Gang Of Four @ Upload (BZ)

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Gang Of Four @ Upload Festival (BZ)

gang Gang Of Four @ Upload (BZ)

In data 11.06.1978 sbucavo alla luce in una fetente camera di un fetente ospedale messinese. L’anno successivo usciva “Entertainment”, disco di esordio nonché capolavoro dei Gang of Four- quartetto inglese autore di un’inedita ed, allora impensabile commistione tra new wave rumorista e funk, declinato in un’accezione che più bianca, intellettuale e marxista non si può. In data 11.06.2011, se la matematica non è un’opinione e visto che ancora non mi è caduto un asteroide in testa, compio 33 anni. In attesa che il più merda tra i miei discepoli mi venda al sinedrio per 30 euri (in verità ti dico: possa la zozza a cui offrirai una pizza con quei soldi attaccarti lo scolo al pisello e  le corna in testa), mi dirigo in compagnia di Sant’Antonio in quel di Bozen per assistere al concerto dei Gang Of Four, riformatisi un lustro fa, dopo quasi vent’anni di silenzio. Bolzano non è tanto la città più a nord d’Italia, quanto la prima città europea che si incontra in quella direzione, e ne è prova la presenza numerosi spazi che furono industriali e, oggi, sono devoluti all’arte- come l’Alumix, una vecchia fabbrica di alluminio che ospita la finale del contest UpLoad (oltre 400 gruppi partecipanti!). La serata si concluderà, appunto, con la performance dei Gang of Four, fortemente voluti dal direttore artistico del festival, Cristiano Godano, il quale è pure salito sul palco a presentarli, con la sua solita aria di artista esistenzialista con la puzzetta sotto il naso e una scopa in culo (ignoro se Godano sia stato menato da bambino- in ogni caso, non abbastanza, dico io). Dei quattro gruppi finalisti, i Sycamore Age sono i più sperimentali con il loro sound a base di percussioni e strumenti a fiato utilizzati in maniera impropria, El Karmaso i più divertenti nonché dotati di una cantante FICA con quattro lettere maiuscole, i Just Add Melody la versione scialba dei già scialbi Guano Apes e i Management del Dolore Post Operatorio, decisamente i migliori, un grandioso sunto di vent’anni di rock alternativo italiano – dai CCCP al Teatro degli Orrori, passando per i Massimo Volume. La vittoria di questi ultimi, oltre che sacrosanta, è la prova che ormai ogni complesso nei confronti di generi, diciamo, dal respiro più internazionale è venuto meno e che non ci si fa problemi ad spedire al festival PopKomm di Berlino (uno dei premi per i primi in classifica) un gruppo visceralmente italiano, per la musica proposta ancor prima che per la lingua utilizzata. Comunque, finalmente a mezzanotte salgono sul palco i Gang of Four: della formazione originale sono rimasti solo il cantante Jon King ed il chitarrista Andy Gill, mentre la sezione ritmica è formata da due giovani e bravi portatori d’acqua. “Return The Gift” apre le danze, e non è tanto un modo di dire, tenuto conto di come si dimenavano le prime file e il buon King sul palco. Gill, invece, si limita a maltrattare la sua chitarra con fare distratto, e, durante la mostruosa esecuzione di “Anthrax”, dove lo strumento viene, nell’ordine, scosso, gettato a terra e preso a calci, capisci il perché delle note entusiaste dei vari Flea e M. Stipe nella ristampa di “Entertainment”. La scaletta è quasi totalmente basata sui brani dei loro primi due album: a “Paralysed” seguono “Ether” e “Not Great Men”, suonate con un’intensità pari alla potenza del feedback che esce dagli amplificatori: ritmiche incalzanti, accordi secchi e omnipresenza della distorsione. “To Hell with Poverty” è un tripudio di sibili chitarristici e urla belluine, mentre il finale è giustamente lasciato al loro brano più famoso, quella “Damaged Goods” che fa bella mostra di sé in numerose scalette nelle discoteche rock. Pensando alla quantità e alla notorietà dei gruppi che hanno influenzato da un capo all’altro dell’Atlantico (cito a caso: U2, REM, Red Hot Chili Peppers, Minutemen, Stone Roses, Franz Ferdinand…) sembra paradossale che il nome dei Gang of Four sia relegato a puro culto, anche se, sicuramente, quando iniziarono più di trent’anni fa come gruppo new wave decisamente agit-pop, il successo doveva essere l’ultimo dei loro problemi.

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