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Blogger : Marilù Cattaneo
Scritto il : 28/6/2010
Numero di post : 21
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BAUSTELLE: il live  



BAUSTELLE
live
di Marilù Cattaneo

Milano d’estate è strana. Chiudono i locali storici (alcuni pare non li riapriranno mai più), il caldo è umido e appicicaticcio come se fossimo in un paese del sudest asiatico, la gente si trascina, le zanzare nascono e crescono e  soprattutto si riproducono.
 

Si va sui navigli, quelli fighetti vanno a fare degli aperitivi (ma se sei un milanese fighetto li chiami ape) molto lunghi all’arco della pace, e c’è un’aria di indolenza e rassegnazione: Milano tornerà a vivere a settembre, si sa.

 

I concerti si spostano: le stelle sopra Ferrara sono particolamente luminose, Torino ha un programma estivo sensazionale, e poi c’è il lontanissimo hana-bi di Marina di Ravenna, e tutto un proliferare di festival sconosciuti  - volte non più di una sagra paesana - in posti improbabili (Bottanuco, Solza, la provincia di Varese, di Pavia, di Brescia, di Bergamo, una sorta di rinascimento dei campi sportivi).

 

E allora, in questo clima di poca voglia e pochi concerti una novità come quella di Carroponte, nell’ex area industriale di Sesto San Giovanni, è piacevole e rappresenta un punto di riferimento per chi resta e per chi asolta musica.

 

La struttura, di per sè, è bellissima a prescindere da chi salirà sul palco: si tratta della riqualificazione dell’area di una fabbrica  – perchè a Milano c’erano le fabbriche prima che arrivassero i pubblicitari  - che ai tempi si chiamava Breda e faceva 20.000 dipendenti.

 

Il 24 giugno ci hanno suonato i Baustelle.

 

Io li avevo visti, un paio di mesi fa, all’Alcatraz, per la presentazione del loro nuovo (e bellissimo) lavoro “I Mistici dell’Occidente”, e quel concerto mi aveva colpito molto, soprattutto da un punto di vista emotivo.

 

In due mesi di tour hanno cambiato moltissimo i tre senesi, che hanno preso maggior confidenza con le nuove canzoni, sia da un punto di vista vocale che da uno più sfuggente ma che si potrebbe chiamare empatico.

 

C’è più parteciapzione, più coinvolgimento del pubblico, più coesione tra i due lati del palco.

 

Vegnono presentate quasi tutte le canzoni dell’ultimo album, da Le Rane – forse la canzone più semplice e immediata, per quanto possa essere semplice una canzone sul  tempo che passa ma con segni del tempo che restano – a San Francesco.

 

Il personalisismo cuore del concerto l’ho trovato ne Il Sottoscritto, una canzone di difficile esecuzione e di strazio emotivo che non può lasciarti indifferente, forse perchè prima o poi tutti hanno scritto o detto parole a un destinatario andato via, prima di averle ricevute.

 

Francesco Bianconi in forma perfetta “e scusate per il leggìo, ma è l’età che avanza”.

 

L’età che avanza?

 

Ma  Francesco è un mio coetaneo, per cui  avrà  più o meno 28/29 anni (dipende dalle ore di sonno) ancora per qualche anno. E sfido chiunque a contraddirmi con motivazioni del tutto prestestuose e irrazionali del tipo “i ghiaccioli quando eri piccola costavano 50 lire”.

 

Rachele ha una bellisisma voce, come ha dimostrato ne La Bambolina, ma dovrebbe tirarla fuori. Non tanto, solo quel che basta a non farsi coprire dal legittimo entusiasmo di un pubblico decisamente  presente.

 

Dpo quanti dischi all’ativo pui parlare di Grandi Classici Che Non Puoi Non Fare A Un Concerto?

 

Uno? Tre? Cinque?

 

Ma non importa, perchè Francesco sta cantando Il Corvo Joe (senza guardare il leggio, che non ne ha bisogno).

 

Quel che importa è l’ultimo pezzo, che parla di un ragazzo di nome Carlo che fa uno sport.

 
E il pubblico impazzisce, letteralmente.

    





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