ARTIC MONKEYS – THE KILLS

Artic Monkeys

ARTIC MONKEYS – THE KILLS
live @ Villafranca (VR) – 16 Luglio 2014

Ancora una volta mi sento di elogiare la perfetta organizzazione e la location del festival di Villafranca in provincia di Verona. Una serata caliente quella cha ha visto ospiti del festival per la prima, delle uniche due date italiane degli Artic Monkeys. La piazza d’armi (o meglio il parco interno) della fortezza lentamente si è riempito fino a saturare ogni spazio disponibile fin sotto le mura. Ragazzi che venivano dalla ex Jugoslavia, dall’Austria e dalla Baviera si sono accalcati cercando di guadagnare fin da subito la pool position per gustarsi da una buona posizione il concerto, incuranti del caldo che gioco forza sarebbe inesorabilmente aumentato durante la performance. Andiamo con ordine. Poco dopo le 8 attaccano, forse con leggero anticipo i The Kills con il compito di riscaldare una platea che è già sulla retta via della cottura. Si vede che hanno una gran voglia di suonare. Lui sembra un clone di Joe Strummer con tanto di cappello militare (stile tour 82) e la somiglianza è pazzesca. Ma solo dal punto di vista visivo purtroppo. Alison Mosshart si rivela una gran gnocca con una buona voce ma sul palco si aggira dal centro alla destra senza concludere gran chè.

La chitarra di Jamie Hince è super effettata e fa onestamente gran colpo producendo dei suoni originali con il primo brano dal ritmo sinuoso e dalle atmosfere cupe. Non li conoscevo molto ma quello che hanno fatto sul palco non mi ha certo invogliato ad approfondire la conoscenza delle loro produzioni musicali. Vorrebbero essere i Velvet Underground del 3000 o cosa? Non c’è la potenza lirica di un Lou Reed né la presenza scenica di uno Joe Strummer qualsiasi (neanche quello dei tempi più bui) e musicalmente in un’ora di show mi hanno lasciato nelle orechie due miseri brani. Pochino; onestamente una gran palla! Concludono con l’ironica ‘There is a monkey on my back’ alludendo a quello che sarebbe successo dopo ovviamente. Niente paura il giovane pubblico ha gradito il riscaldamento ed inizia il pressing per arrivare il più vicino possibile al palco. Passa mezz’ora o poco più e arrivano le star della serata. Delle Scimmie Artiche ho sempre solo sentito parlare bene per cui mi predispongo alla botta energetica che sta per arrivare. Il primo brano ‘Do I wanna know’ è notevole con il suo incedere maestoso e il riff accattivante. I suoni sono stupendi, basso bello tondo in evidenza con una bella punta di distorsione, drumming secco e pulsante, i cori precisi !

Si vede che è una band che sa tenere il palco e catalizzare l’attenzione. Alex Turner il bello e frontman del gruppo sfoggia un look country (alla Johnny Cash, rockabilly way per capirci) si muove sinuoso e magnetico sul palco accalappiando l’attenzione delle ragazze che compongono buona parte del pubblico. Sembra tanto Martin Gore -impressione condivisa con altri- ma non ha lo stesso carisma. La band snocciola i brani spietatamente uno dopo l’altro passando da brani del recente AM a successi degli anni passati. Suonano bene, cantano benissimo, tengono il palco in maniera professionale ma dopo una mezzoretta comincio a dare segni di insofferenza. Mi sembra tutto molto bello e pulito ma di energia rozza e grezza del buon Rock ne arriva poca dalle mie parti. Siamo alle solite. ‘We are only in it for the money’ diceva un grande, tutto ben confezionato ma stringi stringi non rimane un gran chè. Altro che i Franz Ferdinand di un paio di anni fa nella stessa location. Probabilmente qualche loro disco si potrà pure prendere ma gente, c’è così tanta buona musica fatta con la voglia di dire qualcosa al di là delle stringenti regole del mercato. Non hanno il repertorio all’altezza di quei farabutti degli Oasis che ben seppero frullare Beatles, Bolan, e quant’altro da risultare originali, e neppure la carica grezza di una band come i Primal Scream per restare nelle guitar bands. Ok c’è gente felice di andare a mangiare hamburger e patatine, per capirci, ma io non sono di questi. Non credo di essere Julie Burchil che stronca i PIL del primo singolo nel’78, ma se questo è il meglio del rock oggi, viva Iggy, i Damned o i Blur.

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