BLACK LIPS : L’intervista

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BLACK LIPS : L’intervista di Chiara Fantinato, Barbara Bizzotto e Alberto Ceccon. Con il supporto puntuale di Checco Merdez!

I Black Lips sono ormai giunti al loro quarto album e si dice che insieme ne abbiano fatte di cotte e di crude, nonostante la giovane età. Alcuni di loro sono stati infatti espulsi dalla tristemente famosa Columbine come ragazzi a rischio; c’è chi ha vissuto per un periodo in una specie di comune con altri artisti, ma di sicuro hanno solcato i palchi di tutto il mondo, lasciando comunque a bocca aperta, per non dire scandalizzando, il pubblico con “effervescenti comportamenti teatrali” (vedi India), mantenendo pur sempre, però, l’umiltà e una dimensione molto umana quanto insolita per una rock’n'roll band del loro tiro.

E’ infatti innegabile che i quattro in questione siano indiscussi animali da palcoscenico e che in scena dimostrino chiaramente un culto per il fracasso e il disordine, di netto stampo punk, quanto  un profondo legame con il rock’n'roll old school, miscela esplosiva di forza ed energia.

Certo è che dietro le quinte, birra alla mano, Alexander Cole, cantante della band, è semplicemente un quasi trentenne, amante della buona musica e del divertimento, legato alle sue origini,  apparentemente addirittura un po’ intimidito dai quattro coetanei dinanzi a lui, improvvisatisi giornalisti per l’occasione, ma allo stesso tempo molto disponibile nel rispondere alle nostre questioni a pochi minuti dall’inizio del live, nell’insolito backstage del palazzetto dello Sport di Cittadella, sotto una simpatica e inaspettata pioggerellina.

Per rompere il ghiaccio ci presentiamo e iniziamo la nostra intervista con una classica domanda riguardante le loro fonti di ispirazione musicale e il legame tra il gruppo e la loro città: Atlanta.

Alexander afferma che le loro influenze sono sicuramente racchiuse nel vecchio r’n'r, nel punk americano e in personaggi come Chuck Berry, James Brown, Otis Redding, Ray Charles, nomi che hanno attinto dal panorama gospel e dalla tradizione religiosa, per fonderla a sonorità rock, blues, funk e soul. “Atlanta è una città del Sud degli Stati Uniti” – dice Cole – “dove la religione e la famiglia sono ancora i fondamenti dell’educazione di ogni ragazzino, dove si impara da piccoli, grazie all’esempio del predicatore” – non esattamente come quelli cui siamo abituati qui in Italia- “ad intrattenere e a stare sul palco. Atlanta” – continua Alexander – “è la città di Outcast e di molte altre band attuali dei generi più disparati; è una città conservatrice, che, in quanto tale, attira personaggi bizzarri, dove non c’è molto da fare e avere un gruppo è un modo abbastanza economico per molti di trascorrere il tempo”. Anche la loro collaborazione con la psicadelia acida di Bradford Cox (Deerhunter), a detta di Alexander, nasce in modo “casalingo”, essendo infatti Cole e Cox amici di vecchia data e avendo già suonato in precedenza nello stesso gruppo, hanno voluto semplicemente commemorare i tempi d’oro, solo per il puro piacere di strimpellare una volta ancora assieme.

A giudicare da queste poche questioni , parrebbe quasi di trovarsi dinanzi ad un qualsiasi cantante di un qualsivoglia gruppetto locale, che per farsela passare, si trova il lunedì sera con alcuni amici a provare dei pezzi nel garage sotto casa. Nulla a che vedere con la grinta e la rabbia di quella voce sporca e graffiante, degna di una star, che Alexander dimostra durante la performance.

Ritorna ad essere chiaro il calibro dell’artista che abbiamo davanti quando alla domanda riguardante uno dei loro video “Family Tree”, Alexander cita gli Azionisti viennesi, come corrente ispiratoria dello stile piuttosto sanguinante di tale clip; l’ abbondante uso di corpi ricoperti di sangue riprende infatti i principi del movimento artistico austriaco di matrice Sessantottina, sviluppatosi però nel Ventesimo secolo, che predicava una rivoluzione nelle arti performative con l’uso insistente del corpo, delle sue funzioni, dell’atto sessuale, in modo dissacrante, con la frequente profanazione dei simboli religiosi. Una sorta di tendenza pre-punk che si pensa abbia orientato anche le loro performance on stage, sempre contraddistinte da una notevole dose di eccessi di spettacolarità, messi in scena in particolar modo dal cantante. C’è quindi una conoscenza tutt’altro che dilettantistica dietro a ciò che sembra essere mera provocazione. Lo stesso Black Lips sound, a primo acchito nient’altro che un banale revival r’n'r didascalico, con sbavature e imperfezioni più o meno volute, è in realtà cosparso di accurate ricercatezze sonore, nei ricami acidi della seconda chitarra per esempio, nell’introduzione di una specie di cantautorato folk intervallato da melodie surf pop. Un mix il loro tanto interessante da attirare l’attenzione di Mark Ronson, mitico produttore della Winehouse e di molti altri grandi nomi del mainstream rock e pop, nonché della loro ultima fatica “Arabia Mountain”, con cui, afferma Cole “è stato un onore lavorare e che produrrà anche i loro prossimi album”.

Certo i più malevoli potrebbero dire che ora che la tendenza del rock si è spostata nettamente su sonorità, stili di abbigliamento e persino supporti fonografici  vintage, era ovvio che un gruppo come il loro emergesse e diventasse così appetibile anche per l’industria musicale. La verità è però che i Black Lips se ne fregano. “ A noi piaceva l’idea di incidere in vinile quando abbiamo prodotto il nostro primo album e continueremo a farlo perchè continua a piacerci! Ora fortunatamente anche molti Statunitensi li stanno rivalutando visto che si vendono vinile persino da American Appareal, ma meglio così no?…E poi” – continua Cole – “ in fondo il rock si ricicla sempre e certo noi non siamo puristi della musica, ci piace tutto”. Ecco forse perchè amano definirsi “flower punk”, ci spiega infatti Cole che il termine deriva dal fatto che non si reputavano abbastanza duri per potersi inserire pienamente nel“punk”, ma si sentivano forse più una via di mezzo tra diversi generi. “Poi il termine è stato utilizzato anche da altri gruppi e quindi perchè cambiarlo!”L’ultima risata insieme e poi Alexander ci invita gentilmente a fermarci per il concerto, come se l’idea di andarcene proprio sul più bello ci avesse anche solo sfiorato la mente. Pochi minuti ed ecco che quel ragazzo dall’aria modesta e  tranquilla si trasforma nella rock star le cui gesta sono sulla bocca di tutti e…che lo show abbia inizio!!!!

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Foto Gallery : Black Lips Live @ Palasport Cittadella di Daniele Pensavalle
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