Guilty Pleasure #1

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metalcarter Guilty Pleasure #1

Mi capita sempre nei momenti più oscuri della vita di abusare senza ritegno di quelli che considero “guilty pleasures”, ovvero dischi o film che mi dovrei vergognare anche solo di possedere ma dei quali mi strafaccio di nascosto con grande soddisfazione personale. Durante mia ultima crisi depressiva, non riuscivo a togliere dl lettore cd “Mister Simpatia” di Fabbri Fibra – e questo vi darà la misura del mio disagio mentale (se ammettessi che lo considero un grande disco, probabilmente Ilaria non pubblicherebbe più nulla di mio, ergo non lo ammetto neanche sotto tortura). Più facile esternare la mia ammirazione per Metal Carter del Truce Klan. Si tratta di un metallaro che, pur restando tale sia esteticamente che culturalmente, si è dato con buon successo all’hip hop. Per avere un’idea del personaggio basta guardare il video de “il Suono del Male” nel quale riesce a fondere magistralmente due tamarragini fino ad allora considerate incompatibili (quella del rockettaro lungocrinito e quella del rapper da strada de notarti). E’ crossover anche questo, in fondo! Tra gli MC del Truce Klan spicca come una mosca bianca: l’unico che non ci prova neanche a prendersi sul serio e che si compiace della propria cialtronaggine (cosa che dovrebbero fare nove decimi dei rapper italiani per risultare meno ridicoli)- altro che piccolo spacciatore da strada, qui abbiamo un nerd la cui “attitudine negativa” è dovuta a troppi dischi death e thrash e ad una quantità industriale di horror italiani anni ’70 (oltre, mi sa ad un discreto numero di pippe, il che me lo rende ulteriormente simpatico). Meno suggestivo, ma più credibile dei suoi sodali- anche se, come MC Noyz Narcos è nettamente più dotato- è un tizio che si fa promuovere l’ultimo album da Max Pezzali (che lui cita spesso nelle sue canzoni come paradigma della musica tranquillizzante) o che realizza un fotoromanzo con un eroe chiamato Otillaf. A volerlo nobilitare (ammesso che serva), si può rilevare come Metal Carter con i suoi versi improbabili (“entro in un vescovato ed urlo / hanno ucciso l’uomo ragno / sputo sui soldi che guadagno / poi vado a piangere di nascosto in bagno” e delizie simili) vada considerato un rispettabilissimo prosecutore della tradizione demenziale italiana che nasce col Quartetto Cetra e passa per gli Skiantos. In ogni caso, il Nostro è tra i numerosi autori di quel capolavoro di rock italiano (non solo Hip Hop) che risponde al nome di “Ministero dell’Inferno”- da avere assolutamente, soprattutto chi ha pregiudizi verso il genere.

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