FLAPPERS: L’ ESPRIT DU JAZZ

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FLAPPERS: L’ ESPRIT DU JAZZ

Vi capita mai di ascoltare della musica e di sorprendervi ad immaginare gli anni in cui è stata composta? Mi riferisco allo spirito del tempo, al pubblico a cui era diretta, a chi piaceva e a chi no e a tutti coloro che senza saper suonare hanno contribuito alla creazione di un genere perchè l’hanno accettato, vissuto e diffuso? …Beh, spero di non essere l’unica ad averci pensato, visto che questa rubrica è nata per soddisfare simili curiosità! Sarà un viaggio nel tempo per fare luce su quelle scene creative che si sono sviluppate sotto, contro, dentro o a fianco della cultura mainstream. Detto questo, vorrei portarvi negli anni ‘20, all’America del jazz e del proibizionismo, degli speakeasy, dei romanzi di Zelda e di Francis Scott Fitzgerald. E vorrei parlare delle Flappers che sono l’incarnazione di tutto questo. Forse ve le ricorderete. Sono le “maschiette” super stylish degli anni ruggenti, quelle con il cappellino “a cloche” schiacciato sugli occhi, gli abitini leggeri, i capelli corti, le lunghe collane di perle e la classica sigaretta su bocchino d’avorio très chic.

Queste party girls rappresentano il lato frivolo e divertente del jazz e anche il primo vero gap generazionale della storia. Il cambiamento del ruolo sociale della donna americana cambia grazie a loro. Se nel 1920 le femministe hanno ottenuto il diritto a votare, le flappers ottengono tutto il resto: diritto al lavoro, al sesso, al divertimento. I loro abiti e capelli si accorciano e lasciano intravedere parti mai scoperte prima d’ora: i piedi, le orecchie, il collo, le gambe e le braccia. Fumano, bevono con i loro compagni uomini, si truccano in pubblico. Ed è sopratutto per questo che le morigerate urlano allo scandalo, visto che quei gesti erano legati ai bordelli. Ma c’è di più, le flappers vanno alle feste clandestine, ballano selvaggiamente fino al mattino, non disdegnano champagne e cocaina. Baciano ragazzi con cui non sono fidanzate. Flirtano con uomini di ogni razza ed estrazione sociale, anche con quelli sposati. Roba forte per le castigate vittoriane che a confronto, parevano dei ferrivecchi! Inconsapevolmente le Flappers hanno dato origine ad un vero e proprio movimento di ribellione femminile che nasce e si sviluppa tra le note del charleston e della musica jazz. Le ragazze sono giovani, eccentriche, non stanno mai ferme, vivono il mito della velocità e della modernità.

Non a caso, il termine Flappers viene coniato dalla stampa e indica il batter d’ali delle farfalle, lieve, rapido e fugace. Sono le uniche capaci di unire eleganza e ribellione e di trasmettere una fortissima sensualità anche quando si vestono da uomo. Nel tempo libero amano stare all’aria aperta, fanno sport, organizzano gite in automobile (che sanno guidare senza bisogno dell’autista) e svaligiano i negozi di abbigliamento sportivo maschile (impazziscono per i maglioni e le calze da uomo). Non si preoccupano di essere considerate sconce, del resto a chi importa del giudizio che la società ha di loro? Al contrario, più le giudicano e più le caricano. La preoccupazione maggiore è quella di partecipare alle feste, di sedurre e lasciarsi conquistare. Comprano rossetti, kajal nero, calze di seta e cipria da borsetta. E a tutto il resto fanno spallucce. Ma come spesso accade, il mercato cattura la spontaneità adolescenziale e la industrializza. Le maschiette non fanno eccezione e rimangono vittime di questa dinamica senza accorgersene. Il cinema e la moda sono i primi ad amare il magnetismo androgino delle Flappers. Coco Chanel è abile nel comprendere il potenziale dello stile flap. Ne stabilisce i canoni e lancia intere collezioni di abiti à la garçonne.

Sono eleganti, comodi, piacciono alle figlie e soprattutto alle mamme. Clara Bow, Louise Brooks e Colleen Moore interpretano nei film muti un nuovo tipo di donna più incline all’avventura, alla frivolezza. Sono bocciati, invece, i desideri di maternità e i lieti fine. Le storie flappers che Hollywood racconta sono piccanti, insolenti, in altre parole reali. Parlano di notti brave, danze sfrenate, uso di  stupefacenti ed alcol, petting party ed adulteri. Figuriamoci se queste produzioni potevano restare impunite! E’ in questi anni che compare il famoso codice Hays, la feroce censura che impediva ai temi più scottanti di essere rappresentati nei film. Poco importa perchè il mito di queste ragazze resisterà anche al codice Hays. Il culto della frivolezza femminile appare, a dire la verità, molto più solido di quanto si possa immaginare. Si afferma in un momento in cui le giovani capiscono di essere padrone del loro destino ed esprime la loro liberazione dai ruoli di figlia, mamma e moglie. Ai tempi della prima guerra mondiale, erano state costrette a lavorare per sostenere i loro uomini partiti per il fronte europeo. E, in un certo senso, quella guerra è stata la loro salvezza. Hanno dimostrato di poter sopravvivere, di saper sostenere il Paese e la corsa agli armamenti, hanno lavorato nelle fabbriche e negli uffici.

Potevano non solo guadagnare, ma anche spendere del denaro proprio. A quel punto il tradizionale modello di femminilità aveva i giorni contati… Nel frattempo, in misura sempre maggiore, le ragazze diventano il bersaglio prediletto dei benpensanti e dei “socialmente impegnati”. Le femministe le odiano per la loro mancanza di impegno politico e i pastori le ritengono, al pari del jazz, le responsabili del disordine sociale e morale della società americana. In realtà niente potrà fermare questa ondata di energia femminea. Non i puritani, non le madri, non le femministe. In fondo, se pensiamo alla Jazz Age che tipo di donna ci viene in mente?

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