A PERFECT DAY FESTIVAL #1,#2,#3

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A PERFECT DAY FESTIVAL 2012

#1 di Luca Latini

Ha preso il via l’A perfect day festival, uno degli ultimi eventi di un’estate molto ricca dal punto di vista musicale. Nella magnifica cornice del Castello Scaligero di Villafranca di Verona suoneranno alcuni dei nomi di punta della scena indie mondiale, gruppi che hanno saputo conquistare anche un  pubblico più vasto di quello che solitamente segue la musica che molti definiscono alternativa, quali The killers, Franz Ferdinand, Sigur Ros come headliner e band molto amate quali Deus, Mogwai, Mark Lanegan come gregari di lusso.

La prima giornata deve fare i conti con un meteo piuttosto sfavorevole e le previsioni di pioggia e freddo non saranno smentite. Il primo gruppo a salire sul palco sono i DZ Deathrays dall’Australia che propongono un punk rock molto intenso e scarno che ricorda i grandi fasti del passato del genere. Il duo è all’esordio sui palchi italiani e sono i meno conosciuti della giornata, ma riescono a farsi apprezzare con la loro ottima musica. Il set non è molto lungo perchè il programma è molto intenso e i continui cambi palco richiedono tempo.

Poco dopo le 18 è il momento dei The Temper Trap, la band australiana si è fatta conoscere e amare in tutto il mondo con i brani Sweet Disposition, Fader e Love Lost. La pioggia non accenna a smettere, ma i cinque musicisti sul palco riescono a creare un clima di festa e di gioia e il pubblico salta, balla, canta e batte le mani senza preoccuparsi degli scrosci e del fango. La voce del cantante Dougy Mandagi è magica e ipnotica e la capacità di alternare toni altissimi ed eterei a tonalità più dure lo rende un artista da ammirare e seguire. Love Lost scatena il pubblico e il castello risuona delle voci delle migliaia di spettatori presenti. Alternano brani dal primo disco e dal secondo che è uscito da pochi mesi. Il cantante si lancia in alcune brevi frasi in italiano e quando arriva il momento di salutare sorride perchè felice dell’atmosfera che ha potuto respirare.

Tocca naturalmente al loro pezzo più famoso il compito di lasciare un ottimo ricordo nei presenti e le prime note di Sweet Disposition galvanizzano i fans, e chiunque all’interno delle mura canta e balla senza potersi fermare, trascinati dalla magia dei ragazzi che arrivano da down under. Durante il cambio di palco noto come le persone sono abbigliate nei modi più disparati coperte da k-way, sacchi dell’immondizia, ponchi mimetici, ma tutti hanno il sorriso ed esprimono una gran voglia di far festa e divertirsi e forse la presenza del fango ormai copioso fa tanto festival hippy. E’ il momento dei Two Door  Cinema Club un gruppo irlandese con alle spalle un unico disco, in attesa del secondo che dovrebbe uscire nei prossimi giorni, ma che ha già conquistato fans in tutto il mondo con il loro sound brit rock e le chitarre dal suono metallico che sembrano fendenti nella notte. Il cantante ricorda molto Tin Tin con il ciuffo di capelli rossicci a ricciolo.

I tre membri fondatori della band si spartiscono la voce/chitarra, la chitarra e il basso. Il chitarrista è il più energico e si dimena sul palco come un forsennato, mentre bassista e cantante sono più composti. La pioggia ha smesso di cadere e il pubblico può godersi il ritmo allegro della band. Cigarettes in the teathre, Undercover Martyn e What you know sono le canzoni più riuscite ed è impossibile stare fermi. Il pubblico applaude, balla e canta e le nuvole ora rendono solo più coreografico il cielo sopra le mura di cinta del castello. Durante il set vengono presentati alcuni nuovi brani, quali Sleep Alone e Sun che viene presentata per la prima volta dal vivo. E’ una delle rare volte in cui i gruppi “spalla” non fanno rimpiangere l’attesa per l’inizio del concerto principale, anche se definire così Temper trap e Two door cinema club è sicuramente eccessivo. Ultimo cambio di palco più laborioso perchè appaiono alcuni elementi scenografici nuovi che appartengono ai Killers.

Il pubblico si scalda e inizia a urlare quando le luci si spengono. I quattro di Las Vegas decidono di partire subito con forza e affidano al nuovo singolo Runaways e alla classica Somebody told me il compito di scaldare il pubblico. Al contrario di quanto si sente nei loro dischi i The Killers sono molto più intensi e aggressivi con il batterista Ronny Vannucci Jr. che è la vera anima e il cuore pulsante del gruppo. Brandon Flowers si muove sul palco ammiccando e sorridendo al pubblico che risponde urlando. Intorno a me decine di ragazze guardano estasiate il giovane cantante e cantano ogni singola parola.

Molti ballano, tutti sono felici e i giochi di luce con i laser tagliano le ombre della sera. Sullo sfondo vengono proiettati alcuni video anche se qualche problema tecnico non fa godere al massimo quello che viene proiettato. Bling viene accolta con entusiasmo dal pubblico e Brandon dimostra di saper usare al meglio la sua voce. Per tutta la prima parte del concerto non si nota nessuna incertezza e sembra sapersi gestire al meglio anche quando tocca tonalità molto alte. Le ultime cinque canzoni del set fanno letteralmente esplodere il Castello ed è impossibile non ballare durante Human o emozionarsi in A dustland fairytales. La vicinanza di Verona e la cornice di mura merlate suggerisce alla band americana di proporre la cover di Romeo and Juliet dei Dire Straits.

Neanche il tempo di smettere di sorridere e cantare ed è il momento di Read my mind e Mr. Brightside, in cui Brandon mostra un po’ di stanchezza e di abbassamento di voce. Il finale spetta a All these things that I’ve done con il video del gruppo vestito da cowboys e l’esplosione di svariati coriandoli sul pubblico. Tempo di rinfrescarsi un attimo e rieccoli sul palco con una graditissima sorpresa, l’esecuzione di Bones, che mancava nella loro setlist da qualche tempo.

C’è ancora tempo per Jenny was a friend of mine e per il gran finale affidato alla epica e stupenda When you were young, durante la quale una cascata di fuochi d’artificio scende sul palco, ma che purtroppo viene un po’ rovinata da un audio decisamente non impeccabile e da alcune distorsioni molto fastidiose che impediscono di ascoltare singolarmente i diversi strumenti e creano invece un unico suono confuso e a tratti fastidioso. Inoltre l’aria fredda di Verona deve aver messo a dura prova le corde vocali di Flowers che in quest’ultimo pezzo mostra alcuni limiti nella gestione delle tonalità. Non mi aspettavo un concerto simile dei The killers e sono rimasto davvero sorpreso e sbalordito. Ottimi musicisti e un frontman capace di ammaliare la folla non solo con la sua bellezza, ma anche con una grande capacità canora.

 

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A PERFECT DAY FESTIVAL #2 di Luca Sartor

Al nostro direttore ho mandato uno sproposito di maledizioni,visto che mi ha praticamente precettato per vedere questo concerto e recensirlo.Quindi molto controvoglia ho assolto il compito (lo so, sembra un assurdo,ma dopo il pacco del Rock in Idrho  a luglio e considerando la qualità dei festival e concerti odierni, la voglia di live era a zero…). Se poi ci mettete che la diretta su radiodue del giorno precedente,con il concerto dei Killers mi aveva veramente turbato in negativo avete una idea del mio umore funereo di approcio alla serata. Sti killers ….li avevo sentiti aprire un paio di anni fà per i PIL ad Azzano X°e li avevo giudicati nefandi: cloni di sottocloni, adesso sento che hanno piazato pure dei singoli in qualche classifica e che la loro label assume Steve Lillywhite e D. Lanois per produrre il nuovo album ma a sentire la loro esibizione -con tanto di cover dei Joy Division in versione pop/soft rock- mi sembra che debbano ancora ben capire da chi debbono copiare o imitare  suoni e composizioni che sanno di un meshup insipido con buona pace degli speaker nazionali che vorrebbero farli passare per dei genietti del momento (in terra cecorum, beati monoculi dicevano).

I Franz Ferdinand, orgogliosi e simpatici scozzesi  (come Josef K o gli Orange Juice della mitica Postcard rec.) appartengono alla categoria delle simpatiche canaglie, la loro musica è un bel concentrato di wave inglese anni fine 70 con un pizzico beatlesiano miscelata sapientemente con l’obbiettivo di farvi muovere indipendentemente da dove siate o cosa stiate facendo e ficcarvi in testa dei motivetti che sanno di indimenticabile. Dirvi che che c’è molto dei Gang of Four o dei primi Talking Heads può illuminare chi pensa sia tutta farina del loro sacco, ma il fatto è che lo sanno fare così bene aggiungendo dei tocchi di suoni originali e moderni che finiscono per risultare straordinari .Sanno da chi prendere e come prendere ma lo fanno così bene da risultare originali e unici in un mondo musicale come quello di oggi dove il marketing pialla tutto in tempi record. Non è male credetemi.Il loro live è travolgente e si balla da subito in una atmosfera di gioia collettiva che ti coinvolge e ti travolge. Impeccabili sul paco hanno snoccilato il meglio del loro repertorio senza pietà, proponendo un rework di I feel love di Moroder che mancava alle cose da sentire in questa vita. Prima parte del live molto più sull’onda del suono britpop dance per poi inserire gradualmente suoni di tastiere ed elettronica con ritmi ancora più dancefloor. C’è pure lo spazio per proporre in anteprima qualcosa dal loro nuovo album ancora in lavorazione.

(Nel set sono stati eseguiti : do you want to? /no you girls? /tell her tonite /walk away /right thoughts /matinee/ scarlet and blue /michael /wticsfiel /take me out /ulysses /40′ /outsiders / jacqueline /trees and animals /fallen /this fire ) Bravi. Bravissimi. La cornice della rocca in cui si svolge il festival è tra le location migliori proposte in Italia a livello di festival e a parte qualche riempitivo il tutto mi sembra ben congeniato per una tre giorni che potrebbe diventare un must a livello europeo per le band proposte (credo fossero quasi tutte date uniche in Italia).

Nella data del 1°settembre si sono ben distinti i Mogwai con il loro suono originale e i The Vaccines. Il concerto dei F.F. si è rivelato un a delle cose migliori viste da una anno a questa parte, decisamente una gradita coferma per questa band  che ha ancora qualcosa da dire. Gurada un pò che mi tocca pure ringraziare Daniele oltre i Franz Ferdinand per la bella serata!!

 

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A PERFECT DAY FESTIVAL #3 di Daniele Pensavalle

CRISTO SI E’ FERMATO A VILLAFRANCA!

Terzo e conclusivo giorno del  “A PERFECT DAY FESTIVAL 2012”. Difficile fare una recensione lucida quando, a quasi 24 ore dalla salita sul palco dei Sigur Rόs, il corpo e la mente sembrano essere rimasti imprigionati dentro le quattro mura del Castello di Villafranca.
Proviamoci lo stesso ed andiamo con ordine. Al mio arrivo ore 18.30 il castello era già per tre quarti pieno, durante gli altri concerti visti lì tutto questo si verificava verso le 20.30. Il sold out era già stato annunciato da tempo, ma molti non hanno rinunciato ad arrivare, seppur sprovvisti di biglietto. La consapevolezza di essere presenti all’evento più importante di questa estate si percepiva chiaramente nei volti delle persone che arrivavano a frotte cercando il posto più adatto per vivere a pieno quest’ultima serata, chi cercando di conquistare spazio per arrivare più vicino al palco, chi serenamente seduto per terra ad aspettare che iniziasse il rito liturgico.
Non posso raccontarvi nulla degli Alt J perché avevano già finito di suonare al mio arrivo. Posso però parlarvi dei Deus che per quanto mi riguarda dovevano suonare dopo Mark Lanegan. Tom Barman e Mauro Pawlowski ormai sono super amati in Italia, il pubblico ha gradito e partecipato all’esibizione cantando soprattutto i vecchi successi della band belga: Instant Street, Roses, E soprattutto Suds & Soda. Il resto della scaletta ha visto brani tratti dall’ultimo e penultimo album. Sul palco sono sempre a loro agio, Tom, sigaretta in bocca, saluta e interagisce spesso con il pubblico. Il loro nuovo sound è molto più elettronico, forse ha perso qualche nota creativa degli esordi, ma si lascia ascoltare piacevolmente.

Tutto scorre liscio e puntuale. Cambio palco ed ecco in scena Mark Lanegan. Dalle nostre parti direbbero “Muso duro e baretta fracà”. Non un saluto, non un sorriso, non un movimento che non fosse il girare la testa da destra a sinistra e da sinistra a destra. Luci di scena fisse blu, rosse, viola. Allegria gente! Ogni tanto qualche smorfia. L’asta del microfono a supporto del corpo statico per più di un ora. La sua esibizione può essere paragonabile al volto della sacra sindone. Ferma, immobile. Trasudava sofferenza, sofferenza vissuta sulla pelle dallo scioglimento degli Screaming Trees, dalla sua battaglia (vinta) contro le droghe pesanti e l’alcol. In questa veste solista Lanegan ha offerto al proprio pubblico l’intero nuovo album “Blues Funeral”: un titolo, un programma. Durante l’esibizione i vari stand delle bibite (5 euro!) e dei panini (5euro!), ma soprattutto del Jack Daniel’s vengono presi d’assalto.

Fuori onda: girovagando all’interno del castello ci imbattiamo in un Luciano Ligabue che decide di affrontare a piedi e attraversare la palude passando in mezzo al pubblico per raggiungere probabilmente l’area backstage, forse non era stato messo al corrente del fango che si era creato a causa delle piogge dei giorni precedenti. Curiosità: ma che ci faceva? Penso fosse lì più per l’esibizione di Lanegan che per i Sigur Rόs.

Altro cambio palco. L’ultimo. L’oscurità ormai ha preso la scena. Sul palco tappeti persiani e gradoni per far posto al quartetto di fiati islandese “Amina” e ai violinisti che accompagnano i Sigur Rόs. Lampadine al tungsteno a luminosità variabile si accendono e creano una suggestiva coreografia. La tensione cresce. Ho la fortuna di poter assistere ai primi tre brani proprio sotto al palco, essendo anche accreditato per le foto. Guardo i volti delle persone estremamente emozionate. Le luci si abbassano e le prime file accendono delle candeline per accompagnare l’entrata in scena di Jόnsi. L’emozione è palpabile. La messa è iniziata! Il rito liturgico prevede in scaletta Heima Vaka, con i pezzi tratti dal loro primo album del 1999 Ágætis byrjun, Ny batterì, Svefn-g-englar o Olsen Olsen.

I brani sono cantanti in hopelandic, la lingua inventata dal cantante e che si basa sulla ripetizione di sillabe a puro scopo musicale. Sæglópur e Hoppìpolla, brani sicuramente più “commerciali”, lasciano aperti “buchi neri emozionali”. Non c’è persona che durante la loro esibizione non partecipi nei più svariati modi: intonando le melodie, danzando, abbracciando la propria partner, rimanendo distesi per terra con gli occhi chiusi, piangendo o facendo bolle di sapone che, nella loro semplicità, assumevano celestiali forme, come se tutta l’essenza di questa notte fosse racchiusa al loro interno.

Tutti  sembravamo far parte di un rito ancestrale, dove l’unico limite forse era quello di non poter fare l’amore sul posto con la persona amata: “scambiamoci un segno di pace”. I Sigur Rόs abbandonano il palco alle 23.45, richiamati dal “finalmente” caldo pubblico. Rientrano per gli ultimi due brani ed il momento meno voluto per tutta la serata arriva: la messa è finita, andate in pace. Amen. Se dovessi per forza muovere una piccola critica alla loro esibizione accennerei al limitato uso della parte visual, sinceramente mi aspettavo qualcosa di più . Penso che tutti i quindicimila partecipanti per giorni, grazie a questa esibizione, si porteranno dietro un’emozione unica che ci renderà più sensibili a tutto quello che ci sta intorno.

Pochi come i Sigur Rόs riescono nell’intento di spaccarci il cuore in due, di lasciarci inermi facendo crollare i nostri muri mentali lasciandoci liberi di viaggiare, di offrirci i codici per aprire le porte della percezione senza alcun uso di sostanze stupefacenti. Soprattutto di farci percepire che l’aria che stavamo respirando e la musica che stavamo ascoltando per un momento ha fatto da legame indissolubile, l’uno accanto all’altro creando un equilibrio magico, che solo la natura nel suo insieme riesce a rispettare e questo forse è il vero messaggio che i Sigur Rόs hanno voluto comunicarci. In un solo istante ci siamo resi conto cosa significhi “essere” ed “esistere” in armonia: “Ogni granello di quella pietra, ogni bagliore minerale di quella montagna, ammantata di notte, formano, da soli, un mondo”.

 

PS: Mi scuso con Nicola al quale ho letteralmente strappato la penna. Questa recensione volevo scriverla IO!

 

PICTURES GALLERY
THE KILLERS di Luca Latini


THE TEMPER TRAP di Luca Latini

TWO DOORS CINEMA CLUB di Luca Latini

THE VACCINES di Daniele Pensavalle

FRANZ FERDINAND di Daniele Pensavalle

DEUS di Daniele Pensavalle

SIGUR ROS di Daniele Pensavalle

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