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georgiefame Georgie Fame

Georgie Fame @ LA PERLA CAFE  (PN) 24.01 – di Sir Taylor

Il detto ‘sempre pronti’, magari al peggio è una gran verità.Così riuscire a riorganizzarsi in meno di due ore per andare a vedere l’inatteso concerto è stata un’avventura affrontata con buono spirito visto che l’obbiettivo era assistere al concerto di uno dei più grandi e storici cantanti di jazz blues dei tempi della swinging london. Eh sì, Georgie Fame ha uno di quei curriculum che non puoi riassumere in un redazionale. Dal 1962 ha regalmente dominato la scena dei club inglesi e non solo con una infinita sfilza di successi internazionali (vi ricordate’yeh yeh’che cantava Matt Bianco anni orsono?), fino alla non meno onorevole carriera degli 80s ad oggi. Dischi capolavoro come il live con l’altra pari leggendaria voce, Van-the man-Morrison sono dei must del genere musicale, e come dimenticare la sfilza infinita di brani che ancora oggi i dj mod sparano per movimentare la pista? Insomma lo spirito positivo da parte del pubblico c’era tutto nonostante che una buona parte delle persone fosse stata avvertita dell’evento con poco anticipo, ormai la scena dei piccoli club volenterosi di organizzare qualche buona data di livello internazionale vive sui day off degli artisti in tour (magari all’estero). Beh per venire al sodo : l’inizio è un buon warm up in solo con la sua ancora splendida voce che riesce a catturarti al volo (un timbrica particolare, se non nella tradizione dei grandi crooner) e il repertorio che è magico. E’ un attimo che la band internazionale (basso e chitarra sono Inglesi, il trombonista italo-sloveno- un vero numero uno- e un batterista e chitarrista solo italiani) inzia e si alza il tiro. I brani sono per lo più scelti nel vasto repertorio di standards jazz/blues con classici di New Orleans o evergreen di Ray Charles. Si và da ‘Georgia on my mind’ a ‘working song’ (Oscar Brown) magari per chi si aspettava cose tipo YehYeh o Somebody stole my thunder poteva esserci un po’ di disappunto, ma credetemi del tutto ingiustificato. benchè non ci sia l’hammnond-lo strumento che lo ha reso famoso- i brani sono riarrangiati per piano in modo strepitoso. La versione cantata di Green Onions (booker t) è da KO. L’atmosfera intima creatasi nel bellissimo locale con la gente stipata tipo sardina in scatola e la temperatura in rapida ascesa hanno veramente reso il concerto un evento. Un po’ di nostalgia nel pensare a cosa dovevano essere i suoi concerti nella Swinging London degli anni 60, ma è tutto ben documentato dai suoi dischi. Nella breve pausa che divide i due set c’è appena il tempo per farsi largo   e chiedere un autografo su un paio di albums. S+W:Che fai Georgie In questi anni? G.F. Uh suono ancora un sacco nei clubs di mezzo mondo e poi ogni tanto incido qualche album, vecchi standard jazz e delle cose nuove mie quando ho l’ispirazione!  Gli mostro un suo album dei primi ottanta con delle belle cover di Steve Wonder e chiedo quanto ha fatto dopo. G.F. Cira una decina di dischi, molti in cd ! Ok afferrato ; devo aggiornarmi perché artisti del suo calibro difficilmente sbagliano colpi. Serata inaspettata di grandissimo divertimento. Indimenticabile.

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