FOO FIGHTERS

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Foo Fighters live @ Codroipo, 13.08.12di Davide Visentin, Foto di Simone Di Luca

Inizia col dire che erano anni che aspettavi di vedere un concerto rock nella meravigliosa cornice del colonnato di villa Manin; aggiungici poi uno dei gruppi rock più influenti degli ultimi 20 anni, con cui sei cresciuto, che hai imparato ad ascoltare e ad amare senza troppa nostalgia della precedente band di Dave Grohl: l’evento è unico e merita decisamente un piccolo slittamento delle ferie di ferragosto.
Sono passate da poco le cinque e sulle prime note dei “The Gaslight Anthem– i cui brani ricordano vagamente scene a caso di un qualsiasi college movie – il pubblico inizia a popolare l’arena davanti al palco: encomiabile la scelta di non chiudere il fronte palco con pass o braccialettini di sorta, lasciando libero accesso dai lati anche agli ultimi arrivati.
Alle 19 Bob Mould guadagna il palco: il cantante, ex chitarrista e fondatore degli Hüsker Dü, è in splendida forma e regala a tutti un’ora abbondante di buon rock d’autore, un sollievo dopo l’opening a dir poco “leggero” dei Gaslight, un ottimo aperitivo per il super live di Grohl e soci, che poco dopo le nove calcano finalmente il mega palco e sulle note di “All my life” danno il via alla bolgia infernale destinata a placarsi solo poco prima di mezzanotte.
Per più di due ore scorrono infatti pezzi storici come “This is a call” – la prima canzone mai composta dai Foo Fighters, dice Dave quasi commosso – la scatenata “Monkey Wrech”, “Learn to fly” e “My hero”, alternate dai gran pezzi dell’ultimo album “Wasting light” come “White limo” – pezzo violento su disco, una cannonata in faccia dal vivo – “Rope” e “Arlandria” – e la terra del parco trema sotto i salti della folla: impossibile stare fermi.
La band è scatenata, ma Grohl è a dir poco assatanato: corre e salta come un giovanotto lungo la pedana che spacca il fronte palco a metà, non perde un accordo e raramente è calante nella parte vocale. Un frontman e un musicista eccezionale, secondo in carisma nella mia personale classifica dei cantanti visti solo a Skin degli Skunk Anansie – ma quella è una bestia da palco, e si sa.
Prima di “The pretender” Dave si prende un momento per le presentazioni di rito: grandi applausi per tutti – un’esecuzione veramente con poche sbavature- e ovazione per il vecchio Taylor Hawkins, per l’occasione rinominato “fatchee di catsoo” dal suo cantante nell’ilarità generale. Alle 11.15 “Best of you” pone fine al concerto e alle corde vocali del sottoscritto, ma il pubblico è caldo e i FF non si negano: dopo pochi minuti il gruppo rientra per le ultime granate, da “Times like these” a “Dear Rosmarine” – gran assolo di chitarra -passando per la cover di Tom Petty “Break down”, fino all’ultimo emozionante classico “Everlong” che chiude questa volta per davvero un concerto memorabile, unica data italiana del tour europeo di quest’anno.
La grandezza dei Foo Fighter sta nell’aver sempre saputo andare avanti senza guardarsi troppo indietro, dalla fondazione della band a pochi mesi dal triste 8 Aprile ’94, fino all’ultimo disco pubblicato, che si distacca nettamente dai precedenti lavori. Non importa che tu abbia iniziato a sentirli con “The colour and the shape” come il sottoscritto o con “In your honor” come molte “spine” presenti al concerto: la forza di questa band è quella di raccoglierti sotto il manto avvolgente del grande rock e di non lasciarti andare mai. Sottocutanei.
Stay tuned, stay rock! D.V.

Galleria foto di Simone Di Luca

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