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DAVID BOWIE : BLACKSTAR
Recensione dell’ultimo disco di David Bowie

INCIPIT
Doveva essere una delle mille chiamate che spesso dai call center arrivano per proporti mille offerte ed opportunità, invece quello 02….. : Daniele Pensavalle? Si sono io… ero lì pronto con la solita frase di rito : “grazie non sono inte…r…ssto… “. Stavolta era diverso: “Salve è la Sony Italia attenda le passo Paola”. Un gesto incondizionato faceva in modo che la mia mano destra arrivasse al collo come per aggiustarmi il nodo della cravatta, che non la porto più dall’ultimo incontro che ebbi a Milano con Lou Reed nel 1997. Questo gesto era solamente dettato inconsciamente dall’idea che il momento importante era arrivato ed io dovevo farmi trovare pronto, anzi ero pronto, intuendo benissimo il motivo di quella tanto desiderata chiamata.

2 Dicembre 2015 – Ore 11.00
Assieme alle mie compagne di avventura Eleonora Bagarotti e Camilla Fascina, veniamo gentilmente accompagnati in una saletta al 4° piano e sorpresa delle sorprese, non siamo soli!
Un folto numero di giornalisti, tra cui l’amico Leo Mansueto, occupavano già i divanetti, chiaramente i posti migliori a causa dei nostri 5 minuti di ritardo erano stati già occupati, il nostro ascolto così non sarebbe stato in stereofonia ma in una sorta di monofonia obbligata che mi ha procurato una conseguente mutazione all’orecchio sinistro, proteso a ricercare i suoni che il potente stereo in dotazione alla Sony emanava dallo speaker più lontano.
Non c’è più tempo! Silenzio… la messa ha inizio!

web01 250x377 DAVID BOWIE : BLACKSTAR “The Width Of A Circle”

2 Dicembre 2015 – Ore 11.15
Sarà che il primo brano, la titletrack Blackstar, essendo già edita non ha avuto lo stesso impatto del primo ascolto, è stata da me volutamente “snobbata”. Se ne è parlato così tanto che mi sembra già lontana nel tempo. Condivido in pieno le parole di Walter Bianco che definisce questo ultimo singolo “un intreccio sonoro tra jazz, elettronica di alta classe e pop stralunato e deragliante.”. A mio modo di vedere rimane un brano estremamente coraggioso dove la lunghezza questa volta non è un limite ma una necessità. Una decisa volontà di accompagnare l’ascoltatore in un percorso oscuro, dove un Bowie spettrale e volutamente cupo spaventa e disorienta (provate ad abbassare le luci e ad ascoltarla, non ci vorrà molto per vedere i muri della vostra camera iniziare a sgretolarsi attorno a voi e con loro tutte le vostre certezze), e proprio nel momento in cui vi sembra sia arrivata la fine di tutto Bowie tenderà la mano liberandovi utilizzando quello che di meglio è nel suo repertorio, una melodia commovente. Ma è solo pura illusione, l’ennesimo scherzetto beffardo del nostro eroe.

2 Dicembre 2015 – Ore 11.27
Da adesso in poi non è più possibile barare, se il buongiorno si vede dal mattino, da questo punto la Blackstar dovrà palesarsi e convincermi che non si tratta solo di un enorme buco nero, ma di una supernova in grado di emettere tanta energia quanta è previsto che ne emetta il sole durante la sua intera esistenza, cancellando d’un tratto le luci ad intermittenza che hanno accompagnato Bowie dal suo ultimo capolavoro: era il 1995 con “Outside” ad oggi.

 2 Dicembre 2015 – Ore 11.28
Tis a Pity She Was a Whore primo brano di due già editi come b-side in The Next Day ma all’epoca proposto in forma assolutamente grezza e acusticamente deviante, questa versione mi convince che David non vuole indietreggiare di un solo passo anzi ne compie decisamente un altro in avanti. Il brano prende forma e cambia repentinamente accompagnato da questi assoli di fiati e batterie elettroniche, attese, ripartenze e discese verso attitudini vocali sempre più sicure e nonostante la sua età portano con se una rassicurante evoluzione. Non ho amato il Bowie ultimo, con i suoi salti vocali nel buio soprattutto quando voleva riappropriarsi dei toni più alti, ma in questo brano ritrova quel controllo acquistando così lucidità ed una limpidezza cristallina.

2 Dicembre 2015 – Ore 11.35
L’ho definito il mio pezzo preferito dell’album al primo ascolto. Lazarus è il ponte di unione perfetto tra quello che oggi Bowie ci vuole raccontare di se e un infinito cordone ombelicale che lo tiene ancora una volta legato al passato. Un brano in alcune parti molto vicino a Slip Away di Heathen nella melodia del ritornello, ma che grazie agli assoli del sax (da brividi.. Donny McCaslin dovrebbe ricevere una medaglia al valore per quello che ha fatto in tutta questa produzione), chitarre distorte e sezione fiati alla massima potenza (neanche in Young Americans si era spinto così avanti) donano a questo pezzo un’atmosfera unica. Lazarus rimarrà sicuramente indelebile nei cuori dei fans. I’m in Heaven!

2 Dicembre 2015 – Ore 11.42
Sue (Or in a Season of Crime) già edita. Registrata questa estate, a New York, con l’orchestra di Maria Schneider (compositrice, che ha arrangiato il pezzo). Al sassofono tenore c’è sempre Donny McCaslin e al trombone c’è Ryan Keberle. Riproposta nell’album nella versione accorciata, e secondo me “de-potenziata” dalla natura di jazz sperimentale che ne aveva contraddistinto la versione originale. Sicuramente si amalgama molto meglio con il resto dei brani, e non a caso, credo, sia stata scelta questa posizione nella tracklist, anche perchè da questo momento tutto cambia…

2 Dicweb 250x394 DAVID BOWIE : BLACKSTAR embre 2015 – Ore 11.42
Dopo una immersione nel mondo “dell’occulto” e della sperimentazione estrema, e soprattutto dopo aver realizzato di trovarmi a mio agio in queste sabbie mobili, appena inizia questo quinto brano qualcosa non mi torna, rimango un po’ perplesso al primo ascolto, e sarà necessario un secondo per poter mettere a fuoco questa Girl Loves Me. Riuscirò a capirla definitivamente quando le parole Tony Visconti mi apriranno la mente sull’ennesima strada percorsa per comporre questo ultimo lavoro di David Bowie. La spiegazione sta appunto in Kendrick Lamar! Un hip hop non convenzionale, sperimentale che sta spopolando negli States. Per i seguaci della Black Music il nuovo messia nero. E Bowie ci riprova non dimentichiamoci che in Black Tie White Noise aveva già sperimentato questa strada al fianco di Al B. Sure!. Il brano in se risulta molto gradevole ma forse è anche il più debole dell’album.

2 Dicembre 2015 – Ore 11.46
L’inizio di questa Dollar Days è da : M-A-N-U-A-L-E. Quel furbetto di David si sarà detto e perché non fare un’intro con piano e sax molto simile all’intro di Space Oddity? Ma si dai…facciamolo… di stella nera ce n’è già una, le altre sono ancora luccicanti….
Solo pochi secondi per essere catapultati in una classica ballata alla Bowie, ariosa e per nulla banale, caratterizzata ancora una volta dal un sax sontuoso, che corre negli spazi rincorrendo melodie raffinate e seducenti. Per ovvi motivi non ho potuto approfondire i testi con solo due ascolti, ma credo che (se imbrocco..) questa Dollar Days possa essere la più interessante una volta tradotta. Riportandoci ancora una volta a comprendere questa propensione e/o necessità di Bowie di parlare molto del suo rapporto con la morte e la religione. La  fine e tutt’uno con il l’inizio dell’ultimo brano.

2 Dicembre 2015 – Ore 11.50

Come dicevo non esiste pausa tra Dollar Days e questa  I Can’t Give Everything Away,  e se Lazarus è sicuramente il brano più equilibrato e bello in grado di mettere d’accordo tutti, questo sarà quello che spero farà emozionare di più. Intro creato da una armonica a bocca, la base rimane elettronica ma molto in secondo piano rispetto al resto. Il resto? Il sax tenore sembra uscito da Absolute Beginners (che rimane uno dei pochi capolavori pop di Bowie negli anni 80 e certe aperture ricordano This Is Not America), e la voce quasi rotta di Bowie che ripete incessantemente “I Can’t Give Everything Away” si rincorrono in un bellissimo percorso, dove voce e strumento danzano come non mai trovando un’intensità e un avvicendamento unico ed irripetibile. Con un Bowie proteso nell’intento una buona volta per tutte di spiegare il suo punto di vista ad un mondo (fans inclusi) che lo tirano costantemente per la giacchetta.

2 Dicembre 2015 – Ore 12.00
Excipit – BLACKSTAR “Nero a Metà”

Se per The Next Day la mia valutazione era stata tiepida tendente al pessimismo, Blackstar è sicuramente la boccata di ossigeno che tutti attendevamo. Bowie ancora una volta si è creato un nuovo stile, un nuovo mondo per far sognare e trepidare i suoi fans. Ho già detto che trovo in complesso questo disco un lavoro coraggioso, spregiudicato sia musicalmente che vocalmente, e soprattutto con un’idea strutturata di fondo. La parte vocale torna ai vecchi fasti, e Bowie dimostra ancora una volta che quando trova il giusto equilibrio non ce n’è per nessuno,  mettendo oltretutto a riposo tutti i musicisti che fino a quel momento lo avevano accompagnato per anni.

Perché “Nero a Metà”? Perché l’album è diviso in due sezioni, la prima parte della stella nera con tutti i suoi simboli e significati oscuri, suoni cupi e grevi, e la seconda con classici in stile bowiano a ribadirci che “Bowie non potrà dare via tutto” e quindi molti frammenti delle sue stelle ancora luccicanti potranno rimanere custoditi nei nostri cassetti potendo poi goderne a vita.  Definire Blackstar un nuovo Outside sarebbe forse troppo (lì come in Low/Heroes/Lodger c’era un personaggio chiamato Brian Eno, che il suo peso lo faceva sentire tutto), ma un plauso bisogna senza alcun dubbio darlo a tutti i componenti di questo progetto, artisti non di grido, ma proprio per questo in grado di infondere la freschezza necessaria affinché questo album staccasse di gran lunga le ultime produzioni artistiche dell’uomo venuto dalla spazio.

Concludo dicendo che due ascolti sono troppo poco per poter dare ulteriori dettagli, ma posso garantirvi che ne sono bastati due per poter tranquillamente esclamare : BOWIE IS BACK!

“That is all I ever meant, That’s the message that I sent…”

DAVID BOWIE – BLACKSTAR : VOTO 8.5

Tracklist
1- Blackstar
2- Tis a Pity She Was a Whore
3- Lazarus
4- Sue (Or in a Season of Crime)
5- Girl Loves Me
6- Dollar Days
7- I Can’t Give Everything Away

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