Graziella Di Marco | Una coreografia ci salverà

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Graziella Di Marco | Una coreografia ci salverà
di Licia Tirapelle

Graziella Di Marco. Come inziò? Da dove nasce la passione per la tap dance?
Iniziai con pochi altri a Roma con Tony Ventura prima poi, facendo parte della D.A.I (Dance Art International) con Kay Harding e Gerry Zuccarello. Ero un’annoiata ballerina di danza contemporanea e modern-jazz e sentii immediatamente che tra me e la tap dance era nato un legame profondo e una passione esplosiva. Non mi sono mai definita una tapper ma una chef della tap. Rispetto alle altre tecniche che conosco :classico, modern, hip hop e show dance la tap riesco a fonderla con grande facilità in tutti i generi musicali ad utilizzarla per mandare messaggi profondi (La mort de Juliett, Caino e Abele, Amore saffico) e montare coreografie complicatissime anche con 76 tappers (Chicago, Cats, Happy Feet, Polar Express, Cantando sotto la pioggia) a farne assaporare la ritmica e il gusto dell’arrangiamento. La tap mi assomiglia caratterialmente.

Cosa significa per Lei la tap dance?
TAP= STUDIO. La tap dovrebbe essere obbligatoria come il classico in tutte le scuole di danza, le accademie e le grandi compagnie di balletto. Essa impone sincronia, precisione, conoscenza della musica, coralità, disciplina, poliedricità, conoscenza, curiosità, perfezionamento, apertura mentale, energia. TAP=LAVORO Un ballerino professionista italiano, come nel resto del mondo, dovrebbe avere una formazione completa sia nel balletto che nel musical (tap, jazz americano) per poter lavorare, ma purtroppo in Italia, siamo solo nel 2015, ciò ancora non è accettato. Studiare tap dance alla Scala di Milano, anche una sola lezione a settimana, non sporcherebbe un sisonne fermèe, aprire le porte allo studio del musical, tap, canto, recitazione, jazz, hip hop, break all’Accademia Nazionale di Danza porterebbe migliaia di giovani a laurearsi in tecniche che richiedono la stessa disciplina e passione del balletto. In Italia si sa l’arte non muove l’economia, ma la stupidità sì.

18 ori, 5 argenti ed 1 bronzo. Qual è la formula?
AVERE TANTO DA DIMENTICARE. La coreografia nasce da una spontanea fantasia, immaginazione e queste ultime dall’esigenza di isolarsi, creare una realtà diversa. Niente di più facile per una bambina proveniente da una famiglia “sgangherata”, con padre violento, disoccupato e cresciuta per la strada accanto alla povertà. Se si vuol sopravvivere alle brutture dell’infanzia bisogna sapersi isolare da esse, far finta di avere un’altra vita, interpretare un altro personaggio, praticamente sono stata costretta a diventare una coreografa per non morire di dolore. Quando le mie coreografie vengono presentate al Campionato del mondo, tutti i colleghi delle altre nazioni prendono posto sugli spalti per ricevere un’emozione, un sentimento, un messaggio o un ricordo. La coreografia è l’unico modo per parlare di me, nel profondo, per entrare nell’intimità del pubblico, per cercare di liberarmi dai troppi sentimenti che si accavallano e si fanno guerra nel mio animo è l’unico modo per dimenticare un passato che non merita nessuna bambina.

La situazione della danza in Italia. Previsioni?
Prevedo una gran fatica per noi insegnanti nella formazione dei futuri ballerini. Le giovani generazioni sono distrutte dal pessimismo sociale, scoraggiate dall’impossibilità di realizzare progetti, dalla incapacità di esternare emozioni appiattite dai messaggini. Hanno bisogno di incoraggiamenti, sostegno da noi adulti, genitori ed insegnanti. Hanno tanti sogni e progetti, come è normale che sia in gioventù, ma il pessismismo, l’inciucio, la disorganizzazione tipica del nostro splendido paese li blocca, li spinge ad abbandonare, a non ascoltare la propria passione e a buttarsi via per sempre in una occasione qualunque di lavoro senza lottare per poter tentaredi realizzare un sogno. La passione della danza in Italia dura sino a 19 anni poi svanisce, anche per grandi talenti, dietro a un amore, un esame di università o a un niente.

"http://www.video.mediaset.it/video/tu_si_que_vales/clip/491075/children-tappers.html" target="_blank"

Piani futuri per lei e per le crew che segue?
Una delle crew, le Children Tappers di 10/11 anni, dopo il successo alle finali di “Tu si que vales” (Talent Show in onda su Canale 5), la MEDAGLIA D’ORO AL CAMPIONATO DEL MONDO DI TAP DANCE è arrivata al MUSICAL “BILLY ELLIOT” in scena dal 5 maggio al Sistina di Roma. Emanuele e Leonardo d’Angelo, 6 volte Campioni del Mondo, stanno girando tutto il mondo dalla Svezia a Boston, da New York a Berlino con festival e spettacoli di tap dance, dividendo il palco con i grandi come Jason Samuel Smith e Jason Jonas. Saranno con Carlo Conti a “Si Può fare”, in maggio,viaggiano in tutta Italia ed Europa per stage e festival, facendo conoscere il loro stile unico ed italiano, questa estate saranno di nuovo, per il terzo anno di seguito, a Boston al TAP UNITED. Altri gruppi si stanno formando, tantissimi i giovani e meno che si stanno avvicinando alla tap dance. Per quanto mi riguarda ho in progetto di mantenere il cambio di vita che da 4 anni ho applicato con forza: essere me stessa fragilità ed imperfezioni comprese. A volte le malattie terribili regalano una seconda occasione e io non voglio sprecarla ad interpretare un’altra me stessa.

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