david bowie outside

outside 250x250 DAVID BOWIE: 1. OutsideDAVID BOWIE
1. Outside: il risveglio dell’Artista
Di Paolo Rosati

“..Era andato a dormire tardi, quella notte del 31 dicembre del 1980, ebbro di se stesso, ricolmo di gloria e di dolore, e, prima di chiudere gli occhi, aveva osservato la sua immagine di angelo maledetto allo specchio che era di fronte al suo letto. Con un ghigno beffardo unito alla ferocia di chi non sopportava più nulla dopo avere sopportato tutto, lanciò contro di esso quella statuetta che lo ritraeva nudo con un fulmine rosso e blu dipinto sul volto, il regalo di una ragazza tedesca con cui aveva trascorso un’ indimenticabile notte di amore e baldoria a Berlino, insieme al suo vecchio amico americano, James. Osservò i frammenti dispersi sulla moquette rosa, e scoppiò a piangere, come un bambino. Le lacrime sciolsero la sua rabbia, lasciando così via libera alla stanchezza: finì per addormentarsi, riverso su fianco, per tanto, troppo tempo, sognando di morire poco per volta, divertendosi a ballare vestito da damerino di fronte a folle che lo adoravano, oppure scappando a gambe levate in un regno fantastico nei panni di uno strano Re dei folletti, fino a calarsi da un gigantesco ragno di cristallo su un palco popolato da musicisti anonimi..
Di certo, quella mattina del 1 gennaio del 1994, qualcosa accadde nella mente del sig. Jones. Qualcosa dentro di lui si era risvegliato, e aveva iniziato a far sentire la sua voce in maniera molto forte, urlando, al limite dello strazio, e quell’uomo che passeggiava tranquillo per le strade di New York City non poté assolutamente fare a meno di ascoltarlo.
Si fermò di colpo, urtando un passante che prese ad inveire contro di lui.
Era di colpo rimasto senza fiato: quella visione che aveva preso forma nella sua mente non era un bello spettacolo. Un’immagine tragica, che ebbe l’effetto di un colpo di fulmine, una saetta tremenda che gli attraversò la mente. E non poté più fare a meno di nascondersi, di fuggire da se stesso. S’accorse che quell’abisso che di colpo gli si era aperto di fronte era un dono del Fato, una catarsi che lo aveva atteso per quasi tre lustri. E quella voce tragica, simile al pianto lugubre di una bambina che stava morendo, era la sua anima, che era tornata a farsi viva dopo tanti anni, chiamandolo disperatamente….”

1. Outside prese forma compiutamente il 12 marzo 1994, nel corso di una seduta di tre ore e mezza, in cui i personaggi dell’album presero vita, come fantasmi destinati a raccontare la tragedia dell’arte, in quegli anni che vedevano morire insieme un secolo ed un millennio. Era cambiato un intero mondo. Una lunga guerra definita “fredda” era terminata in Europa, proprio a Berlino, come quella che la aveva preceduta. Un muro costruito con i mattoni dell’odio e della menzogna era crollato, implodendo su se stesso. Soldati avevano gettato via i loro fucili, incuranti di ordini superiori, e avevano scalato loro stessi quella barriera che fino al giorno prima avevano presidiato, stufi anch’essi di recitare una squallida parte che il Fato aveva loro assegnato, non per loro colpa.
Antiche certezze erano oramai diventate opinioni, sempre più discusse e sempre meno accettate. Nietzsche, Einstein e Freud avevano disegnato nuovi orizzonti a cavallo fra due secoli, e un antichissima Fede languiva in preda agli spasmi della fine, proprio mentre un uomo vestito di bianco viaggiava senza sosta da un angolo all’altro del pianeta per testimoniare con forza e disperazione un Dio che sempre meno persone amavano e seguivano. Non era più tempo di certezze e di dogmi. Non era più un età di progresso senza fine, ma l’alba di un nuovo mondo, che di lì a poco, avrebbe fatto capolino in maniera assolutamente sinistra, e, con un sorriso perverso ci avrebbe attirati tutti nelle spire di una trappola mortale: la globalizzazione.
E proprio su quelle macerie, su quelle rovine che iniziavano ad emergere, si erge una vittima sacrificale, Baby Grace, uccisa e dissezionata, a partire dalle ore 5.47 della mattina del 31 dicembre 1999, ultimo giorno di un secolo e di un millennio.
Il signor Jones ritorna a vestire i panni di David Bowie, regalandosi una pietra miliare della sua arte.
Chi sia questa bambina, in fondo ce lo aveva rivelato proprio lui, nel corso di tanti anni.
La sua anima di artista, violentata e straziata, infine sottoposta ad una accurata autopsia, ultimo estremo tentativo di dare vita ad un’opera d’arte. Una storia gotica, horror qualcuno potrebbe pensare. Ma è l’alter ego stesso dell’Artista che ci pone l’interrogativo: è arte? Nathan Adler è il suo nome, un investigatore di fine millennio, facente parte della divisione Crimini Artistici Ass., società di recente istituzione, fondata col contributo del Protettorato delle Arti di Londra. E quegli organi così crudamente esposti in bella mostra, che cosa sono in fondo? Appesi su una piccola tela tra i pilastri principali del luogo del delitto.
E’ Arte? E’ una sfida.
L’album inizia con una introduzione lenta, maestosa, che si dipana su voci sussurrate e sul suono di chitarre che si intersecano in brevi assoli con il suono di tastiere di sottofondo, fino al rullio di una batteria che ci cortocircuita al primo vero brano, la title track. E non potete fare a meno di scorgere le note gravi di “Sense Of Doubt” fare capolino, incastonate come gemme preziose nell’incedere grave e solenne di questo brano.

“E’ oggi che accade, Oggi il danno.
E’ sull’oggi che cadono
Sul di fuori che battono
E io ti starò vicino”
E’ adesso che accade
Chi è pazzo nell’area bollente
Chi è mentale e le mani delle dive
La boxe della vita
La musica di fuori
La musica di fuori…”

97 Bowie Outside DAVID BOWIE: 1. OutsideParole brevi, veloci, come piccole lame che tagliano e fanno sanguinare le tue e le mie orecchie.
La musica è di fuori. Ci spinge ad uscire. Ad uscire da noi stessi e a correre.
Non è che l’inizio, perché in fondo la vita regala dolore. E quel dolore si secerne dall’anima dell’Artista. In maniera molto diretta. Un dolore che arriva puntuale, come una punizione tanto tragica quanto inutile.
“The Hearts Filthy Lesson”, la sozza lezione del cuore. Non a caso il titolo viene ripetuto all’inizio del brano da voci femminili, come una sorta di mantra. E la voce di David Bowie, che canta e recita, sul ritmo rallentato di un rock’n’roll elettrico ed ipnotico, con le tastiere che astutamente divagano, tradendo il l’incipit iniziale.

“Oh Ramona – se solo ci fosse qualcosa tra noi
Oltre ai nostri vestiti…
Paddy – credo che ho perso la strada
Son già cinque anni più vecchio
Sono già nella tomba
Sono già
Sono già…”

Cinque anni. I “Five Years” di Ziggy Stardust ritornano qui in maniera simbolica.
Se il brano del 1972 alludeva alla fine del mondo ed alla follia che si diffondeva contagiosa, qui il discorso si elabora e si trasforma. I 5 anni sono quelli che mancano alla fine del secolo e del millennio. Ricordiamo che l’album uscì nel 1995. Il secolo e il millennio moriranno, portandoci in un mondo differente.
Per nulla migliore.
Strano, ma nel 2001 ci sarà l’11 settembre, con tutto quello che ne sarebbe derivato. La distopia si avvererà in maniera concreta e tragica.
Il vecchio secolo è già nella tomba, portando con sé le sue illusioni, i suoi amori fittizi, la sua storia di lacrime e di rabbia, di morte e di disperazione.
Il riff di chitarra si digrada adagio adagio fino a svanire lentamente, lasciando la scena ad un pianoforte dall’andamento sinuoso, che ricorda nel suo incedere, a tratti, quello di Aladdin Sane. Ma non è più l’icona glam che ci parla, oramai distrutta tanti anni prima.
“A Small Plot Of Land”, un piccolo pezzo di terra, estremo rifugio per l’anima.

“Povera anima
Sputo!
Povera anima
Non seppe mai cosa l’aveva colpito
E fu un bel colpo….
Povero scemo
E’ men che presente fra noi
Il cervello parla
Ma la voglia di vivere è morta
E le preghiere non
Arrivan così lontano di questi tempi…
Povero scemo
Povera anima…”

L’anima. Quell’anima che urla nella mente dell’Artista, che lo ha risvegliato dall’incantesimo dell’apparenza, riportandolo nell’alveo dell’Arte.
E basta un intermezzo momentaneo, l’orrida cassetta di Baby Grace, la Bambina della Grazia, uccisa e devastata, per proiettarci come missile verso la deriva degli spazi.
“Hello Spaceboy”, ciao ragazzo dello spazio!
L’anima dell’artista adesso inizia a gridare.
Un esplosione. Come una partenza folle a cui fa eco una batteria che sembra un maglio. E qui non potete fare a meno di ricordarvi di “Scary Monsters”

“Ragazzo spaziale, hai sonno adesso
La tua silhouette è ferma in un modo
Ti han rilasciato, ma il tuo custode chiama
E io voglio essere libero
Non vorresti esser libero…”
Chitarre distorte, batteria potente, atmosfera pregna di violenza e rabbia, soffocata quasi per miracolo da una meticolosa precisione degli interventi degli strumenti, che a un certo punto del brano regalano preziose note di sottofondo del pianoforte, quasi a fare da contraltare all’atmosfera da incubo.
Major Tom dove sei adesso?
“ Ma Polvere di Luna ti coprirà
Ti coprirà
Questo caos mi uccide….”

E’ la desolazione. E’ la solitudine. E’ la disperazione di una vita che si contorce su se stessa. Come un amore clandestino vissuto di nascosto. La vita apparente, mai sincera. La vita banale.
“The Motel”
Il pianoforte, ancora lui. Con le note incalzanti di un basso e le tastiere, in sottofondo, come in attesa di qualcosa che dovrebbe compiersi e non accade. Mai.

“ Poiché viviamo in una zona di sicurezza
Non restiamo a distanza
Quaggiù viviamo d’ora in ora
E si prende quel che si può
E’ un tipo di vita che riconosce
La morte dell’uomo inodore
Se nulla è vanità nulla è troppo lento
Non è il Paradiso
Ma neanche un’imitazione.
Non c’è inferno
Non c’è vergogna
Non c’è inferno
Come un vecchio inferno
Non c’è inferno..
..E vola il silenzio col suo volo breve
Roba da tiro di dadi tagliente come
Un rasoio….”

David Bowie canta e recita. Quanto canti se stesso possiamo solo immaginarlo.
E quelle chitarre elettriche che verso la fine si impennano stanno proprio a sottolineare la tragicità del brano. E la sua impagabile bellezza.
Ma sono le note di un basso, dirompenti, che accompagnano una batteria perfettamente sincopata, che ci tirano fuori dal buco nero della solitudine e della tragedia.
“I Have Never Been To Oxford Town”

“La vittima è Baby grace
Aveva 14 anni
E le ruote girano, girano
Chè il dito indica me
Va tutto bene
Ma io a Oxford Town non ci sono mai stato.
Suonate la campana
Pagate l’investigatore
Va tutto bene
Muore il XX secolo…”

Un ritmo cadenzato. Una melodia scarna. Ma efficace. Quasi una cantilena. Intrisa di ironia al vetriolo. Quasi a far da contraltare al brano presedente, in apparenza. In realtà ne completa il quadro.
Ed è ancora la batteria, con un attacco formidabile, che ci introduce al brano seguente, “No Control”.
Essere senza controllo, e il brano esprime perfettamente la sensazione di vertigine, smarrimento e instabilità.
E’ Nathan Adler che recita:

“Stare lontano dal futuro
Stare indietro dalla luce
E’ tutto guasto – senza controllo…”
Il tuo mondo va a rotoli.
“Se potessi controllare la foschia del domani
Non mi preoccuperei delle tenebre a riva
Se non posso controllare la tela che tessiamo
La mia vita si perderà fra le foglie cadute…”

Un brano epico, con un finale in crescendo, le tastiere che disegnano un orizzonte che emana bagliori sconosciuti. Il basso, le chitarre e la batteria intessono una struttura musicale che evoca una sorta di rotolio passivo, come una boccia da biliardo destinata a terminare in buca, scagliata da una forza esterna.
Il destino?
Interviene l’Artista Minotauro. Non a caso il brano si chiama “Voyeur Of Utter Destruction”. Una formidabile sintesi di pianoforte, basso, batteria, con la voce di David Bowie sempre più addentro la sua parte. E finiamo per capire che questo non è album di musica rock. Qui si va oltre. E’ un’ opera d’arte che traduce in musica il teatro.

“Tremo
E fisso il sole
Fino a bruciarmi gli occhi…
Tremo e fisso l’acquosa Luna
Con stesso desiderio
Del sobrio Filisteo….”
Il brano diventa via via più elettrico, in un crescendo formidabile.
“La ricerca ha perforato
Tutti gli estremi del mio sesso
Chiamalo giorno
Chiamalo giorno
Vita in punta d’ago
Che acceca la volontà di proseguire
E via un giorno
E via un giorno”
Il brano si spegne lentamente, il furore si placa.

E interviene la voce narrante di Ramona A. Stone, che ci introduce ad una gemma: “I Am With Name”

“….uno che perde il nome
Sente l’ansia calare
Abbandonato sull’incrocio, tra i secoli
Un feticcio del millennio
Possiedo un nome
Sono Ramona A. Stone.”

“…..Sì, mi ricordo di Ramona. Pose se stessa come sacerdotessa senza futuro del Tempio Caucasico del Suicidio, vomitando la sua dottrina della morte come festino eterno nei recipienti vuoti della gioventù di Berlino..”
( 15 giugno 1977 – Kreutzburg, Berlino)

tumblr lr7qglZfWW1qknxuno1 500 DAVID BOWIE: 1. OutsideUn brano incredibile. Una batteria che sembra il martello del giudice di un tribunale. Quello della vita. Un’atmosfera tesa, spasmodica. La voce di David Bowie che fa da contraltare a se stessa. Interventi di chitarre elettriche brevi e incisive. Il pianoforte che pare impazzito, andando a spasso per il brano. Le tastiere che diffondono un senso di dramma per tutta la durata del brano. David canta e recita. Una canzone (?!?) pazzesca. Splendida e grave.
E quel pubblico che a un certo punto irrompe, accompagnato dal ruggito della chitarra elettrica, a ricordarci il passato. E chissà quant’altro..
E quel “quant’altro” si delinea nel brano successivo, “Wishful Beginnings” , simile ad un cuore che pulsa, la voce di Bowie che sussurra con l’abilità di un crooner,

“Incrociandomi attorno le fiamme
Mi bruciano il corpo
I desideri del principio
Come ciò che ricorda e li ricorda
Tu bambina dici scusami
Tu bambina dici scusami
Nasconditi per favore, chè il dolore
Deve sembrare neve
Tu bambina dici scusami
Bambina scusami.”

Non a caso è il Minotauro Artista che parla.
Forse ricorda le candele nere di Los Angeles.
E quella “neve” che cadeva a frotte in quella camera “ con le tapparelle abbassate”…

“ Avevamo tanti desideri al principio
Ma abbiamo vissuto vite insopportabili
Scusami bambina
Il dolore deve sembrare neve
Ecoo che vai
Ecco che vai”

Un brano semplicemente splendido nella sua scarna essenzialità. Un capolavoro di musica ambient applicata alla canzone. Le tastiere disegnano atmosfere scarne, con la voce di Bowie all’apice della sua capacità espressiva.

Segue “We Prick You” , un brano minimale, una ritmica che rincorre se stessa in maniera incessante.

“Ragazzi bianchi cadenti suoi fuochi notturni
(Vorrai dirla mi auguro)
Marciume di carne che arde nella loro colla
Arriva nel modo più strano la rivelazione
(Vorrai dirlo mi auguro)”

Altro da aggiungere?

“ L’innocenza mi è passata accanto
Quando arriva l’incubo
Voglio star scopando
(Ti faccio tanti auguri)
Voglio venire in fretta e morire…”

E non è che il preludio a “I’m Deranged”

“..e la pioggia si prepara
E’ l’uomo – angelo
Sono guasto
La presa della vita
E il pugno dell’amore
Sopra la testa…”

Una canzone musicalmente favolosa, intensa, che si dipana fra le percussioni della batteria e le trame del basso, con le tastiere che disegnano un’atmosfera incredibile, in cui irrompe la voce di Bowie, che canta nel suo stile inconfondibile, aggiungendo la drammaticità alla confidenzialità con l’ascoltatore. Un altro brano splendido.

Gli occhi dell’architetto (Leon Blank) , la confessione dell’ “outsider”, arrestato tre volte per furti, appropriazione e plagio senza licenza.
“Thru These Architets Eyes”

“..Vedi è difficile
Rinunciare bimba
Queste cianografie della vita
Quando i bambini nascono nelle automobili..
Tutte le piaghe del panorama urbano
Tutto ciò che madama vuole se
Il suo bimbo strilla
Tutto il nuotare a fil di fiato per una vita
Tutta questa speranza di fronte a questi occhi di architetto..”

Che cosa sia questa speranza, in un mondo degradato non lo sappiamo.
O forse sì.
Perché alla fine dell’album si apre una prospettiva di speranza.
L’amore.
Quello che rende due persone estranee a tutto ciò che le circonda.

“Strangers When We Meet”

“ Sono così grato che quando ci si incontra siamo estranei
Per me è una pacchia che quando ci si incontra siamo estranei
Faccio le capriole chè quando ci si incontra siamo estranei
…tutta la mia violenza che inonda di lacrime le lenzuola
Son stupefatto perché quando ci si incontra siamo estranei..”

1.Outside è un album unico. Non solo per quanto concerne la discografia di David Bowie. E’ l’album di una confessione. Di un ricordo. Di un disperato bisogno di tornare ad essere se stesso. A questo album fece seguito una tournée formidabile insieme ai Nine Inch Nails di Trent Reznor, e di fatto, tutto questo, sancì in maniera inequivocabile la rinascita artistica di David Bowie.
L’uomo e l’artista si erano dati la mano.
Insieme avevano riabbracciato l’anima.
Quell’anima lacerata e tormentata che è poi il personaggio fondamentale di questo album, splendido e terribile.

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