caparezza

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di Antonio Lo Giudice

Ritrovo Caparezza cinque anni dopo la prima intervista che mi ha rilasciato, con lo stesso cerchietto in testa e la stessa tuta con i funghetti di Supermario Bros. In mezzo ci sono stati due album, uno di ottimo livello (“Le Dimensioni del mio Caos”) e una discreta delusione (“Il Sogno Eretico”- di successo finché si vuole, ma un´evidente risciacquatura di piatti di quanto realizzato fin ora). Ma, soprattutto, c´è stato il successo vero- quello che ti porta ad essere trasmesso dalle radio mainstream e a riempire i palazzetti dello sport.Intendiamoci, non voglio fare alcun discorso da radical chic: Caparezza si merita abbondantemente la notorietà raggiunta. Stiamo parlando di un artista capace di coniugare immediatezza espressiva con una ricerca di fondo assolutamente non banale. Se mai in Italia è esistita una forma di crossover autoctona e originale, quella è un suo marchio di fabbrica. Peccato solo che ciò sia arrivato in maniera definitive con quello che ritengo essere il suo album peggiore- anche se ciò non toglie che i suoi concerti restino tra i più coinvolgenti e divertenti di tutta la scena rock italiana.

S&V: “Dopo aver battuto per anni piccoli locali e festival, sei passato ai palazzetti dello sport. Cos´é cambiato nell´impatto dei tuoi concerti, a parte il maggior pubblico presente?”
Caparezza: “Nell´impatto non é cambiato granché , perché mi comporto davanti a poche persone come davanti a tante. Quando sono sul palco, cerco di comunicare qualcosa e, quindi, cambia poco il numero degli spettatori. Sicuramente, dal punto di vista scenico, l´avere maggior spazio a disposizione mi concede qualcosa in più: la possibilità di interagire con i ledworks, l´utilizzo di oggetti voluminosi sul palco… però la natura dello spettacolo resta sempre la stessa”.

S&V.: “Il singolo Legalize the Premier, nonostante sia una brano estremamente politico e caustico, ha avuto un ottimo successo e una buona copertura anche sulle radio commerciali e, persino, quelle statali. Te lo aspettavi?”
C. “Sinceramente no, infatti non era concepito come un singolo. Il video era stato girato low budget- quasi uno stage video. Poi ha avuto una crescita esponenziale di contatti sulla rete, il che ha portato alcune radio a passarlo. Contrariamente a quanto la gente pensa, all´interno di quello che viene chiamato “music control”, i miei pezzi non sono quasi mai ai vertici delle classifiche.”

S&V.:”Quant’è importante la presenza di un artista di grande successo come te per la valorizzazione di una scena locale come quella pugliese, che tu stai sponsorizzando molto?
C.” Qualsiasi tipo di scena locale soffre di un solo problema, che non é certo la creatività, bensì la visibilità. Ovviamente in tutti gli ambienti ci sono cose più o meno interessanti, , però chi sta all´interno delle scene indipendenti fa fatica ad emergere. A me fa piacere collaborare con gli artisti pugliesi, perché in questo modo riescono ad avere risalto in quanto hanno lavorato con un artista “popolare”. Diciamo che, in minima parte, serve anche questo”.

S&V.: “Una riflessione politica: alla fine la liberazione del paese non è avvenuta attraverso le urne, bensì su pressione dell´UE e dell´economia. Non è desolante?”
C. “Sí, peró é lo specchio della situazione italiana. Non vivendo più un periodo ideologico come alla fine degli anni ´70, adesso siamo in una situazione strana in cui tutti gli italiani mostrano una certa sfiducia verso il potere, il che potrebbe essere il presupposto per la più grande rivoluzione  democratica di sempre- solo che, per qualche motivo, questo non avviene mai!”

S&V.: “Una riflessione sui rischi per un artista di, una volta raggiunto il successo, inserire il pilota automatico e ripetersi. Come si evita il manierismo?”
C. “Io cerco sempre di creare una strada mia. Per molte persone sono quello che canta contro Berlusconi, ma alla fine, nei miei brani, tocco numerosi argomenti. Mi piace molto giocare con la fantasia: mi piace toccare argomenti di varia natura. Il che mi porta ad avere un buon range di azione. Anche musicalmente, nell´ultimo album c´è un pezzo anni ´80  e un pezzo break beat- cose che non avevo mai fatto. Ovviamente il gioco si farà sempre più duro col passare del tempo.”

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