Giorgio Canali e RossoFuoco

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Giorgio Canali e RossoFuoco – Live @ Locomotiv Club 8.02.2013
di Francesca Del Moro – Foto di Barbara Zagatti

Avete presente il ristorante romano La Parolaccia immortalato da Paolo Villaggio in FRACCHIA LA  BELVA UMANA? Quello dove si paga per mangiare e prendersi un sacco di insulti? Ecco: il motivo che spinge i clienti a frequentare il locale deve essere lo stesso che ci fa adorare Giorgio Canali. Che non si accontenta di maltrattarci nei suoi dischi, svergognando senza pietà le nostre contraddizioni e la nostra ipocrisia, l’atteggiamento imbelle che ci rende in qualche misura responsabili dello schifo che sommerge la nostra società. No, dal vivo lo fa anche tra una canzone e l’altra, senza troppi giri di parole. Alla fine di ogni pezzo, noi lo acclamiamo e lui ci manda affanculo. È fatto così. Non a caso, infatti, dopo i bravissimi Flora & Fauna, che con il loro rock abrasivo, martellante e ferroso impostano  già un’atmosfera “dinamitarda”, Giorgio ci dà il benvenuto con la raffica di “Fatevi fottere” di “Rossocome”. E durante la serata continuerà ad apostrofarci soavemente: “Mai cantare nei break che andate fuori tempo, porca Madonna … Ho visto una faccia di merda qui davanti …

Abbiamo ancora un quarto d’ora perciò non rompete i coglioni, lo sapete che dopo c’è lo stramaledetto dj… ” e via così. Tuttavia, mentre spara insulti e bestemmie, sorride davvero troppo spesso e il sorriso gli scioglie il ghigno sarcastico, gli illumina il volto adunco e spigoloso, gli scalda gli occhi di ghiaccio. Ti manda affanculo ma è come se ti dicesse che ti vuole bene. Il pubblico lo sa e gli rende pan per focaccia, alternando improperi a grida di esultanza, pugni levati, salti, balli e un po’ di pogo. Giorgio ha la voce roca, la sforza visibilmente, al punto che perde un verso e lo rimpiazza con una pernacchia, com’è nel suo stile. Più avanti chiarirà che è ammalato ma che invece di starsene a casa è venuto qui a fare il coglione. Per fortuna, dopo un paio di pezzi e un intervento di regolazione del microfono, la voce torna a posto. Insieme a lui ci sono Marco Greco al basso e Luca Martelli alla batteria. “Ci piace fare il power trio” ironizza Giorgio chiarendo però che il più potente power trio resta quello di “Cristo, la Madonna e Padre Pio”. Il concerto ci regala in tutto diciotto pezzi, che spaziano nella discografia di Giorgio Canali & Rossofuoco: sei album (il primo di Giorgio solista), in cui è difficile trovare un brano debole. Anzi, forse ce n’è uno solo: si tratta di “Tutti gli uomini”, con il suo insopportabile testo da liceale. Eppure stasera, introdotto da un drumming accattivante e uno scroscio di basso e chitarra, non sembra poi così male. È uno dei rari momenti in cui il ritmo rallenta: gli altri sono la splendida “Nuvole senza Messico”, l’accorata “Lezioni di poesia” e due suggestive versioni di “Precipito” e “No pasaran” arricchite dall’armonica che Giorgio suona cedendo la chitarra a Mattia, il “jolly”, che sale sul palco per l’occasione. Ma è il rock al fulmicotone a farla da padrone per tutto il concerto, deflagrando con “Mostri sotto il letto” e “Alealè” mentre Giorgio sputa l’anima da quella sua bocca aggressiva, che rispecchia l’urlo di Munch stilizzato di Nuclear Emergency che campeggia sulla sua maglia.

Noi ci sgoliamo per stare al passo con il suo cantato energico e concitato e non riusciamo a stare fermi. I momenti più alti della serata coincidono, almeno per me, con due brani dolenti e incendiari al tempo stesso, tratti dall’ultimo disco, ROJO: “Regola #1”, in cui i riff di basso e chitarra fanno pensare alle pale degli elicotteri della polizia sopra piazze contese tra manifestanti e infiltrati, e “Carmagnola #3”, forse il pezzo più bello di Giorgio Canali & Rossofuoco.  Un capolavoro in tre lingue (italiano, francese e spagnolo) che si conclude con l’incitamento a usare i cannoni. “Un milione di intenzioni buone… una piazza da un milione di cappuccini… una piazza da un milione di brioches… ”. Un milione di staffilate a chi, come me, è stato spesso in mezzo a quel milione. Fa male, questa canzone: avverte che chi ha troppo da lasciare non se ne andrà “con i per favore” e ricorda nelle rispettive lingue che la rivoluzione francese, quella cubana, e la Resistenza non sono state fatte a suon di spinelli, jembe e bandiere della pace. Giorgio Canali non è solo un urticante punkettaro ma è anche un grande poeta, che non ha paura di scavare nella propria e nell’altrui coscienza, di giocare con il linguaggio a tutti i livelli, fino ad accostare bestemmie a slanci ideali e dichiarazioni d’amore. Prima di chiudere con un ruvido pezzo in francese (“Vietnam”), prende commiato con le parole “Il concerto è finito, andate a cagare”. Rendiamo grazie a te, Giorgio, intramontabile stronzo, dispensatore di grande rock e crisi di coscienza.

 

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