AC-DC “Rock ‘n roll ain’t noise pollution”

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Si avvicina uno dei live più attesi dell’estate 2010, gli storici AC/DC saranno allo Stadio Friuli di Udine il prossimo 19 maggio. E quale occasione più ghiotta per parlare di uno dei gruppi più importanti della storia dell’hard rock! La storia del gruppo australiano è stata celebrata pochi mesi fa dall’uscita di due biografie, la prima edita da Tsunami, intitolata “Let there be rock” e scritta da Susan Masino. Ma è sulla seconda che ci soffermiamo: intitolata semplicemente “AC/DC” (anche se l’edizione originale riporta l’eloquente sottotitolo “Maximum Rock & Roll”), è un’opera enciclopedica, un tomo di quasi quattrocento pagine, impreziosite da numerose fotografie e dalla discografia del gruppo. Edito da Arcana, il libro è firmato da Murray Engleheart ed Arnaud Durieux, entrambi giornalisti musicali assai vicini alla realtà degli AC/DC. Il gruppo, il cui nome significa “alternative current/direct current”, viene fondato a Sidney nel 1974 su impulso dei fratelli Angus e Malcom Young, di origine scozzese, entrambi chitarristi, ai quali si uniscono il cantante Bon Scott, il batterista Philip Rudd e il bassista Mark Evans. L’anno successivo vede l’incisione da parte del gruppo di ben due album, “High voltage” e “TNT”, che scuotono il panorama musicale australiano con toni che si rifanno chiaramente all’hard rock dei Led Zeppelin; l’enorme successo del gruppo in patria convince la casa discografica Atlantic a puntare su di loro e nei due anni successivi gli AC/DC approdano in Gran Bretagna e negli USA. Nel 1979 arriva il successo mondiale, con l’album “Highway to hell”, che in un certo qual modo mette l’accento su riferimenti “satanici” che resteranno tanto cari al gruppo. Dietro l’angolo però c’è la tragedia, e cioè la morte, causata principalmente da eccesso di alcool, del cantante Bon Scott, vero leader carismatico nella prima parte della carriera del gruppo; un duro colpo per Angus e Malcom, la cui volontà di proseguire però non venne mai meno. Paradossalmente il primo album con Brian Johnson alla voce sarà anche il loro lavoro più famoso, una vera pietra miliare nella storia del rock: “Back in black”, inciso nel 1980, contiene alcuni tra i più celebri brani della band, primo tra tutti “Hells bells”, ma anche la stessa “Back in black” e “Have a drink on me”, dedicata allo scomparso Scott. La storia del gruppo viene raccontata con dovizia di particolari dagli autori del libro, che lasciano veramente poco all’immaginazione… Ma qual è la ricetta del successo di questi dinosauri del rock, sulla cresta dell’onda da trentacinque anni? Diciamo che il motto “fedeli alla linea” può essere accostato benissimo alla filosofia originaria del gruppo: quella di creare una musica che desse sfogo alle proprie pulsioni e che facesse divertire. Ingredienti fondamentali naturalmente la Gibson di Angus, la ritmica di Malcom, la voce e il carisma di Bon prima e Brian poi. E…non sentite in lontananza uno strano rintocco? Sì, sono le campane dell’inferno, si avvicinano. Ancora capaci, a distanza di trent’anni, di trasmettere una carica unica, perché, ricordiamolo: il rock ‘n roll non è inquinamento acustico!

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