Giulio Casale The Beat goes on

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Giulio Casale. The Beat goes on – Asolo, 6 maggio 2011, Teatro Duse

Il piccolo ma splendido Teatro Duse di Asolo ha ospitato, nell’ambito della rassegna “Centorizzonti – Legami”, ideata dall’associazione culturale Echidna, il nuovo spettacolo teatrale di Giulio Casale, “The Beat goes on”, una sorta di naturale dilatazione e completamento di quel “La canzone di Nanda”, dedicato a Fernanda Pivano, che l’artista trevigiano ha portato con successo in tutta Italia. Smessi da tempo i panni di voce e leader del gruppo rock Estra, Casale da anni privilegia una forma di espressione più cantautorale, ed è per questo che lo si può ben definire un cantattore; da sue dichiarazioni infatti capiamo come il teatro, e in particolare lo spettacolo cui abbiamo assistito ad Asolo, gli permetta di mettere in scena le sue diverse anime artistiche: quella appunto dell’espressività fisica e gestuale, quella dello scrittore e dell’amante della letteratura e infine, ancor oggi preponderante, quella di cantante e musicista. Accompagnato dal bravissimo polistrumentista Matteo Curallo (tra l’altro coautore, con Mauro Ermanno Giovanardi, della musica della canzone “Io confesso”, presentata dai La Crus all’ultimo Festival di Sanremo), Casale inizia la performance con un monologo, nel quale interpreta Neil Cassidy, ed è proprio lì che Nanda Pivano viene citata per la prima volta, protagonista con il poeta di una pazza corsa in auto nella quale vanno perduti al vento fogli e fogli del romanzo di Cassidy.

Alla musica Giulio alterna sapientemente veri e propri reading dei poeti (Burroughs, Kerouac, Corso, Ferlinghetti, Ginsberg, giunti a noi grazie proprio alla scoperte e alle traduzioni della Pivano), che hanno in prima persona incarnato lo spirito beat, uno spirito fatto di ribellione alle mode e al consumismo, di ricerca di libertà, di anticonformismo. Il tutto sapientemente alternato, dicevamo, alla musica, elemento altrettanto centrale dello spettacolo: ad un’intro floydiana seguono brani di Bob Dylan, Beatles, Leonard Cohen, cui si affiancano canzoni di Jacques Brel e Bruno Lauzi (“Le bigotte”, applauditissima), De Andrè e Luigi Tenco. Una chicca, poi, le due “citazioni” dal  repertorio degli Estra, con la splendida esecuzione di significativi e toccanti spezzoni di “Soffochi” e “Preghiera”, per la prima volta proposte a teatro. Sicuramente uno dei momenti più intensi dello spettacolo si ha con l’impeccabile interpretazione di “Grace under pressure”, già presente nel precedente lavoro di Casale dedicato a Fernanda Pivano: la grazia sotto pressione è quella di coloro che, a partire proprio da Kerouac e altri poeti beat, per passare a James Dean e a Marylin, attraverso l’action painting con Pollock, Haring, Basquiat, fino ai grandi del rock Brian Jones, Syd Barrett, Jimi Hendrix, Jim Morrison, Tim Buckley e suo figlio Jeff, Nick Drake, Ian Curtis, giù fino a Kurt Cobain e, per restare in casa nostra, a Luigi Tenco, non hanno retto alla pressione del sistema, del successo, dell’esposizione mediatica. A questi “angeli dalla pelle troppo sottile”, ma anche a tutti gli altri angeli non famosi, Giulio dedica la splendida “Preghiera in gennaio”, di Fabrizio De Andrè, canzone che Faber scrisse e dedicò alla memoria di Luigi Tenco; dello stesso Tenco, poi, Casale ci regala la bellissima “Ciao, amore, ciao” che, portata a Sanremo e lì esclusa dalla finale da una miope giuria, segnò la tragica fine del cantautore.

In mezzo a tutta questa poesia non mancano riferimenti ironici al presente politico e in giorni di grande attualità elettorale Giulio (le cui idee politiche sono note, e “Non voterò Muraro” è una dichiarazione che le conferma!) ci regala una magnifica esecuzione di “Le elezioni”, di Giorgio Gaber. Insomma, sembra, e lo è in effetti, un viaggio nell’America degli anni ’50 e ’60 (“Nanda dice: America!”), ma possiamo dire che, senza dubbio, il messaggio della “Beat generation” che Casale ripropone e fa suo a distanza di cinquant’anni, centra il bersaglio in pieno: in tempi di decadentismo culturale e politico e di pericolose derive nazionaliste, razziste e autoritariste, l’invito all’anticonformismo, alla libertà non fine a se stessa e ad una ribellione non violenta è di grandissima attualità. Siamo felici del successo che Giulio Casale sta incontrando nel suo percorso artistico; ne siamo felici per lui, certo, ma anche un po’ per noi, fortunati destinatari delle sue canzoni, dei suoi scritti, dei suoi messaggi e delle sue interpretazioni. Go on, Giulio, come i tuoi amati Beat!

Francesco Nicolli

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