Ben Harper & The Innocent Criminals, Hydrogen Festival

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Ben Harper & The Innocent Criminals
Hydrogen Festival, Piazzola sul Brenta, 17 luglio 2015. – LIVE REPORT

Colpevolmente, ho assistito per la prima volta a un concerto di Bruce Springsteen solamente nel 2009, a Udine. Con Ben Harper, esibitosi venerdì sera a Piazzola sul Brenta nell’ambito dell’Hydrogen Festival, ho provato la stessa sensazione, quella di aver perso, in passato, un sacco di tempo e mancato a molti possibili appuntamenti dal vivo con questo artista. Però, col Boss, arrivavo preparato e già parecchio appassionato, passione che il live ha solo potuto accrescere esponenzialmente. Nel caso di Ben Harper, invece, confesso di essermi approcciato al concerto con una conoscenza lacunosa relativa alla sua produzione musicale, ma mosso dalla sana curiosità di ascoltare dal vivo un musicista che in passato ho ascoltato troppo superficialmente.
Harper sale sul palco accompagnato dal suo gruppo storico, freschi di reunion, gli Innocent Criminals, ovvero Leon Mobley (percussioni), Juan Nelson (basso), Oliver Charles (batteria), Jason Yates (tastiera) e Michael Ward (chitarra), e fin dalle prime canzoni si può intuire quale magica alchimia sia in atto fra Ben e la sua band, un’armonia e un totale coinvolgimento che, guarda caso, è riscontrabile proprio con Springsteen e la sua storica E-Street Band. Ma dicevo, Harper sale sul palco, si siede su una seggiola di vimini, appoggia sulle gambe la sua lap steel guitar e dà il via al concerto con il blues toccante di “Welcome to the cruel world”. Il registro cambia subito, però, e chi si aspettava un live soft, di quelli da stare comodamente seduti (forse gli stessi organizzatori, visto che il parterre è, incomprensibilmente a mio avviso, dedicato largamente alle poltrone numerate), deve presto ricredersi. Imbracciata la chitarra elettrica, accantonata (momentaneamente) la seggiola, Ben & Co. suonano in rapida successione pezzi assolutamente rock, come “Burn to shine”, “Glory & consequence” e  “Steal my kisses”. Sono impressionato dalle capacità tecniche degli Innocent Criminals, e in particolare del batterista Oliver Charles e soprattutto di Juan Nelson, bassista amatissimo dai fans, come dimostrano le frequenti ovazioni ai suoi virtuosismi. “Gente che tecnicamente potrebbe suonare qualsiasi brano o genere”, mi confida Diego, a sua volta musicista, che mi accompagna al concerto col fedelissimo harperiano Samuele. Il live si fa via via sempre più coinvolgente ed emozionante, Harper non parla molto ma è sicuramente in formissima e assolutamente in sintonia non solo col proprio gruppo, ma anche con il pubblico, che d’altra parte lo venera. Una rockstar sì, ma dai tratti e dagli atteggiamenti assolutamente umani, che si presta (durante il concerto) anche a una fotografia con una fan particolarmente determinata.
Pochi fronzoli, scenografia essenziale, la sostanza (tanta e di prima qualità) è assolutamente tutto in questo concerto, che vede l’esecuzione di brani come “Homeless child”, “Ground on down”, “Fight for your mind”, «Brown eyed blue», la celeberrima “Diamonds on the inside”, “Burn one down”, “With my own two hands” e l’acustica “Amen Omen”, in un continuo scivolare da un genere all’altro, dal blues al rock, dal funky al folk, al reggae. In mezzo, Harper presenta i suoi musicisti, o meglio i suoi fratelli, come li definisce, visto che stanno con lui da vent’anni, e annuncia, per la gioia del pubblico, che il nuovo album è pronto. La temperatura, come se non bastasse il caldo torrido della serata, è altissima, grazie all’entusiasmo che il cantante statunitense riesce a infondere nel pubblico, e si fa bollente al momento del bis, con Harper e gli IC che regalano due cavalli di battaglia come “With My Own Two Hands” e “Better Way”, prima di salutare abbracciati e visibilmente soddisfatti il pubblico in visibilio.
Troppo spesso i pregiudizi, in questo caso musicali, condizionano le nostre scelte. Per fortuna, esistono occasioni che ci fanno ricredere, o meglio, che offrono la possibilità di comprendere la reale portata di un artista. Perchè, se qualcuno non conosceva la grandezza di Ben Harper e dei suoi musicisti, dopo aver assistito a un concerto come quello cui ho avuto la fortuna di partecipare, non si può più nascondere.
Ho parlato di due grandi americani come Bruce Springsteen e Ben Harper, e i punti di contatto, fra i due, sono assolutamente molteplici. Ma mi piace finire menzionando un altro statunitense, il poeta James Russell Lowell, cui è attribuita la celebre citazione: “Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione”.

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