Amiina: “Maestri ragazzini”

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Amiina: “Maestri ragazzini” di Chiara Fantinato

21,30 circa, Teatro Remondini di Bassano del Grappa, una delle quattro date prescelte per il tour italiano degli Amiina, gruppo di Reykjavik,meglio conosciuto per la collaborazione con i conterranei Sigur Ros,con cui per forza di cose la critica e le malelingue li hanno sempre paragonati,e non in positivo.Si arriva al concerto più che altro per rilassarsi,l’idea è quella di melodie sognanti dai toni acuti e fiabeschi che riescano a lenire le ansie e il nervosismo accumulati, solo come la magia della musica da camera (nord europea) può fare…almeno questo era quello che un orecchio buttato a myspace o vecchie reminescenze di cd precedenti mi permettevano di ricordare.

Ma nell’aria c’è qualcosa di diverso.Entrano gli Amiina. Sono cinque, due ragazzi e tre ragazze,una è ammalata,come spiegheranno poi,per un totale di circa 15 strumenti. L’atmosfera è,come già detto,un po tesa e frizzante, degna di una sala concerti,forse proprio perchè tanti come me sono là nella speranza di rilassarsi un po,ma anche forse perchè si può notare un generale sconcerto di fronte a 5 volti da “ragazzini” che, dopo soli pochi minuti, siamo certi di poter chiamare “maestri”. Non è l’idea di uno di quei programmi per enfants prodige che vorrei rendere con questa descrizione, ma immaginatevi strumenti delle più disparate specie,tipologie e epoche,dal più antico e popolare come la fisarmonica,passando poi al flauto, al banjo (usato solo per il repertorio finale), allo xilofono a vibrazione e non, al meraviglioso suono del violino elettrico e classico,ad una specie di mini arpa,per passare poi ad una sega suonata a mo’di violino, aggiungendo ancora i più moderni batteria e pianola,sfociando infine nel più recente e sofisticato uso del sintetizzatore…Un passaggio di mano continuo da un apparecchio musicale all’altro che mette in luce e interseca armoniosamente la sapienza musicale dei 5, contrassegnata per di più da una naturale e fresca inclinazione verso la ricerca del nuovo e dell’originale, sia nella produzione che nell’accostamento sonoro. Brani in continuo crescendo, voci corali e angeliche che riappacificano gli animi e li proiettano verso una dimensione positiva attraversando le acute e mistiche tonalità della tradizione musicale scandinava, toccando ritmiche quasi rockeggianti, ma con la precisione del professionista.

L’atmosfera cerimoniale dell’inizio suggerita dall’abito scuro di alcuni del gruppo si mescola al colore delle calze di una di loro e alle maniglie variopinte delle “seghe violino”appoggiate in primo piano sul palco.La platea a questo punto si apre in un caloroso applauso ritmico in accompagnamento ad uno degli ultimi pezzi e il  chill out orchestrale e un po austero delle origini si affianca ad un risveglio dei sensi che sfiora per poco l’aggressività.

Alla faccia di chi li considerava solo i protetti dei  Sigur Ros…Magari dovranno ancora crescere e maturare come band, forse è solo adesso che stanno uscendo dall’ombra dei loro beniamini islandesi, ma, credete, i “ragazzini” ci sanno proprio fare. La prova?Il pubblico di Bassano si era svegliato a tal punto che a forza di applausi li ha convinti anche a fare il bis!!!!!…

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