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crosby Crosby,Still & Nash Live

Crosby,Still & Nash Live @ Piazzola s. B.
Hydrogen festival 20.07.13 by Luca Sartor

Quando ho visto i manifesti che pubblicizzavano l’evento ,ad inizio estate ho storto il naso pensando al solito mostruoso infinito revival. La domanda che mi ponevo era:cosa hanno ancora da dire questi signori che hanno fatto il rock di altri tempi? Una rapida verifica sui siti internazionali mi ha messo di fronte ad un muro di ottime recensioni sui live e dischi usciti da solisti negli ultimi anni. Senza addentrarmi su concetti relativi a modernità,eternità e valore di certi musicisti rispetto ad altri e visto che ho amato profondamente questo supergruppo ho fortunatamente deciso di andarmi a vedere la data padovana (Piazzola sul brenta per Hydrogen festival).Confesso che qualcosa di positivo mi era stato anticipato da amici che erano stati al Palageox ormai quasi due anni orsono ma il mio atteggiamento era ancora di prudente diffidenza. Il loro repertorio fatto di policromia vocale ,melodia a volte sussurate su basi acustiche, non è certo da prendere sotto gamba: se non hai voce o non sei in forma sul palco il disastro è assicurato. La band una volta guadagnato la scena parte subito alla grande con i classici elettrici più tirati: Carry on (dal loro primo album) è un ottimo biglietto da visita. Come fai a non amare un pezzo adolescenziale del genere (mi sono svegliato oggi e tu te ne eri andata, un nuovo giorno,nuove albe e tramonti per tirare avanti…).

Ai tempi delle superiori ,quando iniziano le storie che finiscono male- e magari capisci che queste cose possono capitare anche quando di anni ne hai il doppio- ho consumato ‘ 4 way street ‘. Sapevo quasi tutti i testi a memoria perchè è veramente grande musica che parla al cuore con parole semplici. Allora non ti stupisci se è il pubblico che canta ‘Our house’ o Chicago una canzone che parla di cambiare il mondo, ieri come oggi.Tra brani nuovi in uscita a febbraio del prossimo anno e classici dai solo album di Stills e Nash il tempo vola. Grahm Nash è sicuramente quello che dimostra di essere più in forma ,ottimo polistrumentista e sottolineo fantastico compositore che mi accorgo aver sottovalutato negli anni rispetto gli altri compadres- a piedi nudi su un palco in cui l’unica scenografia è un tappeto persiano colorato- e poi la magica voce di David Crosby è ancora quella dell’eterno teenager sorridente che campeggiava sulle cover dei dischi dei Byrds. Basta sentire ‘la delicata acustica Gueneveve’ o la rivisitazione quasi funky di ‘Triad’ . E’ un mare di emozioni che ti travolge quando senti Almost cut my hair, più potente che mai o ascolti gli intrecci e i contrappunti vocali in Dejavou (non siamo tutti già stati qui? ci ricorda Crosby). Steve.Stills dimostra quello che si è sempre detto di lui come chitarrista : secondo solo a Hendrix -di cui era gran amico- gran assoli, grande inventiva, suoni pazzeschi dalla sua chitarra , fà dimenticare che la sua voce se n’è quasi andata.

Grandissima la rivisitazione di Bluebird dei Buffalo Springfield con il controcanto di Nash, questa è una canzone che ho scritto quando ero un ragazzino dice, e dopo un paio di note è un boato di applausi. La band assemblata non lascia vuoti (bassista proveniente dal gruppo di Jackson.Browne, batterista dalla band di Gilmour e Sting, chitarrista dalla E street band…). Uno dei momenti più alti lo si ha quando arriva ‘What are their names’ per sole voci, un brano di critica sulla politica e sui politici di tutti i tempi, con considerazione sul governo di mr Obama e sorvolo sulla situazione italiana…Poi Nash ci porta al Tibet -. il vietnam di oggi ricordando la foto del primo bonzo arso vivo nel 68- ricordandoci che ad oggi si sono dati fuoco per protesta dall’inizio dell’anno 120 monaci buddisti tibetani, dedicando loro il nuovo brano ‘Dying for Buddha’. Un boato accoglie ‘wooden ships’ il classico dei classici.

Il bis è la magica ‘suite judy blue eyes’ in cui tutti fanno il coro nel ritornello in spagnolo. Prezioso l’inserimento acustico nel mezzo del brano ‘within you without you’ per ricordare George Harrison.

Tre ore quasi di indimenticabile musica e un mare di emozioni. Capisci alla fine che questo era uno dei supergruppi del periodo d’oro della musica .Concerto memorabile con un pubblico che commuove la band che lascia il palco sfinita. In uscita per il prossimo anno un live ufficiale con i concerti del tour del 1974 assieme a N.Young e già si parla di una possibile reunion dei fantastici quattro. Si finchè in giro ci sono degli arzilli musicisti settantenni come questi la vedo dura per i nuovi cantautori rockettari della nuova ondata americana e ancora devo sentire da questi signori delle cose che sanno di memorabile o indimenticabile .per loro fortuna il popolo ha la memoria corta.

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