GOLDFRAPP @ SEXTO ‘NPLUGGED

Goldfrapp_live_sound_and_vision

GOLDFRAPP @ SEXTO ‘NPLUGGED
11 Luglio 2014 – Castello di Sesto al Reghena (PN)

Davvero un bel concerto! È stata quasi un viaggio fuori dal tempo la serata di ieri, complici lo splendido scenario di piazza Castello di Sesto al Reghena, una limpida, enorme luna piena e la magnifica performance dei Goldfrapp che hanno regalato una cascata di emozioni dai sapori sognanti e ricchi di riverberi e dissonanze, al gusto prevalente di glam-rock ed electro pop. L’altissima qualità della loro sperimentazione musicale, che ha spaziato storicamente dal trip hop all’ambient, ha prodotto nel tempo pezzi sofisticati spesso conditi da un lirismo poetico e struggente che da sempre contraddistingue questo duo, e quest’atmosfera ha felicemente permeato la loro unica data in Italia.

Nonostante la definizione “uplugged” tenda a disegnare nella nostra mente l’attesa di un concerto intimo e spoglio da strumenti elettronici, nessuno che abbia un po’ di dimestichezza con questo delizioso festival si aspettava di vedere il semplice duo Alison Goldfrapp – Will Gregory, perché l’esperienza ha insegnato ad andare ben oltre il concetto sotteso al suo nome, ma nemmeno immaginava una formazione così nutrita e ricca, soprattutto nella sezione d’archi. Le armonie vibranti dei violini e la profonda vocalità dei violoncelli hanno accompagnato la voce sensuale di Alison, i ritmi del basso elettrico, della batteria e dei contrabbassi ne hanno esaltato la versatilità. In questa occasione i Goldfrapp hanno presentato il loro ultimo album “Tale of us”, una raccolta di storie e storie d’amore nata dopo due anni di intenso lavoro e dai risultati di un’elevatissima intensità, i cui protagonisti si presentano già nei titoli dei singoli pezzi: “Jo”, “Annabel”, “Clay”, “Thea”…, ma non sono mancati pezzi più elettronici e dance degli album precedenti, come “You never know”, la splendida “Train” e la travolgente “Strict machine”, che nelle sue sonorità ha unito idealmente Blondie a Kate Bush.

Abbiamo gustato pezzi caldi e solari come “Little bird“, momenti da ballata noir con “Lovely head” e le note toccanti di “Utopia“. La voce struggente ed eterea di Alison, i suoi sussurri, preludio a elevazioni di purezza cristallina, e gli echi ondeggianti entro l’arena del cortile abbaziale hanno fatto rabbrividire. Ma anche danzare. Per buona parte del concerto il pubblico ha ascoltato ordinatamente seduto nelle sedie predisposte come a ricostruire un teatro all’aperto,  ma al primo invito ad alzarsi e ad avvicinarsi da parte della nostra vocalist, come una molla in tensione è scattato e si è diretto sotto il palco. Tutti, davvero tutti, non aspettavamo altro. La vibrazione di quei suoni ha catturato non sole le anime ma anche i corpi sorridenti di quelli che non potevano non ballare quell’aria pregna di musica e di sensuale poesia.

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