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tesei Francesco Tesei

INTERVISTA A FRANCESCO TESEI di Rosarita Crisafi

Francesco Tesei è uno dei più apprezzati prestigiatori mentalisti europei, interprete di quella particolare disciplina dell’illusionismo che gioca con la psicologia, “in grado di compiere spettacolari acrobazie con i pensieri delle persone”, come lui stesso spiega. Di scena al Piccolo Teatro di Padova lo scorso 17 febbraio con il suo show “Mind Juggling”, ha dimostrato con effetti sorprendenti e grande abilità la sua straordinaria capacità di “accesso” alla mente degli spettatori. Al termine dello spettacolo, accolto da una vera e propria ovazione da parte del pubblico, ha risposto ad alcune domande per Sound & Vision.

Nasci come prestigiatore, come ti sei avvicinato al mentalismo?

Sono sempre stato affascinato dalla magia della mente fin da ragazzino. Fin da quando avevo quattordici anni cercavo libri di mentalismo. All’epoca era visto in modo molto diverso rispetto ad oggi, strizzava l’occhio al paranormale…

In effetti in passato il mentalismo aveva un’aria molto lontana rispetto a quella che presenti oggi nel tuo spettacolo, talvolta lugubre e dark…

Si, il mentalismo all’epoca era associato a poteri sovrannaturali e di percezione extrasensoriale. Oggi quando comincio il mio spettacolo chiarisco di non avere questo tipo di poteri. Nell’arco del mio percorso mi sono occupato di varie discipline nell’ambito delle arti visive, di regia video, sono stato anche consulente di altri illusionisti italiani ed internazionali per i loro show, cosa che faccio tutt’ora. Attorno ai trent’anni tuttavia ho deciso, dopo aver lavorato per molti anni anche all’estero nel mondo dell’illusionismo, di riavvicinarmi al mentalismo. Mi piaceva l’idea di poter fare uno spettacolo che fosse molto interattivo con le persone, che non fosse una ripetizione di se stesso ma ogni volta qualcosa di diverso, una struttura fissa che si deve ricreare. E’ una sfida molto stimolante.

Nelle scene del tuo spettacolo ci sono molte citazioni estetiche ispirate all’arte di René Magritte, come mai questa scelta?

Il mio spettacolo si pone delle domande. Non credo che dia delle risposte, semmai vuole porre delle questioni sotto forma di dubbi o provocazioni. Quanto siamo liberi nelle nostre scelte, quanto siamo condizionabili, cos’è la realtà, quello che noi vediamo é davvero la realtà oggettiva che noi  scopriamo o è una mappa mentale, una nostra creazione? L’idea di giocare in questo modo con il reale ha una veste per certi versi surreale. Ho deciso di appoggiarmi a Magritte, maestro del Surrealismo proprio per dare questo messaggio. Le sue immagini sono molto evocative, nelle mie scenografie è rappresentato il suo occhio, uso la bombetta nel mio costume di scena, gli ombrelli…Il mio spettacolo comunque credo non colpisca gli occhi, la scena è minimalista, molto nuda, preferisce non distrarre le persone e farle concentrare sui concetti.

Durante la tua performance sveli il meccanismo di gioco, anche se poi di fatto questo rimane misterioso. Come mai scegli di non tenere un margine di segreto in più ma di metterti quasi ad un livello paritario con chi ti sta guardando, come se dicessi che chiunque può fare quello che tu fai in palcoscenico?

Uno dei concetti del mio spettacolo é proprio questo, esploriamo assieme le risorse straordinarie che sono nascoste non dentro di me ma dentro di noi. Suggerire in certi momenti il modo in cui riesco a fare certe cose è un modo per mettere le persone in una certa strada, tendere loro la mano e spingerle a non brancolare nel buio ma ad avere un’idea che funga da trampolino di lancio per una ricerca ulteriore.  Io comunque ho un amore per la confusione e per confondere, mi piace molto l’idea che quando pensi sia una cosa in realtà invece è un’altra. Anche nello spettacolo spesso gioco con quest’ambiguità. Non sai se ti ho letto nel pensiero o se ho condizionato la tua scelta. A volte pensi che sia una tua libera scelta invece poco dopo scopri che sono stato io a condizionarti, altre volte invece é il contrario, anche se io intuisco certe cose. Il significato etimologico di “magia” in greco é “impastare”, mi piace molto questo concetto, l’idea di creare magia nel senso di “impastare” diverse cose, di creare qualcosa di misterioso da una parte ma dall’altra anche evocativo e suggestivo.

Ho visto che c’è un amore incondizionato, quasi una forma di fanatismo verso di te da parte del tuo pubblico e tu sei molto generoso nell’incontrarlo a fine show. Chi viene a vedere i tuoi spettacoli?

Con un pizzico di orgoglio definisco il mio spettacolo “intelligente”. Ci si diverte ma ci sono diversi livelli di lettura. Ogni persona in assoluta libertà è invitata a decidere a quale piano vuole fermarsi o quale vuole vedere. Il primo livello é quello del mistero, del “come farà”, e poi ci sono tutti gli altri piani circostanti. E’ uno show leggero ma complesso e mi ci sono voluti diversi anni per trovare la cifra stilistica giusta. Il mio target sta diventando quello di persone che condividono con me la passione per le magie della comunicazione. Sempre più viene a vedermi chi si occupa di formazione personale o che insegna o pratica dei corsi. Ci sono poi gli appassionati di Programmazione Neuro Linguistica, anche se questo è un argomento un po’ delicato. Io vengo spesso associato alla PNL perché qualche anno fa ho conseguito un master in questa materia e fa parte del mio curriculum. Quello che faccio nel mio spettacolo è il risultato solamente in parte di quello che si impara con la PNL. Oggi la PNL si è commercializzata ad un livello tale per cui il rischio è quello di poterla facilmente criticare. Questo è un peccato, a mio parere tante cose della PNL più pura e originaria sono molto potenti e mi hanno cambiato la vita personale e professionale. Non posso rinnegare la PNL ma mi sento lontano dalle sue declinazioni attuali.

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