FRANCESCO DE GREGORI (New Age)

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degregori FRANCESCO DE GREGORI (New Age)

FRANCESCO DE GREGORI – New Age Club 20.10.2011 – di Antonio Lo Giudice

Un recente libro su Francesco De Gregori ad opera del giornalista Claudio Fabretti ha come sottotitolo “Fra le pagine chiare e le pagine scure”, e lo trovo estremamente azzeccato:  il cantautore (ma questa definizione la odia) romano  ha alternato testi ermetici (e anche questo termine non lo sopporta) ad immagini piú nitide, col minimo comune denominatore di una struggente poeticitá. Ció premesso, devo ammettere che non è mai stato tra i miei cantautori (perché questo è, diamine! E pure ermetico) preferiti, pur conoscendo a menadito quella ventina ed oltre di canzoni sue che sono indiscutibile patrimonio culturale comune. Pertanto, non potevo non cogliere l´occasione di  assistere alla data del suo tour nei club italiani che si è tenuta al New Age di Roncade.  Grazie a dio, sia un´oculata politica del controllo degli ingressi sia la circostanza che il concerto si è tenuto un giovedí , hanno impedito che il locale si trasformasse in una bolgia dantesca (De Gregori, pur non avendo nulla della rock star, fino a pochi anni fa riempiva gli stadi- o, comunque, i palazzetti dello sport), e cosí mi sono trovato assieme alla mia fotografa di fiducia, nonché sorella, sotto il palco (nonostante le rimostranze di due mummie alte un metro e un cazzo che pretendevano pure tre metri liberi davanti a loro- fatemi vedere il biglietto placcato in oro, ciccie!), quando il principe, con la sontuosa corte di ben sette musicisti, è salito sul palco e sono partite le note di “Generale”. Lui appollaiato sullo sgabello, con l´ormai classico cappello a coprire la quasi pelata, pizzica le corde della chitarra, piú per scena che per vero bisogno, tenuto conto che la sua ottima band eleva un muro di suono complesso e pregevole, sia nei momenti rock che in quelli piú intimisti. “Vai in Africa, Celestino” aumenta considerevolmente il ritmo, mentre con “Niente da capire” si torna su standard piú classici.  Stupiscono soprattutto gli arrangiamenti originali e ironici dei brani, in pieno contrasto con l´idea di artista troppo intellettuale e serioso che spesso si ha di lui: “Buonanotte Fiorellino” viene cantata sulla base musicale di “Rainy Day Women #12 & 35” di Bob Dylan (omaggiato anche con la cover “Quando la vedi, salutala”), con effetto decisamente straniante, mentre “Rimmel” viene trasformata in un brano reggae. A prevalere, comunque, è un certo gusto “americano”, caratterizzato soprattutto da sapori blues e country  (il violino omnipresente). Immodificabili, invece, sono le toccanti “La Donna Cannone” e “Alice” o la tragicamente divertente “Titanic”, cantate da tutto il pubblico. Il concerto continua tra scosse elettriche (“L´Agnello di Dio”, con una resa potentissima) e brani intimisti (“Bellamore”), fino all´energico finale di “Sotto le Stelle del Messico a Trapanar” e della cover “A Chi” di Fausto Leali (immaginate la voce di De Gregori alle prese con un classico del soul nostrano? Eppure vi garantisco che il risultato finale era ottimo). Alla fine il concerto è durato piú di due ore, alternando a brani poco conosciuti qualche classico in meno di quello che mi sarei aspettato. Peró “Pablo” me la poteva suonare, che cavolo!

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