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antoni01 “FREAK” ANTONI

INTERVISTA A ROBERTO “FREAK” ANTONI

di Antonio Lo Giudice

A Roberto “Freak” Antoni non gli si può che voler bene! In primo luogo, per la sua esperienza come frontman degli Skiantos, gruppo che ha teorizzato (ma non inventato) la musica demenziale e primo vero fenomeno punk autoctono. Ma anche per la coerenza con cui ha portato avanti la sua proposta artistica nonostante i riscontri via via decrescenti. Del perché il suo nome sia rimasto appannaggio degli appassionati (nonostante molte canzoni degli Skiantos e aforismi nati dalla sua penna siano entrati nella cultura comune di noi italiani) si può discutere a lungo: incapacità di evolversi (che non significa “imparare a suonare”) e, soprattutto, di diventare “fenomeni pop” come i da lui mal sopportati Elio e le Storie Tese. In fondo, anche questi ultimi non hanno realizzato che due dischi indimenticabili (e che, è bene dirlo, non hanno il peso nell’evoluzione del rock italiano di “Inascotable”, “MONOtono” o “Kinotto”), ma hanno avuto l’intelligenza di capire i limiti della loro proposta ed il cinismo di diventare figure televisive senza dare mai l’impressione di “vendersi”.

Per questo fa un po’ tenerezza oggi, la svolta più cantautorale di Freak con l’EP, registrato assieme alla brava pianista Alessandra Mostacci, “Però Quasi”… quasi fuori tempo massimo (compreso il tentativo di partecipazione a Sanremo… come se oggi fregasse più a qualcuno di chi va al festival della canzonetta). Indiscutibilmente, si tratta di un disco con una piacevole vena pop e ben suonato (ma anche qui… chissene?!) che si lascia ascoltare. Diciamo che sospendo il giudizio fino ad una prova più corposa del duo Antoni- Mostacci.

Comunque, intervistarlo è stato un onore ed un piacere – si tratta di una persona cordialissima e disponibile.

S&V “Allora, Freak, cosa ti porta qui a Bassano e quali sono i tuoi progetti post-Skiantos?”

“Sono qui perché ho imposto ai musicisti de Il Magnetofono una collaborazione con me da includere nel loro prossimo disco, a cui darò un piccolo, ma assolutamente fondamentale, contributo, parlando di questioni che riguardano l’artista detto anche “il mago”. Ma non voglio dire altro su questo progetto. Venendo alla seconda domanda, dopo trentacinque anni di Skiantos ho iniziato questa collaborazione con la pianista classica Alessandra Mostacci, dando vita alla Freak Antoni band e registrando un EP di cinque brani, a cui hanno collaborato artisti come Luca Carboni,  J-Ax e la cantante Laura Bono. Inoltre abbiamo musicato una lettera che Mozart ha scritto alla madre, scoprendo che il compositore era un vero e proprio punk ante litteram, che scriveva alle donne della sua vita senza alcuna remora”

antoni “FREAK” ANTONIS&V: “E, in questa nuova esperienza, quali sono i punti di continuità e quali quelli di rottura con la musica degli Skiantos?”

F: “La continuità è l’ironia che per me rimane fondamentale. Una delle poche ancore di salvezza nella vita di un uomo è la comicità- forma di resistenza psicologica a tutte le fatiche e tristezza della vita, dato che sappiamo che l’esistenza è portatrice di disgrazie e riserva colpi bassi (NDT- sono abbastanza evidenti sul viso di Freak i segni della grave malattia che l’ha colpito negli ultimi anni). Non sempre si può ridere, ma quando si riesce ad innescare questo meccanismo di difesa dalle sfighe della vita, se ne ha un grande sollievo. Credo che il comico riesca ad esorcizzare tutto il tragico e drammatico che ci aleggia intorno. Le novità sono nella forma, dato che, dopo 35 anni Skiantos, pur rimanendo un rockettaro- punk e naif, ho cercato di superare uno dei limiti di cui veniva accusato il gruppo, ovvero il pressappochismo tecnico. Ci hanno sempre detto: siete divertenti, ma Elio e le Storie Tese sì che sanno suonare, voi invece fate cagare. Questa cosa alla lunga mi ha massacrato i coglioni, dato che, dopo vent’anni di concerti in giro, avevamo giocoforza imparato a tenere gli strumenti in mano. Ma con la critica non c’è nulla da fare, visto che i giornalisti italiani si basano solo sui luoghi comuni, senza preoccuparsi se sono veri o no. Pertanto, ho voluto dare un taglio con il passato e formare questa band di super-professionisti come Alessandra Mostacci e Max Cottafavi in modo da evitare critiche sull’aspetto strumentale. Certo, di base resta un disco rock, dato che è quella la musica che mi piace, però ci sono contaminazioni con la musica classica”

S&V: “Il pregiudizio dei critici non deriva forse dal fatto che gli Skiantos più influenti sono stati quelli dei primi tre dischi, nei quali non brillavano certo per tecnica?”

F: ”Magari è vero, però gli Skiantos hanno 35 anni di storia e, dopo i primi tre album, c’è stata un’evoluzione- o involuzione, se vuoi. Comunque, in Italia se inizi in un determinato modo, poi sei marchiato a fuoco per il resto della tua carriera, anche se cerchi di cambiare. Una seconda possibilità è stata data solo a quel negato di Jovanotti, a quei poveracci incapaci dei Litfiba o a pochi altri. Di certo non agli Skiantos che, per il sentire comune, devono restare brutti sporchi, cattivi e legati al punk”.

S&V:” Hai parlato di punk, genere a cui gli Skiantos vengono generalmente, e forse a torto, associati. Quali erano le vostre influenze agli inizi?”

F: “Tutto il rock angloamericano con l’eccezione del progressive e con il massimo disprezzo per i cantautori italiani: tutti dal primo all’ultimo compreso Lucio Dalla, di cui si dice un gran bene solo perché è morto- una persona di un’avarizia incredibile e che tutto quello che fatto per i cantautori giovani era dettato da un secondo fine (NDT- Chissà quale?!). Pare chi in Italia si ascoltino solo i cantautori, ma tra loro ci sono pochi che meritano, tra cui Gino Paoli. Io non reputo il grande Lucio Battisti un cantautore, ma un punto di riferimento per la nostra canzone, perché nei suoi brani c’era anche musica e non solo pretenziosità poetica alla Guccini, che, vivadio, ci ha fatto il dono di smettere di cantare. Grazie Francesco!”

S&V: “Gli Skiantos sono famosi per alcune performance come quella degli spaghetti. Ora non sarebbe più possibile provare il pubblico in questo modo. A cosa pensi che ciò sia dovuto?”

F: “Oggi volendo ci sono esperimenti di avanguardia- l’unica propaggine culturale che rischia davvero! Anche se c’è il rischio di assuefazione alla provocazione e la sua riconduzione nei canoni del sensazionalismo. Ci vuole molto coraggio per sperimentare: ne è prova John Cage che ha cercato nuove via con trenta o più anni di anticipo sugli altri e rimediando spesso i fischi del pubblico. Pensa che, nel 1960, ha scritto un’opera per strumenti giocattolo amplificati- prima dell’avvento dei Beatles e della grande musica pop e rock. Questo per dire quanto fosse avanti! Per non parlare del famoso “4.33”, ovvero quattro minuti e trentatré secondo di assoluto silenzio.  In alcuni suoi concerti, la gente saliva sul palco e lo affrontava con rabbia. Oggi il pubblico è in parte assuefatto alla provocazione, in parte di un’ignoranza abissale.”

S&V: “In quali gruppi oggi vedi l’imprinting degli Skiantos?”

F: “Non saprei- in molto occasioni il primo Vasco Rossi ha affermato di essere stato influenzato da noi, anche se poi ha fatto tutt’altro. Certamente entrambi i due cantanti con cui abbiamo collaborato per la realizzazione dell’EP, J-Ax e Luca Carboni mi hanno detto di essere stati grandi fan del gruppo. In particolare Carboni ha iniziato la sua carriera di cantante dopo aver assistito ad un nostro concerto e si è dimostrato molto disponibile- a differenza di Elio che aveva promesso di incidere in duetto con me “Però, quasi” e poi si è tirato indietro senza alcuna giustificazione. Ma, purtroppo, certi comportamenti sono la regola nel mondo della musica italiana”

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