FRANCESCO GUCCINI (di Sara Gregorutti)

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guccini FRANCESCO GUCCINI (di Sara Gregorutti)

PALATRIESTE 12/03/2010

Non capita tutti i giorni di ascoltare un ragazzo che sa raccontare in musica 50 anni di Italia. Francesco Guccini è un ragazzo, per idee, spirito e atteggiamento. Lo si capisce già dall’inizio del concerto, in cui saluta il pubblico con un: ‘Come va, cari bricconcelli?’ e prosegue con un breve discorso introduttivo sull’attualità italiana, sbeffeggiando come prima cosa il tanto chiacchierato ‘decreto interpretativo’, che viene immaginato paradossalmente applicato ad una partita del Milan:’Noi stavamo per segnare sei/ sette volte ma c’erano dei radicali che si sono messi davanti alla porta’. Ma per fortuna in Italia c’è anche Sanremo, che non sfugge all’ironia dell’autore emiliano: ‘Far l’amore in tutti i laghi? In Romagna c’è un paese che si chiama Lugo…far l’amore in tutti i Lughi’, oppure alla ripetuta citazione divertita della frase ‘Italia amore mio’. La maggior parte dei brani viene introdotta da una curiosità legata alle circostanze della nascita del brano stesso, da motivazioni o da aneddoti interessanti: questo rende piacevole l’ascolto sia a chi sa già tutto o quasi sulle canzoni, sia a chi le conosce meno. L’atteggiamento nei confronti del pubblico è infatti complice, a tratti cameratesco, perché ‘questa è la differenza tra un juke-box e un cantante’, che non esegue tutti i brani in fila ma li racconta, eliminando quella distanza che spesso si crea tra un personaggio famoso e il suo pubblico e facendo sembrare un palazzetto con 4300 persone come un ritrovo tra vecchi amici. Alcune canzoni sono infatti nate per raccontare l’atmosfera dei bar di Bologna fuori porta, perché all’epoca c’era ‘Una sola discoteca, il Whiskey a go-go e noi che non avevamo i soldi per andarci ci trovavamo nei bar’. Nel parterre la gente sta seduta effettivamente per terra, come se si trovasse in mezzo ai cuscini di un salotto e si alza in piedi solo per le ultime canzoni, per dimostrare ulteriormente il coinvolgimento emotivo, già comunque evidente dai lunghissimi applausi per tutto il corso del concerto. Parlando con il pubblico, Guccini fa inaspettatamente riferimento a ‘Stelutis alpinis’ (Stelline alpine) una canzone tradizionale friulana, che parla dell’anima di un alpino che si rivolge alla moglie, descrivendogli il luogo dove è morto durante la prima guerra mondiale: sopra questo luogo insanguinato sono cresciute le stelle alpine, candidi fiori di montagna. Oltre al disprezzo per la guerra, in queste oltre due ore di spettacolo vengono affrontate in musica e poesia tutte le tematiche più care al cantautore, sempre attualissime, come la giustizia, il trascorrere del tempo, l’attaccamento alla natura, alla genuinità delle cose, a un poetico e lontano mondo contadino, ma anche la leggerezza, la capacità di fare ironia, le occasioni perdute, l’amore idealizzato, l’amicizia. Un giovane maestro che continua ad insegnare.

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