CHILDREN OF THE REVOLUTION

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hendrix CHILDREN OF THE REVOLUTION

CHILDREN OF THE REVOLUTION #1 – DO YOU REMEMBER JIMI HENDRIX?

Figura ispiratrice della scena psichedelica. Innovativo e rivoluzionario nella sua musica. Inimitabile nel virtuosismo dallo sconvolgente (almeno per l’epoca) impatto sonoro. Pirotecnico e spettacolare nelle esecuzioni live. Icona del rock nella sua primordialità ed emblema della vitalità e dei suoi impulsi sessuali. A proposito di Jimi Hendrix si è detta qualunque cosa: si è studiato minuziosamente ogni mossa, si è indagato nei più profondi dei suoi pensieri. La curiosità per quest’ uomo si è spinta oltre ogni limite; di lui si è detto fosse un dotato amatore e una personalità talmente grandiosa da poterne a malapena sopportare la presenza (dobbiamo anche ricordare che Hendrix era un ragazzo nero approdato nella Londra vittoriana dei Wigs, ragione per cui questo personaggio stravagante poteva destare qualche timore). Le immagini a lui più spesso associate sono quelle che lo vedono simulare rituali orgiastici durante le esibizioni, bruciare una chitarra sul palco di Monterey, dissacrare l’inno nazionale americano durante lo storico concerto di Woodstock. Una carriera breve e folgorante, la cui fiamma si spegne troppo rapidamente. Infatti il 18 settembre 1970 Hendrix muore, appena ventisettenne, lasciandoci tre studio album che sono gioielli di arte chitarristica, sovraccarica di feedback e distorsore, ma anche esemplari spaccati delle tendenze ’60, in tutte le sue sfaccettature, dalle radici del blues nero di Robert Johnson, al Pop “bianco” degli Who. Solo tre anni di carriera che bastano a riempire scaffali di tutto il mondo con  bootlegs di ogni genere, colmi di rarità, registrazioni in studio e interviste esclusive, risultato di politiche di mercato discutibili. Quanto basta, insomma, per tenere viva la leggenda fino ad oggi. A 40 anni dalla sua scomparsa, viene infatti inaugurata a Forlì una mostra “Remember Jimi & Rember Janis”, in scena dal 21 settembre al 2 ottobre , che ripercorre la vita di questo artista, dall’infanzia fino all’apice della sua carriera, passando per la fine dell’”Experience”, (trio formato assieme a Noel Redding  al  basso e Mitch Mitchell alla batteria) e le speranze per un nuovo progetto tutto nero,  la “Band of Gypsys”. All’interno della mostra si può trovare il meglio per gli amanti dei feticci: accessori appartenenti a Hendrix e dischi autografati dalla band e da Buddy Miles, compositore statunitense membro della Band of Gypsys; poster originali e rarità dell’epoca, la completa bibliografia, con almeno una cinquantina di titoli, e numerose corrisponde tra Hendrix e il resto della band. Tra i cimeli, autentica rarità è il programma originale del tour di “Electric Church” che Hendrix tenne nell’estate del 1968, e il biglietto originale di “Woodstock”. Parallelamente, vengono organizzati due interessanti incontri con importanti esperti Hendrixiani: il critico Enzo Gentili, autore di “Jimi Santo Subito”, e Roberto Crema, autore di “Jimi Hendrix in Italia 1968”, testo che racconta dell’unico tour italiano del chitarrista nel nostro paese. Due volumi indispensabili per gli amanti di questo artista e per chi vorrebbe approfondirne la conoscenza. Gentili conduce i suoi ascoltatori al di là del repertorio ufficiale con una serie di immagini inedite sfuggite all’avidità dell’industria discografica. L’autore riassume i motivi di questo successo senza pari e perchè col tempo piuttosto che sfumare, il fenomeno Hendrixiano si sia amplificato. Oggi come ieri l’influenza che questo grande performer ha esercitato in chitarristi come Jimy Page, Uli Jon Roth, Frank Marino e Richie Kotzen, fino a musicisti di ultima generazione, è palese. E proprio a dimostrazione di questo il Naima Club di Forlì ospiterà infatti Carvin Jones (per anni chitarrista di Buddy Miles) e Randy Hansen, uno dei migliori testimonial del sound di Jimi, accompagnato dal Fratello di Hendrix, Leo. Quale occasione migliore per ammirare il lascito di questo grande artista sulla musica contemporanea?

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