravigliosa, e molto piu’ bambina di quanto non appaia nei video con i quali mi sono diligentemente documentato prima della sua performance di Domenica scorsa a Milano. Trattandosi comunque di un debutto, mi concedo un po’ di auto indulgenza, e considero la mia iniziale ignoranza un peccato veniale. In un momento storico in cui la parentela (reale o presunta}con personaggi di spicco internazionale e’ un tasto dolente in Italia, e fa arricciare dubbi sui meriti effettivi dei protagonisti, siamo sollevati di vedere che a volte a pensare male si fa davvero peccato. Coco ha ventun’anni ed e’ nata a Pisa, vicino ad una regione che non e’ Italia piu’ di quanto non sia divenuta un’estensione della provincia inglese, il cosiddetto “Chianti-shire” rifugio di molti intellettuali, artisti e benestanti britannici. Tra costoro c’e’ anche un certo Gordon Sumner, che Coco chiama papa’, noi invece Sting. E chissa’ quante volte lei dovra’ sorbirsi il suo nome abbinato a quello di cotanto padre, e quante si sentira’ additata come quella che “Se non fosse per papa’…” Eppure Coco non pare realmente interessata, inconsapevole o solo completamente a suo agio, ed affronta il palchetto allestito al Nike Stadium perfettamente calata nei panni del leader del gruppo che da lei prende il nome. La grinta e l’attitudine da rocker non le fanno difetto: si muove che per la verita’ sembra piu’ la figlia di Joe Cocker, rigida e cosi’ poco femminile, ma terribilmente accattivante. Invero anche le doti artistiche non mancano. La voce ha un timbro caldo e profondo, ed i brani sono ben costruiti per darle risalto, e ben suonati. D’altro canto c’e’ ancora della strada da fare per affrancarsi da casa. Soprattutto quando difficilmente si puo’ non notare l’ombra lunga del babbo, nitida quando si contano le telecamere puntate su questi adolescenti scozzesi – sei.  E poi le luci: gli spot-light che illuminano il viso di Coco sembrano stati sistemati dal direttore della fotografia di un kolossal hollywoodiano, i suoi occhi profondi e sinceri puntati su di noi splendono incorniciati da ombre in maniera quasi surreale. Luci perfette, suoni ben calibrati, ambiente caldo e pieno al punto giusto, il pubblico della moda per una gig privata. Perfino Milano e’ intrigante nelle immagini proiettate sfuggenti alle spalle del gruppo. Non manca nulla insomma. Qualcuno a fine concerto commenta placido: ”carino, anche se non se ne sentiva la mancanza”. E nella sua crudezza coglie l’essenza di quello cui si e’ assistito domenica sera, un progetto carino e godibile, ma senza punti esclamativi. Coco pero’ dalla sua ha un’arma tagliente, eta’ e determinazione. Ed a giudicare dal fatto che e’ l’unica sul palco a non avere vestiti brandizzati e scarpe da basket immacolate, direi che i presupposti sono ottimi.

facebook I BLAME COCOtwitter I BLAME COCOgoogle I BLAME COCOtumblr I BLAME COCOemail I BLAME COCOpinterest I BLAME COCO