AMOR FOU(r) time

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AMOR FOU(r) time (Exclusive Interview di Viola)

“Nessuno di noi si è mai posto il problema dell’appartenenza di Amor Fou a questa o quell’area. Si sa da dove veniamo e siamo fieri di venire da lì. Ma non ci siamo mai posti limiti o vincoli di appartenenza, e lo considero un elemento di forza di questo progetto.” -Alessandro Raina-

Hanno l’aria di quattro ragazzi parigini degli anni bohème, ma non è solo l’apparenza ad essere intrigante: la raffinatezza dei gesti, la celata sensualità dell’approcio richiamano un po’ l’idea di quei Poètes maudit, tra mistero e malinconia. Il tutto, riattualizzato in chiave contemporanea, nonostante non manchi, e lo dicon loro stessi, una forte componente cantautorale (di chi ha qualcosa da dire, e non teme d’urlarlo… o sussurrarlo). Verrebbero forse alla mente dei paragoni, ma gli Amor Fou hanno quel qualcosa in più che va ricercato nel passato e modernizzato, che li allontana da una facile classificazione. Han capito meglio d’altri forse, che il creare qualcosa di nuovo presuppone una conoscenza del “ieri”, e lo fanno con apparente destrezza lirica e musicale. Sono insieme poesia, critica e suono, e null’altro si puo’ aggiungere, se non abbandonarsi alla loro musica, dimenticandosi i clichè.

Amor Fou: Siete quattro persone che già prima di creare questo progetto avevan le “mani in pasta” in ambito musicale… Com’è nata questa collaborazione?
Gli Amor Fou nascono ufficialmente nel 2007, e inizialmente raggruppano parte del percorso dei La Crus, che in quel momento si stava indirizzando verso la conclusione: per cui nell’organico originario c’erano 3/4 dei La Crus e io alla voce che ero reduce dai Giardini di Mirò. Poi, abbastanza presto, l’organico è cambiato, con l’ingresso di Giuliano Dottori (chitarre), e successivamente di Paolo Perego (basso, chitarre). Questa è la formazione, presumiamo, stabile.

Com’è stato riunirsi per cominciare un nuovo progetto avendo però già un bel bagaglio d’esperienza alle spalle? Non vi spaventavano le etichette e le aspettative di chi già vi conosceva come singoli per i vostri lavori passati?
Arrivare già con un bagaglio d’esperienza musicale nella formazione di un gruppo è stato da un lato motivo d’interesse, dall’altro noi cercavamo un po’ di scostarci dalle nostre esperienze precedenti, perché molto spesso parlando di un gruppo è facile descrivere come “ex ex ex” mentre in realtà pensiamo che questo progetto abbia segnato un punto di partenza, di cambiamento molto forte. Arrivare tutti da esperienze diverse ha i suoi pro e i suoi contro. E’ stato inizialmente difficile, nel senso che il gruppo è nato scrivendo brani che venivano immediatamente incisi, per cui senza un’attività live e il tempo di conoscerci. Successivamente, soprattutto con l’entrata nel gruppo di Giuliano, abbiamo dato una svolta legata al suono, all’attività dal vivo e alla scrittura di canzoni che crescessero grazie anche a delle esecuzioni dal vivo… E crediamo che questo si senta molto anche nell’ultimo disco, che è completamente slegato dall’elettronica.

Da dove deriva la scelta di rintanarsi in studio invece di esporsi da subito al pubblico? Ritenevate più importante inizialmente trovare una vostra dimensione… creare una sintonia?
In realtà è stato un processo dettato un po’ dal fatto che proprio l’esperienza più corposa che aveva dato vita agli Amor Fou, cioè quella di Cesare con i la cruz, ovviamente ha dato una direzione immediatamente molto legata al suo modo di lavorare… Per cui il primo disco è molto figlio di quell’attitudine. Quindi poi dal vivo abbiamo dovuto cercare di adattare quel tipo di suono ad una dimensione che comunque già all’interno del gruppo sentivamo un po’ limitante… E questo è uno dei motivi per cui poi abbiamo cambiato e ci siamo orientati verso una direzione di scrittura, di arrangiamenti molto diversa.

Come vi rapportate alla società, a ciò che vi circonda? E quanto della “quotidianità” del nostro tempo si riflette nella vostra musica?
Questo è un periodo sicuramente molto critico… Sia se circoscriviamo il discorso alla musica, nel senso che banalmente la musica di questo periodo che viene diffusa è in buona parte figlia di una cultura delle cover, dei talent show… Per cui l’idea stessa del cantautore, del musicista che crea il proprio suono è una cosa che moltissimi giovani non conoscono. Ma la stessa cosa vale per chi oggi decide di voler vivere della propria musica; è molto più semplice intraprende un percorso di interprete vocale. E a livello sociale quello che facciamo è quello che hanno fatto tanti altri prima di noi, cioè scrivere delle cose che siano il riflesso di quello che ci succede nella realtà, per cui raccontare delle storie e degli elementi della storia… Non solo personali, ma anche generazionali attraverso le canzoni, e legare il tutto a un concetto di comunicazione che sia coerente… Ed interessante. Senza voler fare un discorso politicizzato, ma allo stesso tempo non accontentandoci di utilizzare la musica in chiave d’intrattenimento.

Avere già lavorato con le parole, ma in un campo diverso, come nel vostro caso il giornalismo (Alessandro Raina ndr.) ha influenzato la stesura dei testi?

Sicuramente sì. Il mi passato, anche di lettore, o più legato alla scrittura… Da un certo lato può essere anche un limite, nel senso che fino ad oggi i nostri testi son stati forse fin troppo… “letterali”. E uno dei percorsi che stiamo affrontando è anche quello di sviluppare una poetica meno forzatamente colta, un pochino più musicale, più immediata, ma senza sacrificare i contenuti. Ci insegnano anche i grandi cantautori che c’è la possibilità di fare delle canzoni che non siano solo dei bei testi.

Vedo che quando si parla del nuovo album spunta tra le varie parole anche il nome “EMI”… Com’è nata questa collaborazione? Com’è essere “sotto” un’etichetta?

In realtà non era prevista l’uscita con la EMI, abbiamo costruito il disco da soli… A dir la verità doveva uscire con la tempesta (etichetta dei tre allegri ragazzi morti ndr.) e poi grazie a delle conoscenze l’etichetta ci ha contattati. Avevano già ascoltato altre nostre produzioni ma non si erano sbilanciati molto… Sull’onda del tour c’è stato un riavvicinamento e poi è arrivata la proposta quando noi avevamo anche già deciso la data di pubblicazione. La dinamica del disco non è cambiata con l’arrivo dell’EMI e non cambierà neanche in futuro… Noi facciamo quello che dobbiamo fare.

Da quel che mi risulta i vostri testi sono prettamente in lingua madre… La scelta deriva dal target a cui vi rivolgete o più semplicemente per esigenza stilistica? Si vedon spesso ahimè gruppi che azzardano l’uso di lingue straniere, ottenendo un risultato pressoché “maccheronico”… Voi le carte in regola per affrontare la musica avvalendovi di un’altra lingua invece le avreste…

Diciamo che il progetto musicalmente è figlio del cantautorato italiano; quindi tutto l’immaginario musicale che ci ha portato alla nascita del gruppo è italianissimo… E appunto parte dai cantautori, arriva al pop italiano… Quello che noi definiamo più “nobile”, da Battisti in poi, e anche l’immaginario culturale è ispirato a tanti elementi della nostra nazione… Dal cinema, dagli anni sessanta, dalla letteratura. Per cui è un progetto che è nato perché sentivamo in qualche modo che in Italia ci fosse il dovere di cercare di raccontare delle cose in musica, pescando da una tradizione seppur lontana nel tempo, ma ri-attualizzandola. Poi la nostra “sfida” è stata quella di prendere una tradizione abbastanza datata e circoscritta ad un certo stile (soprattutto musicale) e calarla in un contesto d’influenze anche ed in particolar modo straniere, esterofile… E contemporanee. Per cui abbinare la scrittura, i contenuti e la lingua italiana alla musicalità di tutti i nostri ascolti contemporanei e non… cercando anche un suono che “non fosse italiano”. Sicuramente la nostra scrittura e il nostro suono si presterebbero a delle liriche in inglese. Questo potrebbe essere uno spunto su cui sviluppare il progetto nel corso del tempo. Ora siamo ancora in pieno sviluppo sia del nostro modo di esprimerci, che della conoscenza del gruppo in Italia… C’è ancora molto terreno da conquistare.

GALLERY ::::::::::::::::::::: Pict by Viola :::::::::::…

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