CRESCENDO PARANOIA! Gogol Acoustic Bordello

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CRESCENDO PARANOIA! Gogol Acoustic Bordello
Gran Teatro Geox, PD – 9.12.11

Questo concerto “ha un’unica morale: vse v raspizdu-to maniacale, i paranormale”. Quando scesa la notte patavina la gypsy band newyorkese calca il palco del Geox, la serata si infiamma ed il tendone sembra piccolo anche per i pochi impavidi che hanno preso posto davanti al palco. La band si presenta in formazione ridotta per un live formato acustico: chitarra, violino, fisarmonica e percussioni varie. Eugene Hatz sfoggia un paio di braghine da boxeur niente male e rimane a petto nudo per quasi tutto il concerto, mentre la più affascinante è la corista cino-scozzese Elizabeth Sun, con uno stile gypsy-geisha a dir poco curioso.
Dalle prime note di “Avenue B” è chiara l’intenzione di riproporre il viaggio musicale della band regina della world music, con mash up continui e trasversali tra sonorità gitane, ritmi folk, blues e samba. E così scorrono pezzi del primo album “Voi-La Intruder” e di “Super Taranta”, con una versione di “Alcohol” che fa cantare l’intero tendone, seguita da alcuni estratti dell’ultimo “Trans-continental Hustle”. E mentre un giovanotto li davanti viene accompagnato alla porta per via di una sigarettina speciale nascosta a malapena al rozzo omone della security, la festa infiamma: si beve, si salta e si balla.  Sulle prime note di “Santa Marinella” parte la squassante bestemmia di una ragazzina dietro di me (non so perché, ma la famosa p**** madonna del ritornello ha avuto fin dall’inizio particolare successo qui in veneto): ci starebbe un “ora pro nobis” ma mentre mi giro stan già tutti ballando, io compreso.

C’è pure il tempo per una super cover di Celentano, una versione gitana di “Stivali e colbacco” per ricordare l’uscita (sigh!!) del nuovo disco del cantautore radical chick italiano (adesso so cosa regalare alla nonna per natale…)
I Gogol sono in cinque ma sembrano in dieci: incredibili sia la sezione acustica, composta dal violino eccentrico di Sergey Ryabtsev – in versione pirata – e dalla fisarmonica di Yury Lemeshev, sia le percussioni dell’ecuadoriano Pedro Segovia, che quasi da solo tiene in piedi la sezione ritmica di un gruppo che generalmente ha tre percussionisti ed un batterista; Pedro regala poi una splendida gag quando, guadagnando la prima fila per cantare, si dimentica di dover tornare indietro a suonare a metà di “My companjera”, risolvendo con un balzo sopra le percussioni ed annesse bestemmie dei roady per risistemare il macello.
Il concerto finisce con l’encore “Through the Roof ‘n’ Underground”, a chiudere un live acustico piuttosto intimo ma comunque di grande impatto. Il suono è deciso e nitido, il gruppo, anche in versione ridotta, fa il suo sporco lavoro, ovvero quello di far scatenare i circa 600 del Geox. Una due ore divertente, che conferma a mio avviso i Gogol come il “gruppo da feston” per eccellenza: il suffisso BORDELLO, ancora una volta, è azzeccato.
Stay tuned, stay rock.

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