ARCADE FIRE – Verona

Arcade_F01

ARCADE FIRE
Villafranca di Verona, 24 giugno 2014

“Every time you close you eyes…”
. E’ passato qualche giorno dal concerto degli Arcade Fire a Villafranca di Verona, una delle sole due date della band in Italia, e ancora la magia dell’evento aleggia nei fortunati che hanno potuto assistervi. Premettendo che considero il gruppo canadese come uno dei pochi (se non proprio l’unico) complessi contemporanei che sappiano essere originali e innovativi mantenendo una ottima qualità nella musica prodotta, vi sembrerà di conseguenza ovvio che attendessi con impazienza e curiosità l’occasione per poterli finalmente ascoltare dal vivo. E l’occasione si è manifestata all’annuncio della loro presenza al bellissimo castello scaligero di Villafranca (da marosticense non posso che subirne il fascino, siamo per così dire “gemellati”!), luogo che si presta ottimamente (già negli scorsi anni gli ospiti erano stati molti e prestigiosi, grazie all’ A perfect day festival) per concerti di medie dimensioni.
Fin dall’inizio dell’esibizione si capisce che, oltre che un concerto, sarà una festa. Dalle prime note che introducono “Reflektor”, singolo che dà il titolo all’ultimo album del collettivo di Montreal, scatta la voglia di muoversi, ondeggiare, ballare, saltare, e sarà così per praticamente tutta la durata del live. Sul palco ben dodici musicisti, capitanati da Win Butler e dall’affascinante moglie di origini haitiane Regine Chassagne.

Ma non stiamo parlando di un super gruppo, quanto di uno straordinario complesso di polistrumentisti, che si scambiano spesso strumento e di posto con grande naturalezza e ottimi risultati. Il concerto, in cui all’aspetto musicale viene affiancata una scenografia semplice ma di grande impatto, con filmati, spezzoni di video ufficiali, disegni e animazioni proiettati sul palco, è un continuo alternarsi di canzoni tratte dall’ultimo lavoro (ben otto) e brani degli album precedenti, divenuti dei veri classici, come la potente “Power Out”, “Rebellion (Lies)”, “The suburbs” (…sometimes I can’t believe it, I’m movin’ past the feeling) , la splendida “Ready to start”, “No cars go” e la finale “Wake up”. Un tripudio di colori, luci, suoni e visioni, che identificano al meglio ciò che sono oggi gli Arcade Fire: un ensemble, usando un termine non proprio da musica indie, probabilmente mai così amalgamato e brillante, nel quale spiccano sì le personalità e la leadership di Win e Regine, ma in cui tutti i membri (William Butler, Richard Reed Parry, Tim Kingsbury, Jeremy Gara e Sarah Neufeld) sembrano a proprio agio e necessari, se non indispensabili, alla riuscita del progetto. Va sottolineato, secondo me, come nonostante le lusinghe, le critiche quasi universalmente positive ricevute fino ad oggi, il favore di illustri colleghi come David Bowie, Bono Vox, Chris Martin, gli Arcade abbiano saputo resistere alla frenesia dell’industria musicale, a partire da quella discografica. Quattro album in dieci anni di attività testimoniano la bontà dell’idea di cercare di raggiungere un’alta qualità compositiva e l’onestà artistica di questi canadesi originali ed eclettici. Il rinnovamento, tematico, oltre che stilistico, è una costante della band, che negli anni ha ottenuto risultati sempre migliori.

Arcade F02 250x166 ARCADE FIRE   VeronaDifficile, comunque, descrivere un loro concerto. Proprio perché è un’esperienza da vivere, con la testa, il cuore ma soprattutto fisicamente. L’empatia che si crea tra il gruppo e il pubblico, che nella data di Villafranca era quantificabile in circa novemila persone, è tale che emoziona e coinvolge, senza artifici particolari, ma semplicemente con dell’ottima musica e un atteggiamento da parte dei musicisti appasionato e spontaneo. La partecipazione degli ascoltatori è altrettanto spontanea e viscerale, c’è chi ama di più e conosce meglio i nuovi pezzi (come le magnifiche “Afterlife” o “We exist”), chi si esalta con “Power out”, tratta dal primo album “Funeral” e  chi canta “The suburbs”, resa con un arrangiamento nuovo e delicato. E tutti, poi a salutare, dopo una pioggia di coriandoli al momento di “Here comes the night time”, con il coro sulle note di “Wake up”, canzone divenuta una specie di inno con cui il gruppo è solito terminare i propri concerti. E anche se vorresti sul serio che non finisse mai…”then you will discover that it’s never over “.
Ah, piccolo particolare a rendere perfetta la serata: miracolosamente la pioggia (non di coriandoli, quella vera) ha iniziato a scendere pochi minuti dopo la fine del live, rendendosi intensa una volta raggiunta l’auto. Quando si dice…

 

facebook ARCADE FIRE   Veronatwitter ARCADE FIRE   Veronagoogle ARCADE FIRE   Veronatumblr ARCADE FIRE   Veronaemail ARCADE FIRE   Veronapinterest ARCADE FIRE   Verona