Asolo Free Music Festival 2012

jennifer gentle

jennifer Asolo Free Music Festival 2012

Asolo Free Music Festival 2012
Serata di Venerdì 14 Settembre di Antonio Lo Giudice – Foto di Viola HP

Pete Best, da che mondo è mondo, è sinonimo di sfiga, tanta sfiga e null’altro che sfiga. Insomma, suoni nel tuo complesso, in cui in fondo credi, tanto da accettare il trasferimento da Liverpool ad Amburgo, e, al ritorno in patria, Brian Epstein costringe i tuoi compagni a cacciarti dal gruppo e per sostituirti con chi?! Con un Ringo Star qualunque- quello che, nella migliore delle ipotesi, è passato alla storia come “l’allegro cazzone” dei Fab Four. E, per giunta, stiamo proprio parlando dei Bealtes da “Love me do” in poi! Manco un singolo di successo è riuscito a registrare, il povero Pete… Potete immaginare, pertanto, la tenerezza che mi ha fatto la notizia di questo settantunenne  che si trova a girare l’Europa in un tour commemorativo di un gruppo, il cui successo deve avergli procurato ripetuti e devastanti travasi di bile.

Tuttavia, il programma di venerdì dell’Asolo Free Music Festival non presentava solo colui che fu estromesso dai Beatles prima che diventassero i BEATLES, ma anche: Jennifer Gentle- andrebbe aggiunto un feat. Verdena, vista la presenza del batterista e del cantante (ma nel ruolo di bassista) della banda di Leffe (o Albino? Non rimembro). In realtà, si tratta di spezie di contorno alla portata di deliziosa schizofrenia servita dalla band padovana. Gli acidi anni sessanta sembravano basici posti a confronto con i deliri organizzati dalla mente di Marco Fasolo, tra continui cambi di tempo, vocalizzi da cartone animato e dilatazioni ultradeliche. Vindicatos- la premiata ditta Casale e Dal Col avrebbe fatto meglio a puntare prima su questa loro reincarnazione, piuttosto che allungare inutilmente la reunion dei Frigidaire Tango con una prova discografica quantomeno discutibile. Il rock tirato e cromato dei Vindicators (ma zeppo di cambi di tempo e atmosfera dal gusto progressivo) è estremamente divertente e i nostri tengono il palco con entusiasmo e mestiere. Poi, un gruppo che chiude i concerti con “Louie Louie” merita, a prescindere, imperitura stima.

E ora veniamo a Pete: grazie a Dio non si sputtana proponendo canzoni dei Beatles, ma si limita a presentare una scaletta zeppa dei brani che con gli altri quattro (sì, nel biennio 60-62 erano un quintetto) suonava nei club di Liverpool e Amburgo. Nulla di trascendentale, intendiamoci: si tratta di standard di rock e rhythm ‘n’ blues come “Rock’n'Roll Music”, “Johnny B. Good” o “What I’d Said”, ma suonati con la giusta passione- ed il pubblico di Asolo pare apprezzare. Curioso vedere due batteristi sul palco (“Così non perdono mai il ritmo” commenta Federico, “Così, se Best tira le cuoia suonando, l’altro va avanti” rilancio io), ma, evidentemente, il titolare del progetto non si sente più molto sicuro dei suoi mezzi. In ogni caso, tornato a casa, ho tirato fuori un vinile con le registrazioni del periodo tedesco dei Beatles (assieme a Tony Sheridan). Pete sta in un angolo, con un aria seria, look da Teddy Boy e le bacchette sulle gambe.

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