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BUZZCOCKS – THE FALL – INSPIRAL CARPETS
@ FIERA DELLA MUSICA – AZZANO DECIMO (PN) – 18/07/2014

Serata davvero imperdibile per gli appassionati di suoni britrock quella organizzata all’interno della rassegna “Fiera della Musica” di Azzano Decimo, paese della provincia pordenonese, terra del Great Complotto e non solo. Tre gruppi da Manchester, da una scena cittadina che dal punk in poi ha prodotto materia musicale/sociale di primissima qualità. Buzzcocks, Joy Division, la Factory Records di Tony Wilson, Fall, New Order, l’Hacienda, Smiths, Madchester, Oasis. Dite che può bastare? Il clima è gradevole e alle 21.15 salgono sul palco i Buzzcocks, con sorpresa per il sottoscritto che se li aspettava per ultimi. Attaccano subito con “Boredom”, seguita da “I don’t mind” e “Autonomy”, tre istantanee del periodo ’76/’78 giusto per mettere le cose in chiaro.

Sono belli carichi e nei 50 minuti circa a disposizione sparano tutte le cartucce migliori della collezione: “Promises”, “Love you More”, “Ever Fallen in Love”, praticamente quasi tutto “Singles Going Steady” (disco da isola deserta) con l’aggiunta di “Why she’s a girl from the chainstore” (singolo del 1980) e “Sick city sometimes”, unica concessione alla produzione relativa alla seconda parte di carriera dei nostri (dal 1989 ad oggi). Tra l’altro so che sono in uscita con un nuovo album e sicuramente non mancherò nell’acquisto e nell’ascolto. Concludono con la doppietta “Orgasm addict”/ “Oh Shit” e, in definitiva, soddisfano per intensità e scelta dei brani. Sempre un piacere vederli.

Tempo di un Cynar al Bar Sport e tocca ai Fall: gruppo storico della scena inglese, trentasette anni di carriera, circa trenta album prodotti, insomma un istituzione anche se non sempre così accessibile come altre proposte proveniente dal Regno Unito. Il suono del live è un sunto degli anni ’80 di Manchester: A Certain Ratio, New Order, primi Happy Mondays, con una doppia batteria (da una parte set completo, dall’altro solo i fusti) che crea un sound di base quasi industriale ma al contempo bello caldo.

Mark E. Smith, più che cantare, declama frasi che sarebbe bello poter comprendere a pieno, così si avrebbe una visione più completa del tutto; perchè il set dei Fall si rivela ostico e non così immediato, con il telaio strumentale che praticamente gira su se stesso per quaranta minuti e con la mancanza di melodia vocale che rende il tutto decisamente complesso all’ascolto. Un set difficile ma non per questo poco interessante. Sicuramente più accessibili gli Inspiral Carpets, a cui è affidata la parte conclusiva della serata. Puro Madchester sound: indie dance, con il Farfisa che gioca un ruolo decisivo nell’economia di casa.

Vestìti bene, tutti in camicia, risultano davvero piacevoli; vengono da sempre considerati uno scalino sotto ai pesi massimi Stone Roses, Happy Mondays e Charlatans e forse ci stà, però hanno davvero belle canzoni in scaletta. “This is how it feels”, “She comes in the fall”, oppure la conclusiva “Saturn 5″ stanno li a dimostarlo. Poi, dopo un concerto così, farsi un dritto Pordenone-Treviso-Cittadella è un attimo.

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