AFTERHOURS

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AFTERHOURS
Live @ SHERWOOD FESTIVAL 2014

Lo Sherwood Festival non delude e ci regala anche quest’anno grandi artisti nazionali ed internazionali, performance strepitose e momenti indimenticabili, ospitati nella pittoresca cornice dello stadio Euganeo. Non poteva mancare una garanzia della musica rock italiana: gli Afterhours, che si sono esibiti sul palco del festival venerdì 11 Luglio.  Agnelli e soci tornano ad emozionarci con un tour dedicato all’uscita rimasterizzata del loro album “Hai paura del buio?“, la cui riedizione ha prodotto una serie di cover realizzate da vari connazionali (tra cui Ministri e Fuzz Orchestra) dei brani del cd originale, datato 1997.

Dicevano qualche mese fa: “Dopo il riconoscimento di HPDB come miglior disco indipendente degli ultimi 20 anni da parte dei giornalisti e come miglior album indipendente degli ultimi 15 anni da parte del pubblico, abbiamo deciso di fare festa con tutti quelli che questo disco l’hanno amato e continuano ad amarlo e risuonarlo per la prima volta per intero dal vivo, seguendo la scaletta originale, arrangiato così come lo suonavamo nell’anno di uscita“.

Non meno importante è il ritorno di  Xabier Iriondo, di nuovo alle prese con la sei corde, pronto a spettinarci tra virtuosismi e distorsioni. Sono quasi le 22. I più sfegatati aspettano già sotto palco da ore l’entrata in scena dei beniamini. Non potevano mancare i tanti affezionati alla band, i fan storici e le giovani leve; sono accorsi tutti in massa per quello che si preannunciava come un vero e proprio evento da pelle d’oca.

Quando finalmente Manuel, leader e voce, fa il suo ingresso, il pubblico comincia a scatenarsi, e già al quarto pezzo con “male di miele” l’aria è calda, i corpi sudati. Il gruppo non ci abbandonerà prima di mezzanotte, regalando agli spettatori due intensissime ore di live, tra storiche perle della band e forti emozioni. Il suono è più maturo e pulito, ma non mancano i momenti in cui sembra partire il pogo tra la folla. La gente urla, scalpita ad ogni singola nota, conosce tutti i testi e canta a squarciagola.

Sul palco la performance è quella di una band completa, di veri e propri polistrumentisti; non si fanno mancare violini, trombe, tastiere e seconde voci. La band riesce ad infiammare il pubblico in un’altalena di ballate e distorsioni.  Presenti sulla scena italiana da più di dieci anni, gli Afterhours invecchiano ma pare proprio che il loro talento ed il loro carisma invece di affievolirsi sia sempre più forte. Con un paio di rughe e forse qualche capello bianco, ma quand’è ora d’esibirsi l’energia è quella di un adolescente. Se ogni tanto stiamo a lamentarci del declino musicale attuale, di come in Italia sia tutto così degradante, di come le canzoni sembrino non avere più un’anima, dovremmo proprio morderci la lingua di fronte ad una band in grado di tenerci a bocca aperta per quasi due ore. I talenti nazionali non mancano, e se le novità del panorama sono poche, i “vecchi” tengono ancora botta e riescono a regalarci ancora poesie e suoni, vere e proprie emozioni.

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