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	<title>Sound&#38;Vision Magazine</title>
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		<title>SOUND AND VISION – MAGGIO 2013</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 06:58:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Pensavalle</dc:creator>
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<p><strong>SOUND AND VISION – MAGGIO 2013</strong><br />
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		<title>SOUND AND VISION – APRILE 2013</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 06:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Pensavalle</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/05/cover3.jpg"><img class=" wp-image-5563 alignnone" title="cover" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/05/cover3.jpg" alt="cover3 SOUND AND VISION – APRILE 2013" width="408" height="408" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>SOUND AND VISION – APRILE 2013</strong><br />
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		<title>Teho Teardo e Blixa Bargeld</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 10:07:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Del Moro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live Review]]></category>
		<category><![CDATA[The Hub]]></category>
		<category><![CDATA[Teho Teardo e Blixa Bargeld]]></category>

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		<description><![CDATA[Teho Teardo e Blixa Bargeld Senza Filtro, Bologna, 11 maggio 2013 di Francesca Del Moro &#8211; Foto di Serena Rossi Sono giorni che ascolto ininterrottamente “Still Smiling”, l’album di Teho Teardo e Blixa Bargeld uscito il 22 aprile e arrivato nelle mie mani trepidanti solo dieci giorni fa. Lo confesso, li ammiro moltissimo. Blixa Bargeld [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/05/Teho_Teardo_Blixa_Bargeld.jpg"><img class=" wp-image-5550 alignnone" title="Teho_Teardo_Blixa_Bargeld" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/05/Teho_Teardo_Blixa_Bargeld.jpg" alt="Teho Teardo Blixa Bargeld Teho Teardo e Blixa Bargeld" width="844" height="406" /></a></strong></p>
<p>Teho Teardo e Blixa Bargeld<br />
<em>Senza Filtro, Bologna, 11 maggio 2013</em><br />
di Francesca Del Moro &#8211; Foto di Serena Rossi</p>
<p>Sono giorni che ascolto ininterrottamente “Still Smiling”, l’album di Teho Teardo e Blixa Bargeld uscito il 22 aprile e arrivato nelle mie mani trepidanti solo dieci giorni fa. Lo confesso, li ammiro moltissimo. Blixa Bargeld ha scritto la storia della musica con i suoi Einstürzende Neubauten e con i Bad Seeds di Nick Cave (ma non conviene fargli domande su una possibile reunion) mentre Teho Teardo è uno straordinario compositore che ha firmato le colonne sonore di alcuni tra i più bei film italiani degli ultimi anni. Il disco che hanno realizzato insieme è un capolavoro in dodici tracce in cui Teho porta avanti la propria ricerca sulla sinergia tra elettronica e archi e Blixa interpreta uno sbalorditivo “diario in tre lingue” che esplora principalmente il tema della traduzione e più in generale della comunicazione.</p>
<p>Le mie aspettative nei confronti del concerto sono dunque altissime e anche il posto promette bene. Al Senza Filtro, uno stabilimento industriale dismesso “bonificato”, si respira l’atmosfera del Tacheles berlinese: musica e libri, murales, arte, passione e apertura mentale a 360 gradi. Dopo aver cenato in un’osteria stile Soul Kitchen e aver fatto un giro delle varie sale, scendiamo nell’ampio spazio che si riempirà per il concerto. Vi sono state sistemate molte sedie di recupero, prendo la mia e mi avvicino al palco. La scenografia è spartana: un telo nero come sfondo e poche luci essenziali.</p>
<p>Poco prima delle 23, Teho Teardo, Martina Bertoni e Blixa Bargeld aprono il concerto con la sferzata di energia di “Nur zur Erinnerung”, uno dei brani più vicini alle radici industrial dei due artisti. Già dall’esordio si capisce tuttavia che la struttura, pur suggestiva, non è fatta per rendere giustizia al sound della band. I suoni dei singoli strumenti, che nel disco tessono sofisticate trame di pieni e vuoti e risultano corposi e ben definiti, stasera tendono a sbavare e la voce giunge troppe volte indistinta. Ed è un vero peccato, perché questo concerto è un’esperienza intensa e profondamente intima. Si tratta di musica da camera, come ha spiegato Blixa in una recente intervista, ed è necessario poter assaporare ogni singola sfumatura.</p>
<p>Teho e Martina sono comunque bravissimi, anzi a più riprese il mio sguardo abbandona il frontman per vedere come fa quest’ultima a produrre una così grande varietà di suoni, taglienti, palpabili e incisivi, di volta in volta pizzicando le corde, sfregandole o percuotendole con l’archetto. Blixa è esattamente come me lo aspettavo: elegantissimo nel suo completo nero con tanto di panciotto, affascinante e simpatico, sempre disposto a interagire con il pubblico con calore e spontaneità. Teho invece resta un po’ defilato, si occupa delle sequenze al computer e si scatena con la sua chitarra</p>
<p>“Grazie, grazie mille” dice Blixa e poi attacca la meravigliosa “Mi scusi”, una sorta di richiesta del permesso di entrare nel nostro universo linguistico. In un elegante italiano che guadagna in fascino da quell’accento che “no, non se ne va”, porge in punta di voce un testo delicato e divertente sull’imbarazzo che nasce dal maneggiare una lingua diversa dalla propria. Dopo aver strappato un sorriso con “il latino fatto a scuola a un livello cavernicolo” e “le gambe mi fanno Giacomo Giacomo”, i versi toccano il sublime passando all’idioma natale per chiedersi se è possibile baciare in un’altra lingua e se la persona che parla nel medesimo corpo è ogni volta la stessa. Con movenze da carillon, la musica completa il testo-gioiello che Gaber avrebbe amato per l’ironia e la profondità nell’affrontare il quotidiano.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-5551" title="Teho_Teardo_Blixa_Bargeld_01" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/05/Teho_Teardo_Blixa_Bargeld_01.jpg" alt="Teho Teardo Blixa Bargeld 01 Teho Teardo e Blixa Bargeld" width="278" height="278" />“Grazie e scusi” conclude Blixa e si prende una piccola rivincita nei confronti del pubblico spiegando che la successiva canzone, “Axolotl”, è ispirata al lavoro del filosofo italiano Giorgio Agamben. Stranamente nessuno reagisce. Sì, è vero, non lo conosciamo, però tu come mai ci stai parlando in inglese?  Lo sfondo si illumina di verde e Blixa riproduce una serie sorprendente di suoni arricciando le labbra e schioccando la lingua. Siamo in piena atmosfera teatrale e la canzone, che parla di una salamandra a rischio di estinzione, si chiude con una serie di vocalizzi aggressivi culminanti nella parola “totipotent”. A questo punto Blixa racconta la genesi del pezzo numero 4. Scritto dal tetto del proprio hotel sul quartiere Esquilino di Roma, che offre vedute dall’alto di innumerevoli antenne e parabole, “Come up and see me” è un capolavoro trilingue che esprime l’accorato desiderio di tornare a una comunicazione autentica, fisica (a short kiss and a long embrace) da parte dell’uomo immobilizzato con i piedi nel cemento, antenna tra le antenne, oppresso dall’abbondanza di comunicazione a distanza, spesso unidirezionale, quasi sempre non autentica. Si immagina un cielo plumbeo a sovrastare i tetti, mentre il violoncello imita pioggia e vento, eppure in questa oscurità c’è ancora spazio per l’ironia: “Are you happy to see me, or is that a gun in your pocket?”. E “The man who screwed a whole country” è proprio quello che pensavo io, come ha confermato Blixa introducendo il brano. È poi la volta di un mini-film: “Buntmetalldiebe”, che significa “ladri di metallo”, una favola nera in cui sette nani rubano ogni genere di oggetto metallico per culminare nel furto involontario di Internet, sancendo così la fine di questo mezzo di comunicazione fagocitante.</p>
<p>Martina comincia a suonare il violoncello in modalità percussiva a scandire passi pesanti che scendono nel cuore della bellissima title track. Ci addentriamo nelle profondità di un animo senza forma per trovarvi la fioca luce di un sorriso circondata dai giorni neri, dalle storie finite. Un sorriso dolente, che alla fine la voce arrochita trasforma in un ghigno sarcastico, quasi demoniaco. Fedele al testo, Blixa interpreta il brano perfettamente immobile, con un’intensità che fa scorrere i brividi lungo la schiena. Scende il buio e lui scuote la testa: “Still there… ”: È il momento più alto del concerto, quello in cui poesia e musica diventano un faro puntato sulla condizione umana. L’atmosfera di intima confessione prosegue con “Nocturnalie”, che a sorpresa viene interpretata in italiano. “L’attonito tacere del cielo nell’eclissi totale… ”: la traduzione è bellissima e maledico ancora una volta l’acustica che mi impedisce di cogliere tutte le parole. “C’è una parola per questo” mormora tristemente Blixa alla fine del brano mentre la scena si tinge di rosso.</p>
<p>Un colpo alla campana e percuotendo la chitarra con il martelletto Teho introduce “What if”, pura poesia bilingue italiano-inglese librata su una musica soffice e rarefatta, in cui si immagina il volo di un suicida fermato a metà dall’idea sottilmente ironica che forse non ci sono fanciulle ad attenderlo in Paradiso ma solo fiumi di vino. Segue “Konjunktiv II”, uno dei pezzi più graffianti del disco, e infatti Martina gratta e tortura il proprio violoncello, meravigliosamente come sempre. Immersa in una luce turchese, parte la romantica cover “Alone with the moon”, seguita dal primo inedito, che parla di “un milione di anguille” e finalmente arriva “A quiet life”, la prima canzone che i due hanno scritto a quattro mani per il film di Claudio Cupellini, “Una vita tranquilla”. Il pubblico saluta il brano con un applauso che Blixa ricambia con un largo sorriso. Segue un altro inedito, “Negroni”, la seconda anticipazione del nuovo lavoro che i due artisti stanno già preparando.</p>
<p>A questo punto i musicisti salutano e dopo una manciata di secondi risalgono sul palco per il bis. “Ora qualcosa che probabilmente non vi aspettate”. Ma sì che ce l’aspettiamo, i ladri di metallo ancora non hanno rubato Internet e “Soli si muore” l’avete già fatta durante i concerti precedenti. Ironico, ammiccante, perfino ancheggiante, Blixa è irresistibile mentre ci offre una caricatura del romanticismo anni ’60. Siamo arrivati così all’ultimo brano della serata, che è anche l’ultimo del disco. “Appena ho avuto il mio primo laptop, ho stilato un elenco di parole da usare e una era ‘defenestrazione’”. Questo è infatti il titolo della canzone, che si snoda come un pezzo teatrale in tre lingue, accompagnata da delicati arpeggi di chitarra e violoncello e note di Glockenspiel. Via computer arriva la voce di un’intervistatrice italiana che in un inglese rudimentale pone domande particolarmente stupide: una sottile vendetta che chiude il cerchio aperto con “Mi scusi”? Il concerto è finito e, malgrado la brevità e i bassi rimbombanti, ne è valsa decisamente la pena. Le canzoni sono talmente belle che si può perdonare quasi tutto. Voto: 10 al disco, 10 al concerto, 10 all’ambientazione, 2 all’acustica, mentre Blixa in italiano deve ripetere l’esame. Eh sì, perché non se la può cavare parlando con il pubblico in inglese, e questa è comunque una buona scusa per farlo tornare.</p>
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		<title>DOPE D.OD.  “DA ROACH”</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 15:18:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Pensavalle</dc:creator>
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		<category><![CDATA[DA ROACH]]></category>
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		<description><![CDATA[DOPE D.OD. “DA ROACH” “This aint horrorcore it&#8217;s a Stephen King thriller” “Da Roach” è il nuovo album dei Dope D.O.D..due parole che pronunciate sembrano dure, in forma onomatopeica si avvisano quasi come un ordine ma in realtà significa “scarafaggi”; questa è la band in questione, una band che già dal titolo dell’album vuole esprimere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;" align="center"><strong><a href="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/04/dop.jpg"><img class="wp-image-5544 alignnone" title="dop" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/04/dop.jpg" alt="dop DOPE D.OD.  “DA ROACH”" width="270" height="270" /></a></strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>DOPE D.OD. </strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>“DA ROACH”</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong><em>“This aint horrorcore it&#8217;s a Stephen King thriller”</em></strong></p>
<p>“Da Roach” è il nuovo album dei Dope D.O.D..due parole che pronunciate sembrano dure, in forma onomatopeica si avvisano quasi come un ordine ma in realtà significa “scarafaggi”; questa è la band in questione, una band che già dal titolo dell’album vuole esprimere quello che l’ascoltatore dovrà aspettarsi dalle 18 incredibili tracce che lo compongono.</p>
<p>Lo scarafaggio è un simbolo, un animale che in genere non piace all’uomo, che lo disgusta e infastidisce allo stesso tempo, così come i Dope D.O.D che dopo l’inaspettato successo del primo album hanno voluto creare qualcosa di sicuramente nuovo, probabilmente non incline alle aspettative degli estimatori già reduci da un prestigioso “Branded”, disco potente e d’impatto ma dove le sonorità electro trapelavano nel corso di tutte le tracce.</p>
<p>Ora no, ora i Dope D.O.D fanno sul serio nei suoni e nelle intenzioni perché “Da Roach” è un disco molto più complesso, molto più introspettivo che si palesa realmente come la trama di un best seller horror.</p>
<p>Oscuro, cupo, severo se vogliamo, un disco dove l’hip hop gioca un ruolo fondamentale, un genere che da sempre è emerso per le sue prerogative, la possibilità di scandire rime ma allo stesso tempo concetti e prerogative e i Dope D.O.D hanno molto da dire.</p>
<p>Le 18 tracce che compongono questo manifesto di protesta si impongono con violenza nelle orecchie di chi ascolta, perché da subito è evidente la sfumatura “estrema” che intercorre tra le tracce e le collega; quelle che precedentemente apparivano come sfumature horror ora si fanno più evidenti, lo si evince fin dalla lettura dei titoli “Brainworms”, “Panic Room”, “Bloodbath”, “Deal With The Devil”..contenuti forti i loro, che dal principio si sono affermati come una band controcorrente, non incline alle mode, dalla personalità dirompente il cui talento li ha resi interessanti agli occhi di importanti esponenti del panorama internazionale, uno fra tutti i Korn che non incarnano sicuramente l’emblema della band “hip hop” tradizionale.</p>
<p>Questo perché i Dope D.O.D comunicano con una franchezza e una personalità non comune e questo li rende sicuramente qualcosa di nuovo, un progetto che fonda le sue radici nell’hip hop ma che rimembra la durezza del nu-metal, unite alla dubstep, genere che negli ultimi anni è tornato alla ribalta ma che in questo caso viene utilizzato per sottolineare ulteriormente il concetto di base..i Dope D.O.D sono un uragano vivente e mixano i tratti più salienti di tre generi musicali all’unico scopo di comunicare un messaggio che fin dall’ascolto deve risultare crudo e travolgente.</p>
<p>Ne è un esempio senza pari il primo singolo estratto da questo impetuoso capolavoro horrocore “Rocket”, slogan del loro ritorno; una traccia che trasuda di intenzioni, una su tutte quella di tenere a mente che la band è tornata sulle scene e in grande stile, che non teme confronti, che non sembra avvertire l’incredibile aspettativa posta su questo secondo lavoro che segue un primo album che si è imposto con impatto sulla scena e li ha portati in pochi mesi ad emergere nel mondo, sotto i riflettori di una realtà musicale che non perdona i fallimenti, una realtà che sfida ma che a loro non preoccupa perché “gli uomini temono gli scarafaggi..non il contrario”.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline;">TRACKLIST</span></strong></p>
<p>1-MILLENNIUM FALCON</p>
<p>2-BUT FOR NOW</p>
<p>3-BLOODBATH</p>
<p>4-BRAINWORMS (ft.Kool Keith)</p>
<p>5-BLACK RAIN</p>
<p>6-DOPE VS. GOLD (ft.Goldminerz)</p>
<p>7-ROCKET</p>
<p>8-PANIC ROOM (ft.Onyx)</p>
<p>9-GRANTED (interlude)</p>
<p>10-SPAZ (ft.Simon Roofless)</p>
<p>11-DEAL WITH THE DEVIL</p>
<p>12-THE BUTTERFLY EFFECT</p>
<p>13-HALLUCINATIONS</p>
<p>14-LIL BIT A XTC</p>
<p>15-GROOVE (ft.Redman)</p>
<p>16-TWINKLE</p>
<p>17-STARTING THRU DA BLINDS</p>
<p>18-ASH N DUST (ft.Sean Price)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Sito ufficiale </strong><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.dopedod.com/">www.dopedod.com</a></span></p>
<p><strong>Canale ufficiale YouTube  </strong><a href="http://www.youtube.com/user/DopeDOD">www.youtube.com/user/DopeDOD</a></p>
<p><strong>Soundcloud </strong><a href="http://soundcloud.com/dopedod">http://soundcloud.com/dopedod</a></p>
<p><strong>Facebook </strong><span style="text-decoration: underline;">www.facebook.com/dopedoddopedod</span><strong></strong></p>
<p><strong>Twitter </strong><span style="text-decoration: underline;">https://twitter.com/DopeDOD</span><strong></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Ufficio stampa, Mediapartner, Consulenza e Promozione: Propapromo </em></strong><em>T</em><em>el. +39.</em><em> </em><em>02 49.862.92 <strong>Flavio Zocchi</strong> </em><a href="mailto:flavio@propapromoz.com">flavio@propapromoz.com</a><em> | </em><strong><em>Chiara Rizzitelli </em></strong><a href="mailto:chiara@propapromoz.com">chiara@propapromoz.com</a> <strong><em>Elisa Pallini</em></strong><strong><em> </em></strong><em> </em>elisa@propapromoz.com<strong><em></em></strong></p>
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		<title>SUEDE in concerto in Italia!</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 09:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Pensavalle</dc:creator>
				<category><![CDATA[Upcoming Events]]></category>
		<category><![CDATA[14 novembre]]></category>
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		<description><![CDATA[SUEDE in concerto in Italia PIONIERI DEL BRIT-POP PRIMI ANNI NOVANTA ED ICONA DELLA TRASGRESSIONE GIOVANILE, A DISTANZA DI DIECI ANNI DAL LORO ULTIMO ALBUM, LA BAND DI BRETT ANDERSON E SOCI TORNA IN ITALIA PER UN’UNICA IMPERDIBILE DATA PER PRESENTARE IL NUOVO ACCLAMATO BLOODSPORTS, DEGNO SUCCESSORE DI COMING UP, IL DISCO DI MAGGIOR SUCCESSO [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong><a href="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/04/suede.jpg"><img class=" wp-image-5536 alignleft" title="suede" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/04/suede.jpg" alt="suede SUEDE in concerto in Italia!" width="323" height="147" /></a></strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center">
<p style="text-align: left;" align="center">
<p style="text-align: left;" align="center">
<p style="text-align: left;" align="center">
<p style="text-align: left;" align="center">
<p style="text-align: left;" align="center">
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>SUEDE in concerto in Italia</strong></p>
<p>PIONIERI DEL BRIT-POP PRIMI ANNI NOVANTA ED ICONA DELLA TRASGRESSIONE GIOVANILE, A DISTANZA DI DIECI ANNI DAL LORO ULTIMO ALBUM, LA BAND DI BRETT ANDERSON E SOCI TORNA IN ITALIA PER UN’UNICA IMPERDIBILE DATA PER PRESENTARE IL NUOVO ACCLAMATO <em>BLOODSPORTS</em>, DEGNO SUCCESSORE DI COMING UP, IL DISCO DI MAGGIOR SUCCESSO DELLA BAND</p>
<p style="text-align: left;" align="center"><em>&#8220;</em><em>Suede have never sounded this brutal, so determined; the best British punk, rock ‘n’ roll, sex-pop-glam band of the past 20 years.&#8221; &#8211; <strong>NME</strong></em></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><em>&#8220;Hugely influential&#8230; they sound better than they did at their commercial peak&#8221; – <strong>The Guardian</strong></em></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><em>&#8220;Astonishing return to the spotlight&#8221; – <strong>Independent on Sunday</strong></em></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong><span style="text-decoration: underline;">** UNICA DATA ITALIANA ** </span></strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>14 NOVEMBRE 2013 </strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>Bologna &#8211; Estragon</strong><strong><br />
</strong>Via Stalingrado, 83<br />
<strong>Apertura porte Ore: 20.00 &#8211; Inizio Concerti Ore: 21.30</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>prezzo del biglietto: 30 euro + diritti di Prevendita</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"> <strong>Biglietti in vendita dalle ore 10.00 di venerdì 12 aprile sul circuito online di Ticketone, dalle ore 10.00 di sabato 13 aprile in tutti i punti vendita Ticketone (online e punti vendita fisici) e dalle ore 10.00 di venerdì 19 aprile in tutte le prevendite autorizzate</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong> </strong><span style="text-decoration: underline;">Informazioni su come acquistare i biglietti:</span></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>Ticketone – 892.101 &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ticketone.it/">www.ticketone.it</a></span></strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>Bookingshow &#8211; 800.58.70.55 &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.bookingshow.it/">www.bookingshow.it</a></span></strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong><a href="http://Piemonteticket.it/">Piemonteticket.it</a> – 02.54271 &#8211; <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ticket.it/">www.ticket.it</a></span></strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>L&#8217;organizzatore declina ogni responsabilità in caso di acquisto di biglietti fuori dai circuiti di biglietteria autorizzati  non presenti nei nostri comunicati ufficiali.</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong><a href="http://www.vivoconcerti.com/">www.vivoconcerti.com</a></strong><strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong>Non c’è band al mondo che sia stata in grado di riscrivere la propria storia come i <strong>Suede</strong> nel 2013.</p>
<p style="text-align: left;">In occasione dello show one-off del 2010 alla Royal Albert Hall di Londra, la band si rende conto di quanto sia magico ed adrenalinico ritornare sul palco e riparte per un tour europeo che si conclude con un acclamatissimo concerto alla 02 Arena, davanti ad oltre 20.000 fans.</p>
<p style="text-align: left;">Brett Anderson e soci decidono così di dar seguito all’ultimo disco, che risale a dieci anni fa. Oltre cinquanta pezzi vengono scritti tra il 2011 ed il 2012, ma solo dieci vengono “salvati” dal produttore Ed Buller, già al lavoro per i primi tre fortunati dischi. E l’atteso ritorno dei <strong>Suede</strong>, <em>Bloodsport</em>s, esce il 18 marzo (Warner/Audioglobe), il sesto album di studio, il primo dopo un lungo silenzio. Il precedente, <em>A New Morning</em>, risale infatti al 2002. <em>Bloodsports</em> contiene tutta la rinnovata energia e brillantezza del gruppo e tra adrenalinici echi brit-pop e pezzi strappalacrime, il nuovo lavoro, per voce degli stessi <strong>Suede</strong>, può essere considerato il seguito ideale di <em>Coming Up</em>, il disco di maggior successo della carriera della band. <em>“<strong>Bloodsports</strong> parla di desiderio, allonatamenti e di quel gioco carnale senza fine che è l’amore. Se possibile è il disco più faticoso che abbiamo mai registrato ma, al tempo stesso, quello che ci darà più soddisfazione. Contiene dieci brani in pieno stile Suede, drammatici, melodici ma anche noise</em>” dichiara il frontman Brett Anderson.</p>
<p style="text-align: left;">I <strong>Suede</strong> possono essere senza dubbio considerati i pionieri del brit-pop di inizi anni Novanta ed inclusi tra le band che hanno lasciato un segno nella storia della musica. Formatisi nel 1989, il debutto discografico, <em>Suede</em>, arriva nel 1993 e schizza immediatamente ai vertici delle classifiche anglosassoni come non accadeva ad un gruppo rock inglese da moltissimo tempo.</p>
<p style="text-align: left;">I <strong>Suede </strong>diventano una vera e propria icona della trasgressione giovanile ed il primo disco si aggiudica il Mercury Music Prize nello stesso anno.  L’anno successivo arriva <em>Dog Man Star</em> (il primo disco senza il chitarrista Bernard Butler, autore di numerosi singoli di successo)  ma, tra echi dark-wave, il disco non riscuote il successo del precedente. <em>Coming Up</em> esce nel 1996 ed ottiene un successo strepitoso, riportando la band ai vertici delle classifiche di vendita inglesi. Nel 1999 esce <em>Head Music</em>: tra combinazioni pop e sonorità elettroniche subisce l’influenza di band quali New Order, Ultravox, Happy Mondays e Depeche Mode. Nel 2002 esce <em>A New Morning</em>, il quinto album di studio ma il disco passa praticamente inosservato. L’anno successivo esce una raccolta dei singoli di maggiore successo dei <strong>Suede</strong>. Nello stesso anno la band decide di intraprendere un tour di addio ed annuncia il proprio scioglimento. Dieci anni dopo <em>Bloodsports</em> rappresenta l’attesissimo ritorno della band che ha fatto la storia del brit-pop dei primi anni Novanta. In occasione dell’uscita del disco la band ha presentato il nuovo lavoro davanti ad un affollatissimo Alexandra Palace a Londra, confermando un gran ritorno in piena forma.</p>
<p style="text-align: left;"><strong><br />
</strong><strong>Sito web: <a href="http://www.suede.co.uk/">www.suede.co.uk</a></strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>PHINX BACK TO THE SCENE</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 12:41:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Serena Reginato</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[The Hub]]></category>
		<category><![CDATA[Phinx]]></category>

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		<description><![CDATA[PHINX BACK TO THE SCENEdi Viola Serena Reginato Escono con un nuovo album i compaesani Phinx: dodici tracce masterizzate all’Alchemy Mastering di Londra, che vanno a comporre “Hòltzar”, un disco ricco di sperimentazioni e surreali mix tra elettronica e natura. Non si fanno mancare proprio nulla… dalla registrazione di strumenti indiani ed elementi naturali, all’incontro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/04/phinx.jpg"><img class="wp-image-5532 alignnone" title="phinx" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/04/phinx.jpg" alt="phinx PHINX BACK TO THE SCENE" width="901" height="306" /></a></strong></p>
<p>PHINX BACK TO THE SCENEdi Viola Serena Reginato</p>
<p>Escono con un nuovo album i compaesani Phinx: dodici tracce masterizzate all’Alchemy Mastering di Londra, che vanno a comporre “Hòltzar”, un disco ricco di sperimentazioni e surreali mix tra elettronica e natura. Non si fanno mancare proprio nulla… dalla registrazione di strumenti indiani ed elementi naturali, all’incontro con generi e stili musicali malleati a dovere per risuonare in questo disco come pezzi a perfetto incastro. Ne hanno fatta di strada i quattro bassanesi dall’uscita di -Login-, e ce lo dimostrano con questo lavoro in grado di racchiudere diverse realtà meticolosamente assemblate tra melodie e distorsioni pungenti. Se nel 2010 la band ci aveva felicemente stupido con un album ricco di contenuti, &#8220;Hòltzar&#8221; dimostra come il quartetto sia maturato, raggiungendo una qualità sempre maggiore. Che dire… non vi resta che addentrarvi negli immaginari onirici in cui vi accompagneranno queste note, lasciandovi condurre da riverberi, sintetizzatori e cicale, per un viaggio negli meandri surreali che compongono il disco.</p>
<p><strong>E&#8217; d’obbligo cominciare parlando del vostro ultimo lavoro: “Hòltzar”, che abbiamo potuto già ascoltare in streaming sul sito di Xl Repubblica per tutto il mese di Marzo. Da dove nasce questo titolo in cimbro, e da dove nasce l’idea del concept del disco? </strong>Abbiamo deciso di intitolarlo &#8220;Hòltzar&#8221; perché è una parola nuova. Per la maggior parte delle persone non rappresenta niente di già definito e quindi può essere un significante per un nuovo significato. L&#8217;abbiamo presa dalla lingua cimbra perché ci ha affascinato molto scoprire come questa lingua ormai scomparsa, parlata da moltissimi anni in alcune zone del nord Italia e del Tirolo, avesse al suo interno un mescolanza di suoni nordeuropei, ma un grammatica vicina a quella del dialetto veneto. Un simbolo di glocalità che ben rappresenta il sentimento di essere legati alla proprie radici, ma volenterosi di condividere e crescere in un ambiente multiculturale. Non si tratta di un concept album. La sperimentazione timbrica è l&#8217;elemento centrale di questo lavoro e l&#8217;abbiamo ricercata con suoni e materiali provenienti dalla natura insieme a strumenti tecnologici che da sempre ci appassionano.</p>
<p><strong>Vi avvalete nel disco di numerose collaborazioni con artisti locali ed internazionali: com’è nato e come si è evoluto l’incontro con queste diverse realtà?</strong> Ekat Bork è un&#8217;artista russa emergente uscirà a breve con il disco di debutto che è stato prodotto artisticamente e registrato da Francesco. Una gran voce e una grande artista che abbiamo voluto per il brano femminile del disco. I Reanimation Squad sono un progetto di nostri amici che fanno un rap molto potente. Spike è ghanese e Michael italo/canadese e quindi erano perfetti per Kubla Khan, nel quale volevamo aggiungere delle rima serrate. Bologna Violenta lo abbiamo contattato perché in Trolls volevamo un arrangiamento d&#8217;archi insolito e ci sembrava la persona perfetta. Si è preso bene sovraincidendo violini, viole e violoncelli passandoli per nastri e ottenendo un risultato per noi perfetto. Spano è un trombettista fantastico con il quale avevamo inviato a collaborare per altri progetti  e appena c&#8217;è stata l&#8217;occasione abbiamo registrato insieme un po&#8217; di take che poi abbiamo utilizzato all&#8217;interno di Pach Un Khnottn. Martino Cuman è un amico e superbo musicista, ci siamo fatti una giornata insieme e registrato un po&#8217; materiale ancor nelle prime fasi di produzione del disco che poi abbiamo utilizzato per le versioni definitive di The Kingdom Pt.1</p>
<p><strong>In “Hòltzar” troviamo suoni tra i più disparati che arrivano direttamente dall’India o dal giardino di casa. Che strumenti avete utilizzato per realizzare il disco? </strong>Tanti suoni concreti presi da pentole, scodelle, utensili vari, chiodi, porte, rami, rumori, foglie, cicale, uccelli e più ne ha più ne metta. Diversi strumenti indiani tra i quali Srutibox, Esraj, Santoor che Francesco ha recuperato in alcuni viaggi in India e dei quali pur non sapendoli suonare abbiamo voluto giocare con il loro timbro fortemente caratteristico. Abbiamo poi spesso usato strumenti informatici come Max/Msp e CSound per l&#8217;elaborazione di tutti questi materiali raccolti e campionamenti da cassette e vinili di qualunque tipo. Infine i nostri &#8220;vecchi&#8221; ferri: chitarre, pedali, batterie analogiche ed elettroniche, bassi, voci e sintetizzatori.  Il tutto lo abbiamo registrato e mixato in casa utilizzando tutte le stanze che potevamo occupare, il garage e il giardino. Siamo andati poi a Londra agli Alchemy Mastering da Matt Colton per il mastering del cd e &#8220;tagliare&#8221; il vinile.</p>
<p><strong>L’album è stato un po’ concepito secondo la filosofia del DIY, e voi stessi avete curato e seguito in più aspetti la creazione del lavoro finale. Quanto è importante per voi l’immagine e il concept che si realizzano intorno a questo disco? </strong>Per curare l&#8217;artwork del disco abbiamo scelto di lavorare insieme a Boitier. un artista proveniente dalla street art che utilizza esclusivamente materiale analogico per le foto e agenti naturali per lo sviluppo e la stampe delle pellicole. Volevamo rappresentare il flusso dei diversi materiali utilizzati per la costruzione del sound di &#8220;Hòltzar&#8221; e abbiamo quindi pensato che una ricerca dell&#8217;immagine nello stesso senso sarebbe risultata in un valore aggiunto. Per tutto il resto, anche dal punto di vista dell&#8217;immagine ci piace arrangiarci e improvvisarci grafici, web designer e videomaker. Ci divertiamo ed è un buon metodo per imparare nuove cose che nella vita possono sempre tornare utili!</p>
<p><strong>Quanto sono cambiati i Phinx dall’uscita di Login? Quale percorso vi ha accompagnato per arrivare alla realizzazione di questo ultimo lavoro? </strong>Sicuramente molto, come è normale e giusto che sia. Si cresce, si prende meglio coscienza dei propri mezzi e dei propri obiettivi. E&#8217; stato un percorso che è partito dalle tante date che abbiam fatto con il disco scorso e che ci hanno permesso di entrare in contatto con tante persone e diverse realtà per mettersi al lavoro di un nuovo disco con un nuovo bagaglio di esperienze e una nuova consapevolezza. Abbiamo poi composto, scritto, registrato e mixato il disco completamente da soli senza nessuna presenza esterna ad influenzarci. Una scelta se vogliamo anche discutibile, ma era quello che volevamo e di cui personalmente avevamo bisogno.</p>
<p><strong>Ora basta parlare di musica in senso lato, ed investighiamo sul vostro legame col territorio. I Phinx sono un progetto nato e cresciuto a Bassano del Grappa, condividete con Sound and Vision la cittadinanza. Come vive secondo voi la musica la nostra città? </strong>Bassano è una realtà attiva e dinamica anche se il momento non è uno dei più facili per chi fa musica. Le band hanno un pò meno spazi di qualche anno fa, ma sono molte le persone motivate e che si danno da fare per la musica dal vivo e per i giovani. Servirebbe però più curiosità da parte di tutti nel voler andare a scoprire cose nuove, senza accontentarsi solo di quello che già conosciamo. Ci sono proposte giovani, interessanti e di vari generi musicali, dal noise all&#8217;hip hop, dall&#8217;elettronica al rock che richiedo spazi, ma soprattutto l&#8217;interesse della gente.</p>
<p><strong>Siete un band italianissima, eppure al di là dei testi, si sentono moltissime influenze internazionali nei vostri pezzi. Avete una propensione esterofila? </strong>In Italia c&#8217;è tanta roba buona, ma sicuramente pochi canali e poco interesse per le nuove proposte e ancor di più per quelle anglofone. Detto questo ci piace sentirci più europei che italiani e non porsi limiti musicali limitandoli ai dei confini di qualunque nazione.</p>
<p><strong>Per concludere… cosa ancora ci tenete nascosto? Quali i progetti per l’ immediato futuro? </strong>Per il futuro prossimo il progetto è: LIVE. Si inizieranno i concerti e sarà un bella sfida riprodurre questo disco dal vivo. Stiamo lavorando molto in questi giorni per ultimare il tutto e crediamo in un ottimo risultato. Speriamo di girare molto, in Italia e fuori.</p>
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		<title>WU-TANG CLAN in ITALIA!</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 07:56:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Pensavalle</dc:creator>
				<category><![CDATA[Upcoming Events]]></category>
		<category><![CDATA[Enter the Wu-Tang (36 Chambers)]]></category>
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		<description><![CDATA[REUNION TOUR PER CELEBRARE I VENT’ANNI DALL’USCITA DEL LORO DISCO D’ESORDIO &#60;&#60;Con “Enter the Wu-Tang (36 Chambers)&#8221; il Wu-Tang Clan, negli anni &#8217;90, avrebbe contagiato il resto dell’ hip-hop e dell&#8217;R'&#38;&#8217;B come un virus incrollabile&#62;&#62; (Rolling Stone &#8211; U.S.A) Basterebbe questa frase per spiegare la portata di questo (super)gruppo hip hop che si esibirà – per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/03/WTC.jpg"><img class="size-full wp-image-5529 alignnone" title="WTC" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/03/WTC.jpg" alt="WTC WU TANG CLAN in ITALIA!" width="591" height="394" /></a></p>
<div>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong>REUNION TOUR PER CELEBRARE I VENT’ANNI DALL’USCITA DEL LORO DISCO D’ESORDIO</strong></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><strong><em>&lt;&lt;Con “Enter the Wu-Tang (36 Chambers)&#8221; il Wu-Tang Clan, negli anni &#8217;90, avrebbe contagiato il resto dell’ hip-hop e dell&#8217;R'&amp;&#8217;B come un virus incrollabile&gt;&gt; </em></strong><strong>(Rolling Stone &#8211; U.S.A)</strong></p>
<p style="text-align: left;">Basterebbe questa frase per spiegare la portata di questo (super)gruppo hip hop che si esibirà – per una data unica &#8211; <strong><span style="text-decoration: underline;">Sabato 13 Luglio al City Sound (Ippodromo del Galoppo) di Milano.</span></strong><br />
Il <strong>WU-TANG CLAN</strong> è uno dei gruppi fondamentali della musica urban, coloro che, con successo, hanno inventato e definito il suono &#8220;New York&#8221; rap dagli &#8217;90 in poi, influenzando senza possibilità di replica gli artisti emersi in seguito. Nel 1993 debuttarono con lo straordinario capolavoro &#8220;Enter the Wu-Tang (36 Chambers)&#8221;, album d’esordio che li impose di diritto nel circolo degli immortali del genere.<br />
Oggi, a distanza di vent’anni esatti dall&#8217;uscita, il progetto originale si riunisce per un tour celebrativo che vede tutti i componenti del Clan sul palco: &#8220;The originally  line up&#8221;: RZA, GZA/Genius, Method Man, Raekwon, Ghostface, Inspectah Deck, U-God e Masta Killa.<strong> </strong>Il Wu-Tang è fin dall&#8217;esordio una &#8220;posse&#8221; di nove ragazzi dei ghetti newyorkesi, &#8211; benché oggi all’appello manchi Old Dirty Bastard (deceduto nel 2004) &#8211; che iniziano a rappare e produrre musica sfornando un disco d&#8217;esordio innovativo e unico nel panorama di allora, soprattutto nella grande mela, culla dell&#8217;hip hop, il cui movimento era in crisi d’identità rispetto al durissimo rap della West Coast, sostenuto con orgoglio dai NWA, dal giovanissimo Snoop Dogg e da Dr.Dre.</p>
<p style="text-align: left;">Il Wu-Tang Clan ebbe modo di “ribaltare le regole del gioco”, riuscendo così a creare un immaginario nuovissimo per la East Coast, composto sia da temi caldissimi, quali droga, violenza, sessualità spinta, racconti di &#8220;gesta&#8221; di strada sia da metafore che si ispiravano all&#8217;Estremo Oriente e alle arti marziali.Lo stesso nome del gruppo ha un significato &#8220;culturale&#8221; ricco di simbologie, identità mutevoli, spiritualità, numerologia e riferimenti alle arti orientali che determinano un vero e proprio concept del progetto: temi quali lo “spirito Shaolin” o quello dei guerrieri, non sono semplicemente metafore, ma dei veri e proprio principi organizzativi del gruppo (ne parla anche un libro &#8220;The Wu-Tang Manual&#8221;; otto persone diverse che lottano insieme nella quotidianità, in studio e sul palco, ognuno con le proprie caratteristiche (di combattimento..)</p>
<p style="text-align: left;">Ogni membro del clan ha, infatti, un proprio stile riconoscibile che anche musicalmente: c&#8217;è Raekwon, che il pubblico italiano ha apprezzato dal vivo qualche tempo fa, c&#8217;è Ghostface (forse il più talentuoso del gruppo), per non parlare delle atmosfere junkie di Method Man: questi primi tre MC hanno avuto carriere soliste e collaborazioni sfolgoranti, dimostrando, fin dall&#8217;esordio, un’abilità stilistica e una proprietà di linguaggio unica e tuttora in evoluzione. Continuando troviamo THE GZA, rinomato per le sue alchimie e metafore sul mondo degli scacchi, Masta Killa, Inspectah Deck e U-GOD, che non hanno avuto un successo clamoroso da solisti, ma che sono ottimi gregari soprattutto dal vivo. Infine THE RZA, la mente filosofica del gruppo e produttore, la cui carriera oggi altalena tra musica e cinema; ha, infatti, recentemente esordito come regista con il suo film &#8220;The Man With The Iron Fists&#8221;, guardacaso, sulle arti marziali, il cui produttore esecutivo è “quel” Quentin Tarantino che tanto lo ha voluto per ideare la colonna sonora della saga di Kill Bill.</p>
<p style="text-align: left;">A distanza di vent’anni, con 50 milioni di dischi venduti, un nome divenuto un brand senza tempo e una formazione artistica unica, possiamo affermare che &#8220;36 Chambers&#8221; rappresenta qualcosa in più di una prova d&#8217;esordio. I rapporti tra i membri del &#8220;clan&#8221; – com’è possibile immaginare &#8211; non sono mai stati sereni e ricchi di spirito di squadra, neanche all&#8217;inizio della loro carriera (che insieme li ha visti produrre cinque album in studio). Anche per queste ragioni, questo anniversario ha colpito un po&#8217; tutti nonostante i membri del gruppo &#8211; parlando del tour che passerà anche in Italia il 13 luglio &#8211; hanno confermato che l&#8217;idea di far uscire il sesto disco in studio non è un&#8217;ipotesi ma una realtà confermata (alcune registrazioni del disco sarebbero già avvenute). Intanto godiamoci lo show italiano che sarà un lungo viaggio nella storia del Clan. La giornata si completerà con un altro gruppo internazionale che presto comunicheremo.</p>
<p style="text-align: left;">Dettagli:</p>
<p style="text-align: left;"><strong>Wu-Tang Clan &#8211; UNICA DATA ITALIANA &#8211; 13 luglio, 2013</strong> – City Sound@ Ippodromo del Galoppo, MILANO</p>
<p style="text-align: left;">Apertura porte: ore 19.00  &#8211; Inizio concerti: ore 21.00 &#8211; Biglietti: € 35,00 + diritti di prevendita</p>
<p>Biglietti in cassa la sera dello show: € 42,00</p>
</div>
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		<title>BAUSTELLE</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2013 13:52:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Del Moro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Live Review]]></category>
		<category><![CDATA[The Hub]]></category>
		<category><![CDATA[baustelle]]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Bianconi]]></category>
		<category><![CDATA[teatro Europauditorium]]></category>

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		<description><![CDATA[BAUSTELLE @ Teatro Europauditorium (17.03.2013) di Francesca Del Moro Atroce nel senso di bello. Così definirei il concerto di questa sera al teatro Europauditorium di Bologna. Una frase un po’ bizzarra, lo so, ma non è colpa mia. L’ha usata Francesco Bianconi a proposito di “Avec le temps”, il brano di Léo Ferré di cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/03/baustelle.jpg"><img class="size-full wp-image-5505 alignnone" title="baustelle" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/03/baustelle.jpg" alt="baustelle BAUSTELLE" width="950" height="559" /></a></p>
<p>BAUSTELLE @ Teatro Europauditorium (17.03.2013)<br />
<em>di Francesca Del Moro</em></p>
<p>Atroce nel senso di bello. Così definirei il concerto di questa sera al teatro Europauditorium di Bologna. Una frase un po’ bizzarra, lo so, ma non è colpa mia. L’ha usata Francesco Bianconi a proposito di “Avec le temps”, il brano di Léo Ferré di cui ha offerto una toccante interpretazione in italiano, e io gliela rivolto contro, per vendicarmi dell’atroce bellezza con cui lui e i suoi ci hanno colpiti per circa due ore. Lo devo dire: ho pianto. E non per un momento di commozione, non per la durata di una canzone. Ma per interminabili minuti, cominciando con “L’aeroplano”, andando avanti con la cover appena citata, riprendendomi un attimo per arrivare quasi a singhiozzare con “Alfredo”. Mi era capitato altre volte, lo confesso, soprattutto al cinema, o all’opera, ma mai a un concerto. E per di più di musica leggera. Se poi la musica dei Baustelle possa essere definita in questo modo è tutto da discutere. Io so solo che fin dall’aprirsi del sipario, sulle note inquietanti di “Fantasma (titoli di testa)”, ho un peso indefinibile sul cuore.</p>
<p>Sarà stato tutto questo foscoliano passeggiare tra le tombe, il prendere le misure della vita avendo sempre la morte come punto di riferimento. Saranno stati questo continuo danzare con il suicidio (“La guerra è finita”, “Charlie fa surf”), le visioni apocalittiche tra Gaber e Morricone (“Maya colpisce ancora”, “L’estinzione della razza umana”), il “memento mori” che giganteggiava dietro i musicisti nella forma dell’immagine di copertina del disco. Il volto di una bambina con gli occhi chiusi adagiata a terra, con i capelli fiammeggianti frammisti alle penne di un merlo (una delle perle nere nella neve de “Il finale”) o, più probabilmente, di un corvo, magari quel “Corvo Joe” che indossa le tenebre come abiti. Ma se le guardi da lontano, le penne possono sembrare scarafaggi, rendendo l’immagine ancora più disturbante, come se gli insetti fossero pronti ad appropriarsi della carne morta della bambina.</p>
<p>“Senza morte non c’è vita”, come si dice nella vibrante murder ballad “Contà l’inverni”, e in questa frase sta forse il senso del concerto, nonché dell’ultimo concept album dei Baustelle. Un disco che in molti hanno salutato come un capolavoro e a cui altri hanno rimproverato un’eccessiva magniloquenza. Se è vero che, al primo ascolto, FANTASMA può risultare disorientante e pomposo, il concerto trasmette un’impressione completamente diversa. Spariti la ponderosa orchestra sinfonica e gli arrangiamenti sovraccarichi del disco, i dieci musicisti sul palco ci hanno regalato un’esperienza profondamente intima, grazie al risalto dato all’intreccio voce-piano (“Nessuno”, “Radioattività”) o voce-chitarra (“L’aeroplano”), ai rimandi di percussioni variegate e variopinte, tra cui spicca la marimba, ai momenti solenni affidati all’organo. Indimenticabile il flauto traverso a tratti trasognato, che si fa paradigma della caducità suonando come polvere soffiata via, e soprattutto la tromba magnifica che ora scava pozzi di malinconia (“Diorama”), ora prorompe in tripudi felliniani (“Cristina”) ora riporta alla mente le sigle dei cartoni animati giapponesi degli anni ’80 (“Maya colpisce ancora”). Emozionanti sono le due voci maschile e femminile, struggente e quasi lirica quella di Rachele, che ne “L’aeroplano” ti strappa via la pelle, e sempre più vicina a De André quella di Francesco, soprattutto in “Nessuno”. Del resto l’atmosfera è la stessa dell’ultimo tour teatrale di Faber, ma in certi momenti viene in mente anche il teatro-canzone di Giorgio Gaber.</p>
<p>Al centro dell’esperienza di stasera è il ripiegamento esistenziale dell’individuo posto di fronte all’effimero ma inestimabile valore del proprio vivere in un mondo che fa perdere il contatto con ciò che conta. Come avverte la voce meravigliosa di Rachele in “Monumentale”: “Quindi lascia perdere i dibattiti, la rete, i palinsesti per un giorno non studiare, non chattare, ma piuttosto stringi forte chi ti ama, fra le mute tombe del monumentale, non c’è Dio e non c’è male, solo vaga oscurità”. L’amore, la morte, l’assenza di Dio, l’oscurità che avvicina a se stessi. Sono temi universali, in cui si rischia di bruciarsi, cadendo nel banale. Ma i Baustelle si rivelano all’altezza dei propri obiettivi. Più che all’adorato Baudelaire, il concerto fa pensare al Leopardi della “Ginestra”, citata in “La Morte (non esiste più)”. Leopardi poeta grandioso e sincero, didascalico e commovente. Perfetta sintesi degli ossimori come sono i Baustelle. Che non di rado creano stranianti cortocircuiti semantici, raccontando un suicidio adolescenziale con uno sferzante ritmo pop (“La guerra è finita”), auspicando un’Apocalisse con una musica da b-movie catastrofico ne “L’estinzione della razza umana”, miscelando colonne sonore da film western e vocalizzi liturgici in “Fantasma (titoli di coda)” e infine ripensando in chiave romantica la super-hit “Charlie fa surf” (maledetta, continuo a canticchiarla) con l’inevitabile conseguenza di intonare “Andate a farvi fo-o-o-ttere” come fosse il più melenso dei “T’amerò per sempre”.</p>
<p>Non di rado i brani lasciano spazio a grandiose code strumentali che non sfumano ma avanzano in crescendo e si chiudono all’improvviso, come un tappo che chiude di colpo una bottiglia da cui schizzava fuori la bevanda. La cornice del teatro è l’ideale per apprezzare una musica come questa, con la dovuta concentrazione, complici le luci attentamente studiate che restano spesso fisse, perlopiù viola o dorate, e a volte saettano bianche, ipnotizzano con effetti stroboscopici o invitano all’introspezione imitando i raggi che filtrano dalle tapparelle.</p>
<p>“Andarsene per sempre. Andarsene da qui. Andarsene così”: sono i versi perfetti per congedarsi dopo un concerto intenso e a tratti straziante come un’opera pucciniana. E, mentre i musicisti salutano alla fine, tutto il pubblico si alza in piedi ad applaudire. Bello, davvero bello. Nel senso di atroce.</p>
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		<title>DAVID BOWIE &#8220;THE NEXT DAY&#8221; CONTEST</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 07:45:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Daniele Pensavalle</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#160; SOUND AND VISION &#8220;THE NEXT DAY PHOTO CONTEST&#8221; Sound And Vision Magazine regalerà 10 poster giganti (60x60cm realizzati in edizione limitata su PVC) disegnati  appositamente per l&#8217;uscita del nuovo disco di David Bowie &#8220;The Next Day&#8221;. Le condizioni per aggiudicarsi questo poster sono molto semplici: 1) inviateci una vostra foto con il disco THE [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/03/salotto02.jpg"><img class="wp-image-5479 alignnone" title="bowie_salotto_next_day" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/03/salotto02.jpg" alt="salotto02 DAVID BOWIE THE NEXT DAY CONTEST" width="948" height="591" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>SOUND AND VISION &#8220;THE NEXT DAY PHOTO CONTEST&#8221;</strong></p>
<p><a href="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/03/poster_721.jpg"><img class="alignleft  wp-image-5484" title="poster_72" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/03/poster_721.jpg" alt="poster 721 DAVID BOWIE THE NEXT DAY CONTEST" width="148" height="146" /></a>Sound And Vision Magazine regalerà 10 poster giganti (60x60cm realizzati in edizione limitata su PVC) disegnati  appositamente per l&#8217;uscita del nuovo disco di <strong>David Bowie</strong> &#8220;The Next Day&#8221;.<br />
Le condizioni per aggiudicarsi questo poster sono molto semplici:<br />
1) inviateci una vostra foto con il disco <strong>THE NEXT DAY</strong>.<br />
Gli scatti più creativi verranno premiati.<br />
<strong>Tutte le foto dovranno pervenire alla mail concorsi[at]soundandvision.it entro e non oltre il 29.03.2013. La comunicazione dei vincitori sarà comunicata il 31.03.2013.</strong></p>
<p>Non perdetevi la possibiltà di aggiudicarvi questo bellissimo poster gigante!!!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sound And Vision Magazine give 10 <strong>DAVID BOWIE&#8217;s giant posters</strong> (60x60cm made in a limited edition of PVC) designed specifically for the release of the new album &#8220;<strong>The Next Day</strong>&#8220;.<br />
The conditions to win this poster are very simple:<br />
1) <strong>Send a photo of yourself with the record THE NEXT DAY</strong>.<br />
The more creative shots will be rewarded.<br />
All photos must be sent to the email concorsi[at]soundandvision.it  no later than 29.03.2013. The communication of the winners will be announced on 31.03.2013.</p>
<p>Do not miss the chance to take down this beautiful DAVID BOWIE&#8217;s giant poster!</p>
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		<title>TEHO TEARDO &#8211; &#8220;Music, film. Music&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Mar 2013 22:05:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesca Del Moro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/03/teo_t.jpg"><img class="size-full wp-image-5496 alignnone" title="teo_t" src="http://www.soundandvision.it/wp-content/uploads/2013/03/teo_t.jpg" alt="teo t TEHO TEARDO   Music, film. Music" width="950" height="453" /></a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Teho Teardo &#8220;Music, film. Music&#8221;</strong></p>
<p>Etichetta: Spècula &#8211; Uscita: Novembre 2011 <em>di Francesca Del Moro</em></p>
<p>In principio era la musica, poi la musica si è unita al film, come un soffio vitale carico di tensione e bellezza, e la musica è quel che rimane alla fine, staccandosi dall’opera di cui è molto più che un commento sonoro, un’integrazione, una sottolineatura. La musica di Teho Teardo sopravvive e ti rimane attaccata anche dopo che le luci si sono accese e sono passati i titoli di coda. La musica ti accompagna fuori dal cinema e ti cammina accanto, gli archi continuano a sfiorarti, le corde nervose di basso e chitarra elettrica ti vibrano sottopelle, impalpabili percussioni ed effetti elettronici si sovrappongono al battito cardiaco. Ed è questo che mi è accaduto mentre tornavo a casa dopo aver visto “Diaz”: il corteo di chitarre e archi di “Stare a guardare”, che seguiva il pullman con a bordo i dimostranti stranieri, umiliati e feriti nel corpo e nell’anima e poi espulsi dalla nostra incivile patria, continuava a scandire i miei passi lungo la strada. La musica era la stessa che idealmente aleggiava nell’aria in quei giorni del luglio 2001, a Genova.  E, ogni volta che mi capita di ripensarci, riaffiora ostinata insieme ai miei ricordi.</p>
<p>Teho Teardo evita di guardare le scene del film per trarne ispirazione, ma scrive sulla base della sceneggiatura in modo da svincolarsi dalla logica del commento musicale: preferisce vivere a suo modo il tema della pellicola, ed ecco perché la sua opera rimane autonoma, esiste prima e dopo le immagini. La musica, il film e ancora la musica. È questo il senso di “Music, film. Music”, il titolo della raccolta di brani tratti dalle sue colonne sonore più belle. Non ci sono “Diaz” e “La nave dolce”, usciti successivamente, ma mi sento di consigliare questo album a chiunque decida di avvicinarsi a questo artista per poi approfondire altre opere della sua sterminata produzione. “Il gioiellino”, “Una vita tranquilla”, “Gorbaciof”, “Il divo”, “L’amico di famiglia”, “Lavorare con lentezza” fanno la storia del cinema italiano di questi ultimi anni e sono solo alcune delle pellicole impreziosite dalla musica di Teho Teardo. Che crea audaci sinergie tra archi ed elettronica avvalendosi della collaborazione di artisti straordinari, quali Alexander Balanescu al violino, e Martina Bertoni ed Erik Friedlander al violoncello.</p>
<p>Teho si dichiara da sempre affascinato dagli archi, strumenti legati alla tradizione che lui ama reinterpretare portandoli in contesti insoliti, diversi da quelli classici. Gli piace avvertire il senso di pericolo e la tensione che nascono dall’idea di “profanare” questi strumenti, tirandoli giù dall’Olimpo musicale per costringerli a eseguire parti in cui non riescono a suonare correttamente, a interagire con chitarre elettriche e sintetizzatori. È questa la chiave della sua musica originale e immediatamente riconoscibile. Lui, che nasce come chitarrista per poi estendere la sua vocazione all’elettronica, in questo disco suona una serie infinita di strumenti  (chitarra, basso, Rhodes, piano, sintetizzatori, onde martenot, theremin, ecc…  ) e in due brani coinvolge due voci particolari: quelle di Elio Germano e Blixa Bargeld. In “Stanotte cosa succederà”, il primo sorprende con un bel testo e un cantato rap accattivante che si appoggia a un vorticare d’archi, mentre Blixa Bargeld regala le parole e la sua meravigliosa voce da crooner a “A Quiet Life”, una canzone ti abbraccia, ti accarezza, mette in moto speranze e pensieri positivi. Impossibile non innamorarsene.</p>
<p>Come è impossibile non innamorarsi di questo disco, e di qualunque cosa esca dalla mente e dalle mani di Teho Teardo, che non solo scrive splendide colonne sonore che gli sono valse prestigiosi riconoscimenti e l’appellativo di “nuovo Morricone”, ma realizza anche musiche per il teatro e vanta una corposa discografia di impronta industrial con varie band. Di recente ha pubblicato l’album “<em>Music for Wilder Mann”, </em>ispirato al lavoro di Charles Fréger sulla figura dell’uomo selvaggio e al momento sta ultimando un disco insieme a Blixa Bargeld. E, nonostante tutto, trova anche il tempo di intrattenere rapporti con i fan attraverso Internet, non facendo mai mancare una risposta calorosa a chiunque gli attesti la sua stima<em>. “Music, film. Music” </em>è il disco ideale per scoprire Teho Teardo, un disco imperdibile che conferma le parole di Colin Newman, il leader degli Wire<em>: “Musicalmente Teho riesce a trattare la bellezza come pochissimi sanno fare”.</em></p>
<p><strong>TRACCE</strong></p>
<p><strong>Da “Il gioiellino”</strong><br />
<em>Day One<br />
I’m Gonna Live Anyhow Until I Die</em><em><br />
If You Die, You Die</em><strong></strong></p>
<p>Da “Una vita tranquilla”<em><br />
Nemmeno io<br />
A Quiet Life<br />
Echo’s Bale</em></p>
<p><strong>Da “Gorbaciof”</strong><em><br />
Leccami le ferite<br />
Finale con Tiepolo</em></p>
<p><strong>Da “Il passato è una terra straniera”</strong><em><br />
Brake<br />
È passato<br />
Stanotte cosa succederà</em></p>
<p><strong>Da “Il Divo”</strong><em><br />
Fissa lo sguardo<br />
Che cosa ricordare di lei?<br />
La corrente</em></p>
<p><strong>Da “La ragazza del lago”</strong><em><br />
S/Nord<br />
Ciuspi<br />
International Rustic</em></p>
<p><strong>Da “L’amico di famiglia”</strong><em><br />
Miss Agropontino<br />
Sarà per voi<br />
Il mio ultimo pensiero</em></p>
<p><strong>Da “Lavorare con lentezza”</strong><em><br />
Munfried</em></p>
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