DAMON ALBARN

Damon Albarn

DAMON ALBARN - LIVE @ Anfiteatro del Vittoriale (Gardone Riviera)

Ha dato spettacolo Damon Albarn, nella splendida cornice del Teatro del Vittoriale di Gardone Riviera (Bs), quasi nel mezzo della sponda ovest del Lago di Garda.

Biglietti sold out già da tempo e attesa crescente per una data che verrà ricordata a lungo dai presenti. Alle 21.15 precise è salito sul palco con la propria band ed ha invitato subito i presenti in platea ad alzarsi in piedi e ad avvicinarsi al palco. Addio posti numerati, quindi. Ovviamente ne ha guadagnato l’intensità dello show, composto da un programma interno davvero ricchissimo, e che ha smentito quanti, tra cui il sottoscritto, si aspettavano una scaletta dal mood malinconico, com’è appunto la linea dell’ultimo (splendido) lavoro del nostro, “Everyday Robots“.

Oltre a tutte le canzoni presenti in quest’ultimo, infatti, Albarn ha riproposto pezzi della sua produzione non – Blur a firma Gorillaz e The Good, the Bad & the Queen, episodi dal tono generale dub (“Kids with Guns”), resi perfettamente da una band con una sezione ritmica che sembrava uscita da un’istantanea Two Tone e un chitarrista e un tastierista in tenuta mod. Gli amori musicali di Albarn li scorgi tra le linee, anche dove non te li aspetti: vaghe melodie Kinksiane filtrate da suoni quasi di scuola Clash (“Slow Country”, “Kingdom of Doom”), profondità stile “Ghost Town” degli Specials.

Un coro composto da sei persone ha fatto capolino in “Three Changes” (replicando poi dove ce ne fosse la necessità), offrendo un valore aggiunto ad una prestazione già curatissima in ogni dettaglio. La conclusione della prima parte lo ha visto riprendere due canzoni dei Blur (complessivamente poco spazio alla band madre, indicati come “la mia band precedente”), “Out of Time” e “All your Life”, quest’ultima in versione T-Rex drogati di punk.

Tempo di una sigaretta dietro il palco ed è tornato per il gran finale, che ha visto passare in rassegna una “End of the Century” di Parklifiana memoria rivisitata in solo al piano, seguita da una “Clint Eastwood” che ha fatto muovere le gambe a tutti. La primaverile ”Heavy Seas of Love” ha chiuso il sipario su un concerto sfavillante, ricco di emozioni e senza punti deboli. Quasi due ore di live set: il campanile del borgo dove controllare l’ora, il Garda dietro il palco e ricordi memorabili nelle orecchie e negli occhi.

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