Frieze Art Fair London

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Frieze Art Fair London di Emanuela Virago

Frieze Art Fair con Frieze Projects, Frieze Talks, Frieze Film e Frieze Education: questa fiera d’arte contemporanea, nota per il livello d’eccellenza delle opere esposte e degli artisti che vi partecipano, lo scorso metà ottobre dal 13 al 16, ha invaso Londra di collezionisti, estimatori del genere e tanti curiosi che, come me, seguono i fenomeni di costume e hanno approfittato della ricchezza e varietà della manifestazione. Il programma di eventi è cresciuto con i metri quadri del mega tendone realizzato dal giovane studio di architetti Carmody & Groarke allestito a Regent Park, con otto progetti speciali commissionati agli artisti, premi vari per spostare l’attenzione su temi ‘caldi’, interviste, film, letture e sculture posizionate nel bellissimo parco tra cui quelle di Tom Friedman e Kiki Smith. Gli artisti più innovativi sul mercato al momento, provenivano quest’anno da ben 33 paesi nel mondo ed erano rappresentati da 173 gallerie per un totale di quasi 1.000 opere esposte. E quella che era partita come una piccola fiera all’insegna dell’avanguardia, si è trasformata nell’attrazione del momento con lavori site-specific, concerti e proiezioni che hanno animato la fiera per coinvolgere al massimo il pubblico presente. Le sezioni Projects, Talks e Film sono un’invenzione vincente che molte altre fiere dovrebbero proporre e costituiscono le sezioni in cui la promozione culturale si sposa felicemente con la produzione, dove il coinvolgimento diretto di artisti, critici e curatori ridimensionano il ruolo dei galleristi e delle trattative commerciali. L’aspetto più affascinante di Frieze è questo proporsi come un’ “occupazione di parco pubblico”, quindi di non vivere in un’atmosfera preconfezionata, ma all’interno di un contenitore mobile sempre diverso a cui, in ogni edizione, architetti noti donano una connotazione originale. Del resto Frieze è un marchio che nasce come titolo di una rivista e di una generazione di artisti: Frieze Magazine e ciò ha indirizzato l’evento con un preciso marchio di fabbrica. Lo stesso weekend a Londra c’erano anche altre partecipazioni attive dei cardini del circuito artistico londinese: per esempio la maratona d’arte alla Serpentine Gallery, la Moniker Art Fair allestita in un vasto magazzino vittoriano nell’East London di Shoreditch – alla sua seconda edizione, minuscola con 10 gallerie, ma che solo l’anno scorso attirò ben 10.000 visitatori -, Pad London, la fiera di arte moderna e di design e infine Multiplied, creata da Christie’s e sponsorizzata dal magazine Wallpaper, come fiera interamente dedicata ai multipli d’artista; un vero proluvio di mostre quindi, alla faccia della crisi che tutte le istituzioni britanniche lamentano. Tra le novità di questa edizione di Frieze Art Fair c’erano le gallerie provenienti da Colombia, Argentina e Perù, oltre all’intensificarsi di gallerie provenienti dall’Asia. Una buona iniezione di energia nuova che ha ravvivato il vecchio mondo europeo e nord americano. Ora c’è grande attesa per Frieze New York che aprirà nella Grande Mela il prossimo maggio al Randall’s Island Park. Io, da profana, in tutta questa avanguardia mi sono un persa: forse è stata la calca di finti estimatori d’arte, i corridoi strapieni e i punti ristoro affollati a qualsiasi ora, forse la temperatura di quei giorni a Londra – di almeno sei o sette gradi superiore alla media stagionale –,  o le 27 sterline di ingresso in una delle città coi più bei musei al mondo messi di solito gratuitamente a disposizione dei visitatori.

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