disconfort

disconfort DISCOMFORT FEST 2012

DISCOMFORT FEST 2012

IN VENETO PER L’HARDCORE E IL GRIND C’E’ ANCORA POSTO

di Marika Zorzi

Ormai e’ un dato di fatto, qua in Veneto i posti che si cagano l’ hardcore – punk e il grind si contano sulle dita di una mano. I locali e i festival li definiscono troppo di nicchia per far soldi e cso (tralasciando i più grossi ormai legati anche quelli alla logica del profitto) gli dedicano una serata ogni tanto magari per accontentare qualche stronzo del collettivo che si e’ stufato di ascoltare reggae. In ogni caso la situazione resta uno schifo totale e per trovare concerti decenti bisogna, molte volte, spostarsi nella più prospera emilia romagna. Ma, come dicono i vecchi saggi, dal letame nascono i fiori e cosi e’ stato per il Discomfort fest. Sei gruppi in un casolare (La Primula Rossa) in mezzo alla natura a Mareno di Piave, in provincia di Treviso, con birrette, entrata a pochi euro e cibo vegan cucinato con amore. Si inizia il tardo pomeriggio con i Vetro, quintetto di Venezia che suona un hardcore simpatico e tirato. A seguirli un gruppo grind di recente formazione ma non formato certo da novellini.

I Corporation of Consumato, dopo un anno in sala prove, hanno già sfornato un demo di sette pezzi che aprono le orecchie e, in live non deludono. La voce di Borni sovrasta le due chitarre di Tiziano e Cesare che creano un schiaffo sonoro con il basso di Barney e la batteria di Baietto. Suonano per circa quaranta minuti senza tirare fiato. Per aver fatto pochi concerti, i ragazzi, provenienti dalle province di Vicenza, Padova e Treviso, sono un’ottima promessa che può solo che migliorare. Dopo i C.O.C., uno dei gruppi che ultimamente preferisco: i Culto del Cargo. Testi introspettivi di tutto rispetto che si allontanano dal banale “fuck questo e fuck quello”, sostenuti da una base strumentale che viaggia tra pezzi sparati, stacchi e ancora velocità . Niente male. Dal crust bello pesto dei Culto all’hardcore made in Firenze dei Carlos Dunga. I toscani propongono un trashcore con tematiche quasi prevalentemente calcistiche. Ritmica e assoli tamarri rendono questo gruppo schietto e diretto. A suonare per quarti sono i Jesus ain’t Poland. I modenesi sono tra i migliori gruppi grind in circolazione, e non solo in Italia. Un muro di suono che viene avanti rompendoti la faccia senza darti tempo per respirare. Ogni concerto è una cannonata.

Spaziando dai pezzi del primo disco a quelli di Freiheit macht  frei, questo gruppo dal vivo non ha nulla da invidiare ai grandi nomi del genere. A concludere la serata sono i Gelo. Un gran concerto per i ragazzi da Treviso che sono una schiaccia sassi crust impazzita. Ritmi serrati e furiosi per un suono violento grazie alla sequenza incalzante della batteria, agli ottimi giri di basso e passando per il solito eccellente lavoro delle chitarre. Tra pochi giorni partiranno per un tour di due settimane con gli Homo Homini Lupus che li vedrà in giro per l’Europa. Un’ottima opportunità, meritata senza ombra di dubbio.

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