dope dod

dope DOPE D.O.D

Intervista esclusiva ai DOPE D.O.D

a cura di Davide Visentin
Giovani e arrabbiati, questi olandesi volanti  calcano palchi importanti e sfondano le casse dei migliori club underground di mezza Europa. Incontriamo I DOPE DOD e vediamo a che punto sono nella loro scalata al successo, aspettando l’uscita del video di
“Psychosis” feat. Sean Price a fine mese.

Ciao ragazzi. Prima di tutto, com’è nata la band? Vi conoscevate o vi ascoltavate a vicenda prima di decidere per la fusione degli stili? Beh, siamo cresciuti assieme, passando il tempo in strada, fumando e ascoltando hip hop. Facciamo musica assieme da quando eravamo teenager, adesso siamo poco sopra i 20 anni: stiamo appena cominciando …

 Com’è la scena hip-hop olandese al momento e com’è stato crescere come musicisti in un background differente che non è esattamente il Bronx del 1973 (anno di nascita dell’hip-hop moderno)? La scena hip hop e abbastanza ampia in Olanda, ma la maggior parte dei rappers canta in olandese. Noi ci stacchiamo un po’ perché essendo cresciuti da bilingui scriviamo e cantiamo in inglese. Il bronx di quegli anni e la scena americana in generale ovviamente sono molto diversi dall’Europa, ma per certi versi hanno molto in comune. Anche qui in Olanda ci sono criminalità, quartieri malfamati e altra merda, solo che in scala ridotta: così la prima immagine dell’Olanda che uno si fa sono ancora fiori e mulini a vento.

Il vostro pubblico sembra seguirvi sia per il vostro suono mash-up che per i testi molto duri. Com’è nato il vostro sound, quali sono le sue maggiori influenze? E, d’altra parte, perché i vostri testi sono così “pesanti”? Voglio dire, non vale solo per voi, ma sembra davvero che non esista un altro modo di essere ascoltati nel business della musica di oggi.. Le nostre principali influenze derivano dal HH hardcore americano degli anni ‘90 ovviamente: per questo ci piace collaborare con vere leggende come Sean Price, per rendere omaggio a chi ha asfaltato la strada. I nostri testi sono così pesanti perché quello è il nostro stile: la nostra è una battaglia mentale, ed i testi sono l’arma affilata per far fuori l’altro Mc. Anche se sono violenti, hanno un significato e un senso ben preciso, non sono volgari per essere volgari. Non è solo una questione di essere ascoltati.

La Brutality Series è un’idea forte, un legame multimediale intenso tra la vostra musica e la personalità di band che volete presentare. Com’è nata l’idea, il concept dietro alla serie di video? e soprattutto com’è nata la collaborazione con un giovane regista molto promettente come Van Der Linden? Lui fa parte della crew, tutti quelli che collaborano per i nostri video sono “fratelli”, ed è da loro che vengono moltissime buone idee a riguardo: il loro talento filmico si mescola perfettamente con le nostra capacità di scrivere e di pensare a diversi concept, e il tutto va a creare il nostro mondo visivo.

Questa domanda arriva direttamente da alcuni nostri lettori: qual è per voi, se esiste, il nesso tra libertà creativa e droghe? Pensate che la musica sarebbe oggi diversa se i geni musicale del nostro tempo non fossero stati in qualche modo consumatori abituali? Puoi comporre da strafatto esattamente come da sobrio: la vera musica viene dall’anima. Poi che l’erba e la musica si sposino molto bene, questo è un altro discorso (ride)… Ma, droga o no, gli artisti leggendari avrebbero comunque scritto cose meravigliose: la magia sarebbe successa lo stesso.

Dall’indipendenza alla Dutch Down, e adesso la collaborazione con la Rough Trade Distribution che porterà il vostro “Branded” sugli scaffali dei negozi di dischi di tutta Europa. In che modo pensate che l’avvicinarsi al mainstream possa avere effetto sulla vostra musica e come pensate di gestire il successo senza “farvela addosso”  (shit the bed)? Ahahah (ridono) No, la cosa non ci disturba, è fantastico crescere e arrivare ad essere ascoltati da un pubblico sempre più ampio. Continueremo a fare quello che facciamo indipendentemente dall’etichetta: liberi, fino all’ultimo respiro (“till the very end”).

L’estate scorsa è stata un vero punto di svolta per voi: voglio dire, vi ho visto aprire per i Cypress Hill a Padova, che figata è stata? Si, la scorsa estate abbiamo fatto un sacco di festival in tutta Europa, e la nostra esperienza in live è decisamente cresciuta: i nostri show migliorano a vista d’occhio e con questo ultimo disco porteremo i nostri live al livello superiore, grazie all’utilizzo di video ed effetti anche durante gli spettacoli.

Un’ultima cosa. Credete di essere seguiti sul web perché siete così bravi, o siete così bravi perché siete così popolari in internet? Voglio dire, i numeri sui social continuano a crescere… quant’è lusinghiero questo? Internet è solo un altro dei vari media al mondo: visto che i classici canali mainstream come le radio sono controllati da specifici gruppi di persone che non passano mai roba underground, il web è una via per raggiungere chiunque voglia sentire qualcosa di diverso, un sacco di persone. Cioè, insomma, qualsiasi cosa funzioni per portare la tua roba li fuori, giusto? Peace!

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