CAT POWER @ CARROPONTE (MI)

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di Chiara Fantinato

Di un GATTO si sa, non ci si può mai fidare e chi la conosce di più, sa che da Cat Power ci si può aspettare di tutto tranne prevedibilità! Ecco perché il concerto di Charlyn Chan Marshall, di domenica 7 luglio al Carroponte di Milano, è stato fino all’ultimo agoniato e desiderato, e forse, a giudicare dalle diverse critiche, anche un po’ troppo caricato di aspettative!

Infatti, dopo l’annullamento  delle date invernali del tour europeo della cantautrice di Atlanta, a causa dell’acuirsi dei suoi problemi di salute, dopo la pubblicazione di una poco promettente, quanto insolita richiesta, sulla pagina facebook dell’agenzia di booking DNA, il giorno prima del concerto (-“ciao a tutti! stiamo cercando una di queste due chitarre (e il tremolo) per domenica a Milano e lunedì a Roma per Cat Power perché l’ha rotta in tour! chi di voi ci può aiutare ci contatti in pvt. grazie in anticipo da DNA e CAT!”-), dopo un discreto ritardo di venti minuti nell’entrata in scena sul palco lombardo, la Potente Gattina finalmente si palesa!

Un’entrata piuttosto punk, a partire dal look (capello ossigenato spettinato e giubbino borchiato di pelle nera), per passare quindi al “getto di condivisione della sigaretta accesa” tra il pubblico, un sorso di tisana e poi il silenzio…le suadenti, profonde e calde tonalità della sua voce hanno il sopravvento su qualsiasi altra cosa, band inclusa. Il gruppo, composto da 3 compostissime donzelle e da un giovine tatierista-chitarrista, fa infatti semplicemente da sfondo alla sua persona che si manifesta in tutta la sua gentilezza, femminilità e fragilità, saltellando e danzando in ogni lato del palco, come a non voler far torto a nessuno degli astanti.

Chan propone soprattutto brani tratti dalla sua ultima e più matura fatica, “Sun“, ma non manca di emozionare con una sensualissima interpretazione di Anjelitos Negros, estratta dall’ album di cover “Jukebox”, rispolverando anche le vecchie e più dure sonorità del suo repertorio, con cui apre il concerto, “Metal Heart” e “The greatest”, brani che, come afferma timidamente sul palco, “ho scritto quando ero giovane”. Una sorta di necessità della cantautrice di comunicare ai suoi fan il cambiamento avvenuto nel suo percorso, musicale e personale, senza però mai rinnegare le sue radici, affondate nel rock/blues più profondo, cui rende omaggio con la cover di “I found a reason” dei Velvet Underground, brano su cui cala il sipario.

E così ci saluta, gettando tra la folla dei boccioli di rosa bianchi, con la stessa semplicità e scanzonaggine con cui ci ha riversato addosso, anche se solo per un’oretta, tutta la sua anima. Poi, emozionata, si inchina e se ne va!

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