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Blogger : Ilaria Rebecchi
Scritto il : 30/4/2010
Numero di post : 175
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Rainbow Circus Festival   

Rainbow Circus Festival

Three Days of Peace, Love & Music

 

15.16.17 Aprile

Il circo è di scena a Savignano sul Rubicone, per un evento senza precedenti nella storia del narcolettico paese.

Gli abitanti di questa cittadina immersa nella quiete, deve aver strizzato gli occhi incredula, ricordando quegli abitanti di Bethel che nel 1969, senza nemmeno accorgersene, diedero accoglienza a migliaia di giovani per un concerto che sarebbe poi diventato l'evento simbolo di una generazione: Woodstock.

E nel suo piccolo il Rainbow Circus si ispira al famigerato festival: incavato nelle campagne romagnole, 3 giorni di Peace, Love & Music si sono succeduti senza sosta, incuranti della pioggia incessante.

Tutto e' possibile nel magico ambiente del circo: abili illusionisti della chitarra elettrica, hanno trasportato centinaia di ragazzi dalle sponde del Rubicone alle bianche spiagge californiane sull'onda del surf e del garage rock. Mamma Cri,  eccentrica madrina del festival, camaleontica nel suo cambiare pelle ad ogni esibizione, Andy lee e Dr Lou, presentatori dell'evento, hanno incantato e domato la folla come leoni sedati di rock’n’roll.

Prestigiatori groupier elargiscono doni ai bevitori di Jack Daniels.

E come nei migliori festival, mercatini vintage pullulano di rarita' e memorabilia, gremiti da gente variopinta, di ogni credo musicale ed eta'; ospiti internazionali serpeggiano tra la folla, sorseggiano drink e chiacchierano con fans  e curiosi.

Lo stand della Go Down Records, che ancora una volta si dimostra paladina della miglior musica casereccia e del più genuino spirito rock n roll, fa da base strategica per la miriade di “Freaks”, assetati di vintage e di grandi occasioni.

Una radio, Radio Icaro Rubicone, trasmette in diretta l'evento, alternando concerti con interviste a musicisti e ospiti dell’evento.

Tutti intorno, manovali, baristi, vigilanza e le menti del festival, nato dalla collaborazione tra GoDown Records e Monogawa, (da anni attivissimi nel promuovere la musica internazionale su suolo romagnolo)si preparano ad accogliere gli spettatori in questo incantevole scenario.

 

Venerdì

La serata incomincia timidamente, ma l'atmosfera viene surriscaldata dai Masked Marvels, ideali per aprire le danze grazie al loro look  circense e la loro attitudine scanzonata. Dotati di tromba e tuba sfogano un ragtime violento mischiato con del buon roots blues delle origini. Lo stile retrò fa di questa formazione iperattiva una band originale e godibile, capace, amalgamando sonorità anni 20 e rockabilly, di offrire uno show fresco ed esplosivo.

L’amplificatore del chitarrista degli Stp con l’enorme poster dei Kiss preannuncia già un totale cambio di scena. Formazione milanese, on the road da moltissimo tempo,

la band ha superato 10 anni di onorato servizio e si prepara al lancio del nuovo album Success Through Propaganda, in uscita a ottobre. Thee Stp fondono duttilmente punk, speedrock, glam e hard rock in una miscela di Furious Rock’n’roll suonato ai volumi più alti, ed in grado di scaldare la folla in questo freddo venerdi di aprile.

E’ tutto pronto per la band più attesa della serata, i caserecci,ma non troppo,( Andy è

di origine scozzese)The Hormonauts.

Gli Hormonauts sono un gruppo di culto nel panorama italiano, grazie al genio dei suoi elementi, e all’eccentricità del loro frontman, Andy MacFarlane,celebre in zona grazie anche alla sua appartenenza alla compagnia nomade dei mutoidi. E proprio a questi grandi artisti si deve la particolarità del palco, allestito con delle installazioni di loro produzione, in ferro, rifiuti altri e materiali riciclabili.

La band, impegnata da tempo in un tour internazionale, ha saputo negli anni farsi apprezzare grazie non solo all’abilità tecnica di tutti gli elementi, ma anche alla loro ilarità e ironia, e al loro rockabilly mai scontato, capace di attraversare sonorità punk-rock, rocksteady fino ad approdare al country. La loro ultima fatica “13 Flight Rock”, presentata durante il festival, è un ambizioso progetto di reinterpretazione del repertorio live della band, tanto per “ufficializzare” la grande forza emanata sul palco.

 

 

Sabato

Il secondo giorno si apre con un concerto bizzarro, dallo stile retrò. Perfettamente inseriti nel contesto circense i Maciste sono una banda numerosa, dotata di bombetta e strumenti quali tromba e trombone. Il gruppo ti catapulta direttamente direzione Europa dell’est, grazie alle influenze balcaniche, (stile Goran Bregovic),e in un attimo ti senti parte di un film di Emir Kusturiza. Degna di nota anche la voce del cantante, simile a Tom Waits.Lo stile folk-rock , a tratti “a la turca” della band, viene spiazzato dalle atmosfere più californiane di Lana Satana and Her Organs in Orbit.

Surf strumentale eccentrico, psichedelico, spinto talvolta a sonorità orientaleggianti, la scena si fa intima e sensuale. L’ atmosfera lounge viene spezzata dalla aggressività dell’Hammond, protagonista indiscusso di queste sonorità. Ad accompagnare una sinuosissima Lana, in completino paiettato, Rudy Protrudi,  l’eclettico maritino, e l’ ospite indiscusso del festival con due diversi progetti. l’Hammond di Lana e il basso di Protrudi si incastrano e fondano uno stile accattivante.

Cambio di scena e Arrivano i Diggers, ultima tras-formazione del camaleontico Dome la Muerte.

Pionere del rock’n’roll nostrano,  da decenni su e giù per palchi europei, Dome promuove la musica e l'arte in tutte le sue forme. Perennemente in anticipo rispetto alla scena contemporanea, si e’ destreggiato tra i più svariati generi, dal hardcore al garage-punk al rock di matrice più seventies.

Grazie a validi progetti quali Not Moving, Cheetah Chrome Motherfucker e Hush, Dome la Muerte è considerato oggi da molti (sottoscritta compresa) un maestro, l'eterno “rebel without a cause” della musica italiana.

Dome è l'italiano John Spencer, il nostro Rudy Protrudy - che per i Diggers ha inciso le parti d'armonica su Blue Stranger Dancer e cantanto in Heart Full of Soul-, il nostro Johnny Thunders.

Il rock  abrasivo dei Diggers ci tiene compagnia per un oretta con brani diretti e incisivi che oscillano tra il blues serpeggiante e psichedelico (nella cover rivisitata di Lucifer Sam dei Pink Floyd registrata anche per la compilation “Wild Sound from the Past Dimension, edita GoDown Records), e riff sanguigni e genuini.

Dick Dale, guitar legend americana, è decisamente l'ospite più atteso della 3 giorni. Inventore della musica Surf, amatissimo  da Jimy Hendrix, che a lui dedicò la strepitosa “Third Stone from the Sun”,  Dale è noto ai più per la celebre Misirlou, cavalcata strumentale scelta da Tarantino come colonna sonora di Pulp Fiction, e da quel momento uno dei pezzi più ballati della storia.

Oggi,a  70 anni suonati, e 50 di carriera alle spalle, sale per la prima volta su un palco italiano, accompagnato dal bassista Sam Bolle (The Neanderthals) e dal batterista Brian Head ( Foreigners, Eddie Vedder, Steve Vai).

Nome illustre in casa Fender, da quel giorno che Leo Fender gli affidò una nuova chitarra da collaudare, la Stratocaster, Dale ha votato la sua vita alla ricerca del suono, e a lui si deve l’ invenzione del riverbero e il primo utilizzo del tremolo picking.

Non pago di tale onore, gli viene anche attribuita sperimentazione del primo amplificatore da 100 watt.


Dale, esperto surfista,  ha sempre tentato di riproporre nella sua musica  i suoni e le sensazioni sentite mentre surfava. Così, oltre al riverbero, (tipico del genere), marchio di fabbrica di Dick Dale diventano le note alte in successione veloce.


Come preannunciato, sale sul palco con la sua immancabile Stratocaster. La scaletta è una fusione di pezzi propri e tantissime cover,  estremamente note, simboli della cultura anni 60 a stelle e strisce di cui Dale è degno rappresentante. Si passa dagli Animals di Louie Louie e The House of the Rising Sun, (dove spiccano tra tutti le linee di basso) a Ring of Fire di Johnny Cash. Versatile musicista, si improvvisa batterista in I Want Candy, trombettista, armonicista e bassista.

Una delle particolarità del suo stile è data dalla nazionalità del padre, libanese, che pare aver influenzato molte delle sue composizioni, che sfociano in melodie orientali.

Misirlou è chiaramente il pezzo più atteso. La chiusura del live è dedicata al grande Jimi, con la cover di The Star - Spangled Banner, inno degli Stati Uniti,


eseguita da Hendrix come personale protesta per la violenza delle politiche USA, nel Vietnam e negli scontri sessantottini.


Domenica

La domenica il festival prosegue, nonostante l'intensità dei giorni precedenti, e la pioggia incessante. La giornata inizia scoppiettante con una giovane band romagnola.

Gli Strikeballs, quartetto dedito alle sonorità anni Cinquanta e Sessanta, grazie a un mix di suoni che ondeggia tra il surf e il R'n'b, creano un ponte tra California

e riviera adriatica, a due passi dal festival, facendo bramare il pubblico, coperto di fango, di un clima più estivo. Il cantante si destreggia facilmente tra sonorità swing e,

grazie alla timbrica vocale, riecheggia talvolta i nostri italiani Buscaglione e Bongusto.

Si prosegue con The Sade, trio targato Go Down che vede ora alla chitarra e voce Andrew Pozzy, bassita dei veneti OJM. Il nuovo progetto di Pozzy verte al rock’n’roll meno psichedelico e più elettrico e diretto, senza accantonare definitivamente le influenze stoner, ma volgendo lo sguardo maggiormente verso Hellacopters e Motorhead. Il gruppo ha appena inciso un omonimo demo, non resta che attendere il disco.

The hatchets sono un’altra band affermata nella realtà emiliano-romagnola, grazie anche alla presenza di Marco Turci (Monogawa), garage, rithm’n’blues. La band diverte il pubblico e fa sentire meno la mancanza di Les Bondage e Last Killers.

Cala la notte sul tendone. Il primo gruppo a esibirsi questa sera viene dalla Svizzera

Theo’s Fried Chicken Store  sono una band che ha costruito la propria fama sulla sua capacità di esibirsi in qualunque situazione, dal grande al piccolo spazio, dalla taverna all’open air.

Contrabbasso, batteria, chitarra e voce; il loro sound fonde jive, garage-beat e punk’n‘roll, dando vita a un rock’n’roll energico, di matrice 50-60. La cover di Johnny Cash, Folsom Prison, ne è la conferma.

Uno dei concerti più attesi del festival è quello degli Avvoltoi, band che gode di largo seguito sul territorio.

Storica formazione beat-psichedelica italiana,Gli Avvoltoi hanno recentemente celebrato 25 anni di carriera. Per l’occasione l’uscita di un nuovo

disco, “L’Altro Dio”, e un tour promozionale,dove rivisitano i grandi classici e propongono inediti, ha rispostato l’attenzione sulla band bolognese.

 Nella loro musica l’ispirazione garage-beat incontra il rock psichedelico degli anni

anni sessanta e settanta.

La scelta delle cover (Paint it Black e Lucifer Sam per citarne un paio) interpretate in chiave beat e con testi in italiano, come vuole la tradizione, diventa un mezzo per coinvolgere il pubblico e per rivelare l’intenzione della band di rispolverare la tradizione beat italiana.

Link Protrudy and the Jayman sono la  principale attrazione della serata. Rudy Protrudi, icona fuzz californiana, sale sul palco del festival per la seconda volta, stavolta non più accompagnato dalla sua avvenente consorte, bensì da questa formazione alternativa ai più celebri Fuzztones e attiva dal 1986.

Band  strumentale, i Link Protrudi non sono altro che l'omaggio di Rudy alla sua grande passione per la musica surf delle origini e per l'operato del chitarrista  Link Wray e della sua band (The Raymen), uno dei più influenti sperimentatori delle sonorità fuzzose, a tal punto da istigare l'ondata pshycobilly degli anni ottanta, con The Cramps e Fuzztones tra le più alte cariche.

Il tour intrapreso dai Jayment è l'occasione migliore per conoscere l'operato di questa band decennale, alle prese con la promozione di un Best (uscito per Go Down Records),composto dei migliori brani della band, recuparati e rivalorizzati grazie a una accurata rimasterizzazione.

Domenica sera Il Rainbow Circus chiude i battenti. Audace 3 giorni,

complessivamente ben riuscita, nonostante il maltempo (ma il richiamo a Woodstock, echeggiante nello slogan, “ Three days of Peace, love and Music”, premeva sul  tendone come un  presagio!).

Il circo si rivela uno degli scenario più azzeccati per ospitare un festival. Il carattere assurdo e l’atmosfera felliniana, rendono l’esperienza surreale e goliardica.Quando si spengono le luci su Savignano e cala il sipario sul festival si respira la stessa malinconia di un carnevale giunto al termine.
    


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