D’amore, soldi e vendetta – Madame Lingerie

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D’amore, soldi e vendetta – Madame Lingerie

Ho dormito circa una ventina di notti dall’uscita dell’album d’esordio dei Madame Lingerie tra le mie mani (vuote) da allora. Conservato e ascoltato. M’aspettavo altro forse così le parole hanno faticosamente sudato una loro apparizione sullo schermo del pc. Avevo letto molte similitudini tra loro ed altri. Per questo, credo ho atteso. Il lavoro dei Madame Lingerie profuma a partire dai suoi testi che si dipanano in una track list nuda e faticosa. “Più niente” spalanca la finestra in modo disperato riducendo già in mille pezzi il vetro dell’anima. Un susseguirsi che a tratti definirei sadico “voglio vederti pregare in ginocchio” , “quello che ti farò non è niente paragonato al male che fa essermi fidato di te, delle tue parole ….” in D’amore, soldi e Vendetta, seconda canzone e titolo del lavoro. A tratti malinconicamente compiaciuto dell’inesattezza del presente e dei punti di domanda sul futuro “e non chiedermi perché a Dio non ci penso più, e non chiedermi perché in Dio non ci credo più” sono degli scorci di Hollywood. Comprensibile la voglia di veder terminare tutto con una invasione aliena, basta guardarsi attorno. Anche il seguito è funesto “è arrivato il momento di abbandonare questo mondo, dove il cielo è senza scie, dove non ci sono più le angosce tue nelle mie”. Un cinismo alla lord Henry Wotton de “Il Ritratto di Dorian Gray” di Wilde o un nichilismo Bazaroviano come in “Padri e Figli” di Turgenev? Minuto dopo minuto c’è però anche una musicalità molto compatta tracciata da una linea di basso prominente con richiami post punk prima new wave e una chitarra più rock che altro. In “La cartomante” la voce del frontman abbandona la durezza e culla carnalmente il corso del pezzo per poi zittirsi totalmente ne “Il Centro …” pezzo strumentale che assicura, ad occhi chiusi (provare per credere), un viaggio a piedi all’interno d’un castello scozzese con in mano un candelabro a cui è rimasta accesa solo una candela, anch’essa a breve spenta a causa del vento delle highlands. Vero target dell’album, nonché la mia preferita. Giusta scelta: le parole non servivano. E’ una strada tortuosa questo lavoro: ci vuole un solido orecchio per non spezzarsi il pensiero. Non ci sono momenti di superficialità qualche pezzo meno apprezzato, qualche altro più morbido per approdare alla ballabile “Disco Inverno” e a “Prima o Poi”. Quest’ultima sentimentalmente oscura: “prima o poi ti deluderò se non l’ho fatto già. La luce che c’era nei tuoi occhi se solo tu riuscissi a tenerli aperti. Li guarderei.” in un altalenante alto e basso tra picchi di buio e speranze di luce. 16.15 chiude l’album. Qualche cosa mi resta ancora fosco. Non è un album da primo ascolto, strariperebbe. Acuto e nichilista. (o cinico?)

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