“Essere sotterraneo” Mondo Naif

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“Essere sotterraneo”:
il dirompente esordio dei
Mondo Naif.
Album review di Davide Visentin

Con questo disco il power trio trevigiano esplode il primo colpo e risolleva il morale, specialmente in questo periodo post sanremese di “depressione da rocker”: è l’underground che mi deflagra nelle orecchie e mi ricorda che la musica italiana grazie a dio è già oltre a Finardi e Celentano. L’opening narrata del disco, forse un po’ sopra le righe, esprime in realtà tutta la solennità di un album che vuole essere bomba incendiaria, armata dalla volontà di emergere, dalla rabbia buona dell’underground e dalla determinazione di tre giovani musicisti, studenti a tempo perso. E allora un pezzo come “La terra trema”, nonostante la “godaneria” [ndr. Cristiano Godano, cantante dei Marlene Kuntz...] dei testi eterei e poco incisivi a livello di senso, ti fa capire in un attimo che genere di disco hai per le mani e quanto baccano possano fare questi tre. Il disco viaggia su due binari che ne influenzano il suono complessivo ed il risultato finale: “Violenta” e “Deuteria” ad esempio, sono due pesanti cavalcate stoner degne dei migliori Kyuss – con una strizzata d’occhio al noise puro e duro – mentre pezzi come “Eloise” ammiccano al grunge e ai primi Verdena. Il resto è un dimenarsi felino tra sonorità metalliche e ritmi infernali, stop & go psichedelici e soluzioni artistiche che, unica pecca, troppo spesso chiamano in causa gruppi come i Qotsa o gli Eagle of Death Metal; straordinaria eccezione “Boblalito”, un vecchio blues con tanto di chitarra in slide dove emerge finalmente un po’ d’anima anche nella composizione dei testi. L’album – dicono loro – segue lo sviluppo musicale della band che in questi tre anni è cresciuta sana e forte: sacrosanto, ma un paio di appunti a questi giovanotti dalle ottime prospettive si possono fare. Intanto una maggior cura per i testi e per la linea vocale potrebbe compensare quel piccolo/grande problema del cantare in italiano – chiedere allo Godown che non produce per scelta gruppi non anglofoni; e poi se è vero che un po’ ogni genere musicale è influenzato da una manciata di gruppi bestiali, uno sforzo in più è richiesto a chi è giovane nel cuore e sulla carta, per costruire sulle spalle dei grandi ed innovare con la propria musica e le proprie invenzioni. Voglio considerare questo primo album come una sorta di esame superato: i Mondo Naif hanno imparato la lezione – dai più grandi, ma anche dai colleghi di zona, come tengono a precisare parlando delle proprie influenze; ma, ancora, la grande band è quella che, superando se stessa ed il genere di riferimento, crea un proprio suono, unico e riconoscibile, traccia del proprio passaggio attraverso la storia della musica del diavolo. Ma chiedere tanto ad un disco d’esordio, francamente, è un po’ da stronzi: anche per me. Bene, bravi, bis. Stay tuned, stay rock!

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