GOGOL BORDELLO (VR)

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GOGOL BORDELLO Castello Scaligero di Villafranca 8 Luglio 2011 di Chiara Fantinato

Forse vi sembrerà piuttosto banale ma non è per nulla facile recensire un concerto dei Gogol Bordello, diciamo che è un po’come parlare d’amore, passione, rock’n'roll…di certo concetti universalmente riconosciuti ma altrettanto soggettivi, anzi, talmente soggettivi da non poter essere inscatolati in una semplice definizione, bensì comprensibili solo se vissuti in prima persona. Ho deciso dunque di provare a darvi un’idea di quel che è avvenuto al Castello Scaligero di Villafranca Veronese, quel sabato 8 luglio, raccontandovi le mie emozioni e le mie sensazioni a ritroso, un po’ per celebrare la starvaganza di artisti di questo calibro, un po’ perchè una delle cose più particolari dello spettacolo proposto dalla band di Hutz è che è un flusso continuo di energie, più danzi, salti e ti scateni, più vorresti danzare, saltare e scatenarti. Due ore di eccezionale “bordello”, che vorresti non finisse mai, in barba alle zanzare e al caldo infernale. Nemmeno un’improvvisata doccia con canna dell’acqua è riuscita a placare il nostro “ardore”. Ricordo in quel momento di aver vaneggiato per un attimo, osservando la folla inserita in quella cornice medievale molto suggestiva, ancora attonita e inerme davanti a quello che era stato fino a pocanzi il cuore pulsante di energia rock’n'roll, e immaginavo quei corpi e quei volti come delle anime perse di un qualsivoglia girone dantesco, la cui condanna si stava realizzando proprio sotto i miei occhi. La privazione dalla loro droga, la musica, li aveva costretti all’immobilità e alla permanenza in quello stato di smarrimento, in bilico tra rassegnazione e rimpianto di quello che era stato. E da brava peccatrice anch’io non facevo che rivedere flash di un Eugene Hutz scatenato sul palco, che grida, si dimena, si diverte con noi, e forse anche di più, assieme agli altri sette componenti di quella che oserei soprannominare un’ orchestra circense, di stampo folk-gipsy-punk. Impossibile definirli, impossibile fermarli…I brani incalzano l’uno dopo l’altro senza sosta, il repertorio è vasto ed estremamente variegato. Ritmi popolari nostrani,come la tarantella, si mescolano a sonorità più moderne come l’hip hop, unendovi quà e là schitarrate dal sapore rockeggiante; intromissioni di violino, fisarmonica e percussioni varie, reminescenze della tradizione musicale dei paesi d’origine della maggiorparte dei componenti del gruppo (Est Europa),  si fondono con una base musicale che pianta le radici nel movimento culturale settantasettino. Una patchanka di suoni, stili e culture. A proposito mi viene in mente un altro flash: mi giro e vedo una ragazza con lo hijab in testa, che balla accanto a me, cercando di trovare la giusta posizione per non farsi male e contemporaneamente riuscire a vedere che succede all’interno del cerchio da pogo che si sta creando proprio lì davanti a noi. Ancora un altro flash: un brano di Celentano, grande icona del frontman dei Gogol, comunque molto affezionato all’Italia. Mi torna alla mente il delirio quando Hutz cantando “Santa Marinella”, lascia l’onore al pubblico di bestemmiare apertamente, essendo l’imprecazione parte fondamentale del testo della canzone, una canzone per altro che lui scrisse in ricordo del suo soggiorno non proprio tranquillo nella cittadina italiana, una canzone che non vuole essere un semplice insulto ma una forma di liberazione da tutti quei contradditori tabù tipici del Belpaese, che Eugene, forse proprio durante la sua permanenza, ha potuto cogliere. Un’ironia beffarda e pungente nei testi dei Gogol, che in maniera scanzonata, disimpegnata e strafottente, deride e decanta vizi e pregi della nostra società e dei componenti della band stessa (vedi Alchol, ode al dio-amico di molti di noi, Hutz incluso)e che dal 2005 ha permesso loro di entrare a pieno titolo tra i nomi più celebri delle rockstar più folli, affiancando addirittura Lady Madonna nel suo primo incarico da regista e collaborando con altri diversi grandi dell’olimpo musicale. Un altro flash ancora, siamo alle prime note della band e mi rivedo molto indietro rispetto al palco, ancora qualche nota in più e già mi ritrovo danzante e sudata a pochi passi dallo stage, nel bel mezzo del delirio, non riesco a non sorridere, non posso evitare di farmi pervadere da quelle good vibes che trascinano in un vortice di festa e benessere un’intera folla…ora sono parte di quel vortice…che magia la musica… That’s rock’n'roll!!!

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