Does It Offend You, Yeah? @ Magnolia (MI)

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Does It Offend You, Yeah? @ Magnolia (MI) di Fabrizio Consoli

Does It Offend You, Yeah? sta alla musica come l’avventura di una notte all’amore di una vita: non se ne sentirà mai la mancanza ne’ farà la differenza, ma e’ un piacevole brivido se servita la sera di un venerdì d’estate, ed un peccato rinunciarci. Originario di Reading, il gruppo capitanato da James Rushent e’ in tournee’ in Italia per presentare il secondo lavoro, “Don’t say we didn’t warn you”, uscito a marzo di quest’anno. Piccola parentesi semantica. Gia’ il titolo la dice lunga sul rapporto tra il gruppo e le parole: se infatti quello dell’ultimo album rincalza il primo – altrettanto bizzarro -“You have no idea what you are getting yourself into”, questi mattacchioni internazionali ci hanno abituato al loro giocoso grammelot irriverente già con il nome stesso della band, preso di sana pianta dalle prime parole che il cantante avrebbe sentito accendendo la televisione quando era in procinto di caricare alcuni brani su Myspace. I Does It Offend You, Yeah? si collocano al’interno di quel non-filone definibile per l’appunto solo per termini composti, tipo “nu-rave”, o “dance-punk” (per gli indomabili scettici e generalisti: cross-over) effetto dell’evoluzione di generi masticati e conosciuti in altri non propriamente nuovi e dunque a buon diritto derivativi. Lo stesso calderone in cui nuotano Klaxons e Late of the Pier, giusto per intenderci. Fatto sta che se solo qualche anno fa qualcuno mi avesse detto che una band dalla forte essenza punk sarebbe arrivata al terzo posto della dance-chart inglese, gli avrei probabilmente riso in faccia. Eppure la matrice dance ed il synth – a volte fin troppo presente – sono stati gli ingredienti essenziali anche della performance del gruppo al Magnolia. Cappello peruviano in testa, forse per il freddo fuori stagione (ma davvero un inglese se ne accorgerebbe poi?) e drink sempre a portata di mano, Rushent guida i suoi lungo una serata di musica energica e senza pretese, davanti ad un pubblico fitto che si lascia andare di buon grado ai ritmi di una tribalita’ rivisitata. Scanzonati, a volte prevedibili, aggressivi ma ammiccanti, i Does It Offend You, Yeah? non nascondono la loro precisa intenzione di divertire, e lo fanno riversando sul pubblico un’immane quantità di suoni sintetici e di elettronica indisponente. D’altro canto non si fanno trovare impreparati ed il pezzi, laddove suonati, sono suonati bene. Dunque una musica ricreativa e dalla complessità ridotta, che anche dopo l’accenno di una tregua riflessiva – l’inizio di “We Are the Dead” torna alla sua funzione primaria ed esplode in una pioggia di suoni lunghi ed attorcigliati. Nota di merito al frontman, che dimostra una bella capacità d’interazione col pubblico. I pezzi nuovi, alternati a quelli vecchi si mescolano a meraviglia, probabilmente perché poco si scostano dall’alchimia dell’album di debutto e ne ricalcano quasi totalmente la ricetta dall’efficacia testata. Esco dal Magnolia un po’ turbato. Nell’assalto sonoro che abbiamo subito, seppur di buon grado, non c’era la mia vecchia gloria, il distillato di pugni chiusi e denti digrignati che e’ “Dawn of the dead”. Non l’hanno suonata? O forse sono stato io a non sentirla, troppo preso com’ero a immedesimarmi per valutare se anch’io mi sarei sentito a mio agio a girare in modo collerico i potenziometri su una sorta di pianola lunga poco piu’ di mezzo metro. Ma in fondo le dimensioni contano poi davvero? Probabilmente no, di certo – dicono – non nell’avventura di una notte.

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