ALTAVOZ DE DIA – Padova

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ALTAVOZ DE DIA @ Sherwood Festival –27 giugno 2009 –  Padova

diTobia Fiorese e Monica Bosaro

Parcheggio a pochi metri dall’entrata. Già dal finestrino abbassato sentivo i bassi provenienti dal parcheggio rimbombare all’interno della mia Fiat. Controllo l’orario e sono appena le 18:20. E penso che mi aspetta una lunga serata. Non c’è molta gente all’entrata e, appena arrivata Monica, entriamo senza sgomitare nell’area concerti. Con tutto quello che ci serve per affrontare questa maratona elettronica: panini al salame nostrano, birrette, macchina fotografica. Siamo eclettici nel nostro essere rigorosamente in nero. Vestiti di nero. Stoniamo quasi con tutti i colori della gente che ci circonda e che a mano a mano che avanzano le ore si manifestano perdendosi in queste tre zone musicali, tre ampi palcoscenici da esplorare. Decidiamo di dedicarci un po’ al relax serale e seduti sulla collinetta mangiucchiamo chiacchierando e ascoltando la dj set di Tini (Desolat Rec. – Munich, DE), la prima dj che individuiamo e a cui prestiamo attenzione. Palco principale e un gruppo esiguo di persone ai suoi piedi. Pensiamo che è un po’ sfigata a suonare alle 19.30 di sera. Ci ricrederemo su di lei solo in seconda, o forse terza, serata, quando la incontreremo nel backstage per un’intervista inaspettata e demenziale allo stesso tempo. Comunque sia, l’aria è ancora molto tranquilla sebbene i bpm riscuotano i corpi e le orecchie. Il bello di Sherwood è proprio questa collinetta del relax, dove puoi sdraiarti e goderti la musica e osservare tutto e tutti. “Il viola va proprio un sacco quest’anno” intoniamo quasi contemporaneamente, constatando che il colore va per la maggiore tra le persone che passano o sostano intorno a noi. Anche l’ombrellone non è immune alla moda dell’estate.

Dopo aver assistito alla prima consumazione umana della serata (alle ore 20.20 gli addetti della Croce Rossa già barellavano fuori dal festival uno “sbarellato”) ci dirigiamo verso il Cinema Stage per assistere al live degli Arm Your Sempler (YoMeets – Venice, ITA). Il live è molto danzereccio e inizia a crearsi un pubblico serio che convinto si dedica al movimento di braccia e gambe.

I ragazzi, volti noti alle altre edizioni della manifestazione presso lo storica sede del Centro Sociale Rivolta di Marghera, esprime il proprio apprezzamento ballando abbracciando le casse, incollando le proprie orecchie alla potenza dei watt sprigionati da quei grandi diffusori di bassi, così facendo anticipando la probabile perdita d’udito che, per gli abituè di eventi simili, prima o poi si farà sentire. L’atmosfera inizia a scaldarsi e i due dj riescono a convincere con un suono potente ed energico. I visual accompagnano l’esibizione che si interrompe proprio quando il buio della notte accompagna sul palco D.I.M. (Boysnoize / Turbo Rec. – Berlin, DE). Il “tedesco” si prepara al set con la sua mini valigetta dalla quale estrae due aggeggi non identificati e un piccolo Macbook.

Inizia il live su note decisamente più techno: il suono aumenta d’intensità e di distorsione, sporcando i movimenti dei corpi dei ragazzi che adesso riempiono il tendone senza però asfissiarsi. Mani in aria e grida di euforia per i reprise con i quali D.I.M. recupera sempre il pubblico, non affaticandolo troppo, ma quasi rispettandolo. Decidiamo di precederlo al backstage per intervistarlo e ci allontaniamo prima della fine del live ripiombando nel festival che decisamente sprigiona ora diversissimi colori e intonazioni. E nel nostro nero entriamo nell’area riservata, in attesa anche di veder arrivare lei. Sul palco a suon di colpi battuti si stanno esibendo 2000 and One (100% Pure / Intacto – Amsterdam, NL) che godono di un folto pubblico che si muove all’unisono alle battute dei suoni…Il pubblico è caldo al punto giusto, anzi, fin troppo. Accorre anche l’ombrellone di prima a sentire.

Tutti sono intrepidi per l’arrivo della regina della serata: Ellen Allien (BPitch Control – Berlin, DE). Fisicamente ed esteticamente impeccabile, i suoi quarant’anni si fanno sentire non nell’apparenza bensì nell’esperienza e nella professionalità con cui, appena scesa dall’auto e arrivata sul palco fa cadere tutti in un incantesimo ipnotico sotto la guida dei suoi dischi in vinile vecchio stile che maneggia con eleganza e decisione.

Fa tuonare il palco dell’Altavoz con il suo suond più maturo e conosciuto, quello di “Berlinette” e “Thrills” e maturo, tralasciando le perle di pura minimal dell’ultimo album (difficilmente ballabili). Ma anche per la regina della serata è fin troppo tardi perché il main stage suoni. Così, come una cenerentola, a mezzanotte dopo solo tre canzoni, viene trasferita in un altro palco, più piccolo e al coperto, nel quale tuttavia i più rinunciano a spostarsi. Così in fretta com’è arrivata, tanto fugacemente se ne va (al Cocoricò), lasciano a Max D. Blas l’arduo compito di continuare a far ballare il pubblico. La cosa viene fatta più che bene visto il nome e l’ottimo sound del dj che l’Altavoz non la vive solo sul palco, ma anche prima e dopo per organizzarlo.

Lasciamo le danze per avventurarci ad intervistare i dei(jei) della serata. Ci addentriamo nel privè per un’intervista tripla a D.I.M. – 2000 and One e Tini, entrambi di origine tedesca, la cui esperienza professionale li fa scontrare su certe cose, ma li unisce in altre. Tini e D.I.M., nati Monaco, vivono ora rispettivamente ad Amburgo e Berlino. 2000 and One sebbene abbia a lungo abitato a Berlino, ora vive ad Amsterdam. Rispetto la capitale tedesca, punto di riferimento per il loro sound e luogo dove sono sempre puntati i riflettori per le nuove tendenze in fatto di musica elettronica, la critica dei tre è che ormai è troppo “fashion style” e ha acquistato un appeal troppo americano. D.I.M. la giudica ipocrita, Tini semplicemente modaiola, mentre 2000 and One fa una riflessione più profonda:

Amo Berlino, ma Berlino è arrogante. Alla fine della giornata, Berlino uccide se stessa perché vuole dare il meglio, ma non riesce. Perché tutto si basa sull’apparenza, nel modo come ti vesti e come appari. E’ paradossale ma ormai la musica è diventata talmente un fatto di moda che conta più come ci si veste per andare a sentire musica che non la musica stessa”.

Queste affermazioni fanno riflettere me e Tobia, perché a quanto pare, visto l’abbigliamento delle facce-da-Altavoz si direbbe che stiamo andando verso la stessa direzione.

2000 and One continua:

Lo sai qual è il futuro, soprattutto nell’estate? Mi dispiace non è l’Italia, nemmeno la Spagna, ma l’Est Europa: Croazia, Romania, Bulgaria. Ho suonato lo scorso mese per la prima volta: FANTASTICO”.

E’ la prima volta che suonate in Italia?

2000 and One: “Noooooo! Ho suonato 40 volte ormai: Milano, Bari, Palermo, Roma, Napoli, Bologna, Lecce, Torino..sempre con Tini”.

E D.I.M. non suona con voi? E’ la prima volta che vi incontrate?

2000 and One: “Noi non ci conosciamo perché lui suona in modo duro, fa “fucked house music” mentre io, credo, di suonare una sexy house music”.

Cosa pensate dell’Altavoz?

2000 and One: “Ho suonato anche la scorsa volta nell’hangar. Questo festival all’aperto è veramente buono. Ho suonato un’ora e cinquanta minuti!”

D.I.M.: “Io ho suonato più di te, haha: ho suonato per due ore!”.

E cosa pensate del pubblico italiano?

D.I.M.: “Sta migliorando In Italia sia lo stile di musica che viene suonato, sia pian piano l’atteggiamento di apertura verso nuovi stili. L’Italia è un paese molto artistico. La prima volta che ho suonato in Italia è stato otto mesi fa, e la gente mi guardava dicendo “ooooooh? che razza di roba fa?”. Il live dopo invece il pubblico si è rivelato molto fluido, come un fiume, quasi fosse un nu-rave. Credo quindi che stia veramente migliorando”.

Cosa ne pensi della gente che ballava al tuo dj set? Secondo noi nel cinestage c’era la gente più “presa” da quest’evento, non credi? Come ti è parso il loro atteggiamento?

D.I.M.: “Si! Stavano proprio attaccati alla cassa, e per tutte le canzoni! E’ stato fantastico. Il mio show più fantastico in Italia è stato a Milano, all’Amnesia. Là è stato come in Belgio due anni fa. Con la gente che pogava, la gente estrema. Quindi, siete solo all’inizio, il popolo italiano sta crescendo. Lo stacco che vedo quando vengo qua è forte rispetto al pubblico tedesco, ma questa differenza si sta lentamente assottigliando”.

Cosa conoscete della musica italiana?

D.I.M: “Crookers, Bloodybedroots, Eiffel 65. Gianna Nannini è molto conosciuta in Germania, ma secondo me è orribile. Eros Ramazzotti pure è orribile, tranne la canzone Aurora”.

Tornando alla musica di Berlino, cosa ne pensate di Ellen Allien?

2000 and One: “Fai questa domanda alle ragazze. Chiedi alle ragazze che ci sono qui stasera cosa ne pensano di Ellen Allien. Secondo me ci sono tanti ragazzi a cui piace la musica, ma poche ragazze che fanno musica. Si possono contare su una mano: Ellen Allien, Monica Kruschov, Ania Schneider. Ma per me la donna numero uno è Ellen Allien”.

Tini, ho visto che quando è arrivata sul palco l’hai abbracciata e le hai detto qualcosa: la reputi un amica o una rivale?

Tini: “Io conosco Ellen e lei conosce me, ma solo di nome. Questa è stata la prima volta che ci incontravamo. Quindi è stato veramente un’emozione, veramente Super”.

Cosa pensate della minimal? Come la spieghereste a chi non capisce e non ama la minimal?

D.I.M: “Hai bisogno di Andy May e allora riesci a ballare per 50 minuti godendo come un pazzo”.

2001 and One: “La scena minimal è attualmente basata sull’house music, nata vent’anni fa. L’house music è da sempre stata un concetto minimal”.

D.I.M.: “Noo!”

2000 and One: “Chiudi la bocca! [detto in italiano, ma con austero accento tedesco] Minimal è solo un hype, che si concentra su degli elementi della musica dance. La minimal nasce in Germania, sai perché? Perché la techno era così grande alla fine degli anni ’90 che hanno deciso di creare il concetto “noi facciamo minimal”. Ma tutti la odiano. La musica minimal non esiste. Quello che esiste è il cuore, l’house music, da cui tutto è partito, e poi electro: tutti concetti minimal . Perché minimal? Per il computer. La musica nasce prendendo origine dalla tutta la musica suonata precedentemente da strumenti musicali, ma è fatta con il computer”.

Tini: “Io amo la sexy music, ho bisogno che la musica riesca a farmi scuotere il culo. Mi piace la minimal se c’è un bravo dj che riesce comunque a coinvolgermi. Perché ho bisogno di vocal, di un suono deep. Io non sono contro la minimal, ma non ne vado matta. E’ stato incredibile vedere come la minimal ha preso piede nelle preferenze musicali di questi anni. La gente ha amato la minimal che si è diffusa tantissimo. Ma ora la stessa gente comincia ad esserne stufa, e a tornare a un sound più vivo e caldo. Mi è successo nello scorso live a Torino il difficile compito di suonare in apertura ad un altro dj. Dovevo riscaldare la gente e non sapevo come fare. Non ho fatto minimal perché secondo me è troppo fredda. Ma non potevo nemmeno partire con qualcosa di pesantissimo. Ho cercato di proporre semplicemente il mio deep style, a soli 190 bpm. Una differenza positiva rispetto agli scorsi live nei quali ho sempre suonato per prima (Torino, Bologna per esempio sono gli ultimi due), qui stasera ho visto la gente che beveva e chiacchierava come al solito, ma che prestava molta attenzione a quello che suonavo, anche se non ho fatto minimal, che è il suono preferito credo dal pubblico italiano”.

Minimal o non minimal, la selezione musicale proposta dall’Altavoz risulta essere sempre varia e per tutti i gusti, capace di coinvolgere chi viene ormai per abitudine (o assuefazione) o chi è trascinato dagli amici alla scoperta di nuovi influssi musicali. C’è chi ballava fino allo sfinimento e chi si limitava ad ascoltare. Sebbene non tutti abbiano forse ascoltato con orecchio critico questi dei(jei) internazionali, almeno è servito per ampliare gli orizzonti musicali e portare una ventata di musica elettronica di qualità che ha saputo trattenere le persone ballare anche sotto la pioggia (i più fortunati riparati sotto l’ombrellone).

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