BAD BRAINS “Cervelli Pessimi” @ Sherwood

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Sherwood Festival 09.07.10

Se questo articolo potrà sembrarvi provocatorio (un po’ lo è), sappiate che quanto leggerete è frutto della mia delusione al termine del concerto dei Bad Brains. Concerto – ci tengo a precisare – che attendevo spasmodicamente da almeno tre mesi, da quando Antonio mi aveva detto “vedi che quest’estate i Bad Brains suonano a Padova!” e io subito a sgomitare per ottenere un accredito, litigando pure con l’Ilaria (per la prima ed ultima volta mi sa). Chi, come me, è un punk tardivo (io sono tardivo in un bel po’ di cose, giàboia!), ha sempre quel rimpianto opprimente per la musica che avrebbe potuto suonare, i concerti ai quali avrebbe potuto assistere, le tipe alternative che si sarebbe potuto slinguare, non fosse stato così coglione ed infantile a 18 anni- va detto che aver fatto il classico ha aiutato, ma essere me ancora di più. Per questo il tour di reunion di una delle leggende del punk-hardcore americano ti dà quasi l’impressione di poter assaporare almeno qualche briciola di tempo perduto: riff assassini, pogo selvaggio, ritornelli da strillare fino l’anchilosi delle corde vocali (io trentaduenne e quasi padre?! Ma va!). Purtroppo non sono Marty McFly, e quei quattro pessimi cervelli mi hanno ricordato che indietro non si torna. Ovviamente non mi aspettavo che il cantante H.R. Hudson si spalmasse sul palco urlando come l’ho visto sublimemente fare nei filmati d’epoca, ma neanche che ammorbasse il pubblico con un concerto composto per più di metà da barbosissime session reggae! Potrei dire che non ho nulla contro la musica giamaicana, ma non sarebbe vero: in passato ne ho subito il fascino anche se, tirando le somme, trovo che sia roba noiosa, ripetitiva e buona per le pubblicità estive- interessante solo quando viene proposta da stregoni dello studio di registrazione come Lee Perry o da paraculi autori pop come Bob Marley. Tutto questo senza considerare la filosofia da cui nasce è tra le più reazionarie al mondo: omofoba, razzista e sessista ed  il fatto che, per anni, sia stata considerata come musica di sinistra va catalogato come abbaglio terzomondista (le uniche cose che rendono l’uomo più carogna della ricchezza, sono miseria e ignoranza). In ogni caso i Bad Brains, se, da un lato, sono stati maestri del punk, dall’altro hanno sempre proposto un reggae decisamente mediocre- più di un critico pigro ha definito la loro musica come un crossover tra i due generi, quando, in realtà, questa fusione non esiste all’interno degli stessi brani, che sono o hardcore o reggae. Il pubblico, comunque, sembrava d’accordo con il sottoscritto nel ritenere la serata una delusione assoluta e, a parte l’entusiasmo di qualche tardo fricchettone che forse non ha mai ascoltato “Rock for Light”, sono volati fischi e qualche insulto. Meritatissimi tra l’altro, non fosse che per l’atteggiamento tenuto dal frontman: ridicolo con suo foulardino bianco in testa da madonnina addolorata, patetico mentre batteva le manine impalato nello stesso punto per tutto il concerto, fastidioso mentre biascicava con fare svogliato i testi di quei capolavori che rispondono al nome di “Sailin’ on”, “At the Movies” o “Attitude”, quasi volesse sabotarne la resa (missione compiuta!). Forse la considera musica troppo compromessa con la Babilonia occidentale (ma qualcuno gli ricordi che è nato e cresciuto a Washington, mica in Eritrea!) ed è legittimo che loro suonino quel che cavolo gli pare. Parimenti, io sono legittimato a scrivere che il loro concerto è stata una vera m***a e che il pubblico pagante ha anche 22 ragioni in più del sottoscritto per essere arrabbiato.

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